Genitori imparziali?

 

Molti pensano che sia necessario essere assolutamente imparziali nei confronti dei figli. È bene? Bisogna esserlo? Ci sono genitori che fanno delle preferenze?

I genitori tutti, cercano di non fare preferenze, vogliono trattare tutti i figli allo stesso modo, perché “sentono” che è giusto così, per crescere i figli nell’amore fraterno, per evitare beghe, per non sentire più: Questo è mio, lascialo; per dare a tutti il loro amore senza favoritismi…

 

Ma ho sentito di una famiglia che – comprando al figlio maggiore l’attrezzatura per il campo scuola estivo – ha preso tutto doppio per dare le stesse cose anche al minore che frequentava la scuola dell’infanzia… Mi sembra esagerato!

Esagerato e non c’è bisogno di dire il perché; ma anche sbagliato, perché imparzialità non significa uniformità, non vuole affatto dire comprare a tutti le stesse cose, avere con tutti gli stessi comportamenti o rispondere sempre in modo identico. E questo perché? Perché i nostri figli sono diversi uno dall’altro, ognuno è (lo abbiamo detto) unico e irrepetibile, persona distinta dagli altri, personalità in evoluzione sì, ma già differenziata.

Ed è da qui che dobbiamo partire per proporre comportamenti positivi: i nostri bambini non sono uguali, non hanno bisogno di noi “allo stesso modo”, non vogliono essere cresciuti, educati, amati come il fratello o il cugino o la sorellina; hanno bisogni specifici e le nostre risposte debbono essere coerenti con le loro necessità. Trattare i bambini allo stesso modo può produrre l’effetto contrario a quello desiderato. Si finisce per privarli di quello che veramente desiderano.

Invece di cercare assolutamente di essere imparziali la pedagogia positiva suggerisce di palesare a ciascuno quanto sia speciale; quanto sia bello il fatto che è diverso da suo fratello e quanto questa diversità sia arricchente.

 

Va bene, ma quando bisogna scegliere tra un figlio e l’altro?… Che si fa?  Supponiamo che uno solo dei due possa andare a sciare…

Ecco un bel dilemma educativo! In questo caso, infatti, non potranno essere accontentati entrambi, per cui dovranno imparare la difficile ma inevitabile “lezione” che la vita obbliga a “decidere” (dal verbo latino decido = taglio via). Perché così è la vita: è una continua scelta e se si sceglie una cosa non sempre (o quasi mai) si può avere anche l’altra. Non c’è niente di sbagliato nel dire: Può andare uno solo perché già lo zio e la zia hanno i loro due figli in macchina. Questa volta va Angelo, poi toccherà a te. L’anno prossimo si comincerà da te….

 

Ma non ci sono dei genitori che – magari inconsapevolmente – dedicano più attenzioni a un figlio che a un altro?

Capita! Capita in modo vistoso dopo la nascita del secondo figlio: la mamma (ma anche il babbo) è particolarmente “portata” ad accudire, vezzeggiare, coccolare il piccolo e finisce per “dimenticare” il grande. Il quale, se protesterà con frasi del tipo: Prendi sempre in braccio lui, lo vizi quello lì, io sono stufo di giocare da solo…gli vuoi più bene che a me, ha perfettamente ragione. A queste frasi la mamma può tranquillamente rispondere (con le parole, ma anche e soprattutto con il suo comportamento concreto) che vuole bene a tutti e due; un bene che si manifesta in forme diverse: Lui ha bisogno della mamma per allattarlo, per le cure igieniche, per addormentarlo, ecc.; tu hai bisogno della mamma per il cibo, i vestiti, la casa…, la storia che ti racconta ogni sera, per le preghiere e per il bacio della buona notte e del buon giorno, per… ed io voglio bene a te e a lui, un bene diverso perché siete diversi: tu grande oramai, lui piccolino; l’amore che tu vuoi da mamma non è uguale a quello che vuole il tuo fratellino ed io vi amo proprio nel modo che voi desiderate.

Ma dicevamo che il pericolo c’è ed è bene esserne consapevoli, perché coloro che riflettono, lo evitano. E ragionando sui loro interventi educativi nei riguardi del neonato e del più grandicello, scopriranno anche che il piccolo non perde niente, ma acquisisce tutto, non sa lui quali sono le attenzioni che gli “devono” essere prestate per cui è felice comunque; perciò non esagereranno in tali attenzioni e assolutamente manterranno inalterato il rapporto affettivo con il maggiore.

 

E se fosse vero… se una mamma si sentisse più “portata” verso uno dei suoi bimbi rispetto agli altri?

Una mamma ha candidamente ammesso in uno dei nostri incontri: Provo più affetto per il figlio; Franco è un bambino tanto simpatico, allegro e ubbidiente. È molto più facile avere a che fare con lui che con la sorella che fa una lagna per ogni cosa, riesce a essere sempre piagnucolosa e non si accontenta di niente. E questa signora ha meritato i complimenti per la franchezza davvero rara in casi del genere. Forse una maggiore “tendenza affettiva” verso uno dei figli è presente in chiunque e può colpire anche il miglior papà e la mamma più buona, anche se non se ne rendono conto e anche se (quando se ne rendono conto) non lo vogliono ammettere.

Come sempre dobbiamo ragionarne un pochino “preventivamente” e “positivamente”, per capire che “è possibile” (solo Dio è perfetto) e se così è, si può rimediare. Solo essendo consapevoli dei maggiori spontanei sentimenti di attrazione affettiva verso un figlio si riesce a distinguerli dai comportamenti. In questo caso ragioni pedagogiche, di buona educazione per i nostri bambini, prudenza e intelligenza ci consigliano di limitare le emozioni che ci attraggono verso uno di loro. Ciò permetterà alla mamma citata di amare ancora di più la figlia per la quale prova minore affinità, di mostrare attenzione alle sue qualità, ai suoi successi, di esprimere immancabilmente ogni volta il suo apprezzamento per i suoi aspetti positivi; ma anche di partecipare empaticamente ai suoi dubbi, tristezze, difficoltà, semplicemente per aiutarla con amore a vincerle.

 

In conclusione?

Solo rispondendo alle esigenze personali e individuali di ogni figlio si trasmette la comunicazione che si è imparziali, giusti e obiettivi; senza adottare, perché dannosi, atteggiamenti fotocopia.

 

Anche gli insegnanti fanno delle preferenze?

   Sicuramente, ma (quasi sempre) non volute, perché nemmeno loro sono esenti da spontanee simpatie: esserne consapevoli è la via più facile per porvi rimedio.