Ragazzo particolarmente vivace

 

I ragazzi di oggi sono particolarmente vivaci, talora, eccessivamente vivaci, come si fa a dar loro una calmatina?

Ecco un problema con il quale devono confrontarsi molti genitori di un figlio esageratamente sveglio, indisciplinato e qualche volta anche aggressivo o violento…

 

I suoi fratelli sono tranquilli, perché lui è così ingestibile?

Molto spesso perché madre natura, questo ragazzo, lo ha fatto così: sveglio, vivace, dinamico, incapace di star quieto un attimo, insofferente verso ogni forma di disciplina, ma anche perché forse gli è mancata la possibilità di socializzare. I bambini vivono nei loro appartamenti e quando devono convivere con altri, reagiscono in forma primordiale, istintiva, aggressiva. Non di rado poi i comportamenti antisociali sono causati dai genitori, che non lasciano loro la possibilità di esprimersi e li plagiano a loro immagine e somiglianza. Inoltre il ragazzo può attraversare un periodo difficile che lo porta a scaricare l’insicurezza con l’aggressività o la contestazione a tutto e a tutti. Spesso l’indisciplina o la vivacità esagerata insorgono quando i bisogni non sono soddisfatti. Ma è poi così importante sapere il perché? Sembra proprio di sì in quanto i comportamenti educativi sono diversi tra un caso e l’altro.

 

Gli atteggiamenti negativi davanti ad una situazione così delicata, quali sono?

Fino a due tre generazioni fa i cattivi erano tenuti a bada con urla, castighi e scapaccioni, ma oggi non si usa più (o no?). Restano però ancora molte azioni negative che spontaneamente sono attuate nel tentativo di risolvere il problema. Una di queste sta nel fatto che sotto sotto i genitori non di rado lasciano passare l’idea secondo cui una certa dose di aggressività è positiva e che bisogna imparare a stare al mondo. L’altra ben praticata è la continua ripetizione del motivetto: Sei un incapace, non sai controllarti, … fino al punto che il soggetto stesso finisce per autoconvincersi che è così e che non c’è nulla da fare.

Molto più pericoloso è infine il ricorso ai sedativi, ai tranquillanti o addirittura agli psicofarmaci; non è certamente il caso delle situazioni sopra descritte che non richiedono interventi medici.

 

Possono, invece, essere attuati comportamenti pedagogicamente validi?

Certo, se abbiamo “preventivamente” pensato che ci sono altre strade e diverse da situazione a situazione.

Il caso di un figlio vivacissimo è quasi la norma. Se non è il primo, sarà il secondo o il terzo, ma prima o poi il “combina guai ci allieta con sua vitalità. E non sembri ironica la frase perché forse il metodo migliore è quello di reagire con simpatia e senza disperazioni. Certo il soggetto ha bisogno di imparare a controllarsi, ad adeguarsi alle norme, a condividerle, ad accettarle e a rispettarle. Può essere allo scopo utile favorire condotte corrette, contemporaneamente cercando di dare pochi ordini e imporre pochi divieti con l’impegno ferreo di farli rispettare, tendendo così all’estinzione dei comportamenti indesiderati.

La famiglia nucleare poi, non abitua alla socializzazione per cui diviene importante aprire la casa, consentendo che ci sia una rete di amicizie anche prima e fuori della scuola.

Inoltre la carenza d’esperienza, dovuta all’iperprotezionismo dei genitori, porta al fatto che i bambini non imparano il controllo della propria emotività e della propria vivacità. È evidente che l’atteggiamento dei genitori deve cambiare lasciandoli uscire, lasciandoli andare a giocare fuori, smettendo di dire che in questo paese non c’è niente. In tutti i paesi c’è comunque un oratorio, grande o piccolo che sia.

È chiaro, infine, che se il ragazzo invece sta attraversando un periodo difficile per malattia, lutto, disagi familiari, il nostro compito è quello di rassicurarlo, fornendo sostegno positivo cioè esperienze di serenità, di letizia, di sicurezza, ben sapendo che ci vorrà del tempo affinché il trauma subìto venga superato, la ferita chiusa, i problemi risolti o riportati nell’ambito della normalità.

Certamente c’è poi il problema dell’autostima, della fiducia in se stessi, dell’ansia di diventare grandi e di realizzare i propri sogni. Forse anche qui dobbiamo esaminarci e chiederci se seminiamo messaggi positivi o negativi, espressioni come: Sei in gamba, sei importante, bravo, sono sicuro che la farai… esistono ancora nel nostro linguaggio educativo?

 

Una nota per i docenti…

Per ultimo, una nota per gli insegnanti. Certamente gli indisciplinati, riescono a rendersi insopportabili, ma solo la pazienza, l’ascolto, la disponibilità sono ingredienti di successo. Costa tanta fatica ma, come tutte le cose che contano, ne vale la pena.