Internet e bambini

 

Internet? Un grande strumento; ma come la mettiamo con i bambini che vi accedono? Sembra quasi che non se ne voglia parlare…

   Abbiamo già proposto le regole della tv e quelle per l’uso del telefonino da parte dei bambini; mi pare urgente parlare anche di Internet. E perché è urgente? Semplicemente per il fatto che oggi “naviga” il 48,2% dei bambini tra i sette e gli undici anni e di questi uno su tre (34,8%) non ha nessun tipo di controllo, ha il computer nella sua camera (46, 6%), si collega alla rete quando gli pare e guarda quello che vuole (VII Rapporto Eurispes). Non solo, temo – anche – che taluni genitori tra quelli che hanno la volontà di stabilire delle regole ammettano la loro incompetenza e non sappiano che fare concretamente. Risulta dunque estremamente necessario – come sempre – riflettere un momento per darci, anche in questo campo, un approccio metaculturale che ci consenta di analizzare quel che pensiamo di internet allo scopo di stabilire quali nostre idee sono dannose e quali sono, sul piano educativo, positive ed utili.

 

Che pensa la mamma od il papà del rapporto internet-bambini?

   Troppo spesso – purtroppo – non “pensano”; sanno che internet è pericoloso per i bambini… ma non affrontano il problema…

Le idee negative in questo caso si manifestano, prevalentemente, sotto forma di ignavia, di rinuncia al ruolo educativo, di atteggiamenti alla Ponzio Pilato; assai dannosi trattandosi di un pericolo che è reale visto il pullulare di siti pornografici e pedo-pornografici, visto che un bambino su quattro è stato infastidito via e-mail o chat, visto che il 20.5% di loro (7-11 anni) ha fatto amicizia con persone (erroneamente ritenute coetanee) conosciute on line. Temo che non ci si renda pienamente conto della terribile gravità del problema: noi sappiamo per certo (Rapporto citato) che circa dieci bambini su cento – cioè il 20,5% dei navigatori bambini – sono realmente (seppur tramite il PC) molestati da qualcuno; sappiamo pure per certo che ci sono addirittura dei nostri figli dai sette agli undici anni che si incontrano con le persone che hanno conosciuto via internet e che alcuni di questi lo fanno da soli (l’8,7% di chi ammette l’incontro) … e non facciamo nulla? Ce ne stiamo tranquilli?

 

Che si può fare allora?

   La prima cosa da fare è: affrontare il problema, non far finta di niente, reagire, non tacere e se necessario indignarsi.

La Chiesa non ha taciuto e non tace, consiglio a tutti la lettura del documento: La Chiesa ed internet (reperibile al sito www.vatican.va) che già nel 2002 diceva: I genitori hanno l’obbligo di guidare e sorvegliare i loro figli mentre lo utilizzano e se questo significa dover imparare di più su internet di quanto non abbiamo fatto fino ad ora, tanto meglio. I genitori dovrebbero accertarsi del fatto che i computer dei loro figli siano provvisti di filtri (…) in modo da proteggerli il più possibile dalla pornografia, dai maniaci sessuali e da altri pericoli. L’utilizzo incontrollato non dovrebbe essere consentito.

Dunque, tre regole preventive positive: 1) i nostri figli non devono utilizzare la rete senza sorveglianza; l’accesso incontrollato è moralmente e pedagogicamente inaccettabile; 2) la giustificazione del genitore che dice: Non so come fare non è lecita, né moralmente, né tecnicamente (esiste il “dovere” di acquisire le competenze necessarie); 3) è obbligo l’installazione di opportuni filtri per la protezione dei minori.

Per ciò che riguarda il primo punto, mi sembra una norma facile da applicare: prima dell’acquisto del computer per il figlio (o prima di concedergli l’uso di quello di casa) si stabilisce la regola che non può essere usato in assenza dei genitori. È opportuno anche che non sia collocato nella cameretta del bambino, ma in una stanza comune in modo che si veda lo schermo; come è opportuno che il cavo che lo collega ad internet sia sotto gestione dei genitori.

Per quanto riguarda il secondo ed il terzo suggerimento è assolutamente indispensabile (e tutt’altro che difficile) installare un filtro appropriato.

 

Ma si può fare? Ogni genitore è in grado di installare un filtro?

Prima dell’acquisto del computer l’acquirente che non ha specifiche competenze dovrebbe concordare con il venditore anche l’installazione del filtro…; comunque per chi ha un minimo di capacità informatiche basilari la cosa è facile. Le possibilità sono diverse e a diverso grado di protezione. Windows ha un ottimo sistema di controllo incorporato, basta attivarlo. Il miglior filtro è indubbiamente davide.it; costa una modica cifra di abbonamento, ma sono sicuramente soldi ben spesi per la protezione dei nostri figli anche per l’elevata qualità dell’assistenza che il sito fornisce.

 

Ci sono nell’ambito della protezione nuove idee?

L’idea nuova sta nel fatto di abbandonare il concetto di protezione come “blocco dei siti che non voglio vedere” (lista nera), per assumere quello della costruzione graduale, ma sicura della lista bianca dei siti cui posso accedere: si chiama “biblioteca di casa” (o walled garden = giardino protetto). Proprio come nella biblioteca di casa metto solo bei libri che noi famiglia abbiamo scelto; proprio come nel mio giardino metto solo fiori e piante bellissimi e profumati… così nel mio computer metto esclusivamente siti puliti, gioiosi, positivi, che io ho scelto e che nessuno mi può imporre. È indubbiamente un’impostazione pedagogia preventiva e positiva che consente di costruire le fonti di informazione dei propri figli, evitando di abbandonarli a navigare, nell’oceano – indubbiamente molto pericoloso – della rete. Tutte le informazioni necessarie si possono trovare sul sito www.ilfiltro.it.

Due considerazioni finali. La prima: il filtro non deve esser “imposto” ma discusso e condiviso, noi però sappiamo che i nostri figli sono molto intelligenti e non rifiutano (anzi hanno bisogno) di apprendere le regole che consentono loro di navigare sicuri prima di avventurarsi oltre le colonne d’Ercole. La seconda: il pericolo che fuori casa un ragazzo possa collegarsi a qualsivoglia sito c’è ed è reale, ma certamente sarà in lui anche la consapevolezza di aver violato una regola familiare, e ciò è importante.

 

E a scuola?

Infine, la scuola: …educare i bambini ad essere selettivi nell’uso dei media è responsabilità dei genitori, della Chiesa e della scuola (…). Nel fare questo i genitori dovrebbero essere incoraggiati e sostenuti dalla scuola… (Messaggio del Papa – 41ª giornata della comunicazione sociale – già nel 2007) che ha specifici programmi di Educazione ai Messaggi-Forme e Media (scuola dell’infanzia); di Educazione all’Immagine (scuola primaria) e di Educazione Artistica (scuola media e superiore); programmi quasi sempre trascurati.