Botta e risposta (8)

 

Come consuetudine al termine delle vacanze estive rispondo ad alcune domande dei lettori, sempre dicendo loro che le risposte devono essere adattate alla reale situazione, che chi pone il quesito conosce certo meglio di chi risponde:

 

Mio figlio l’ha proprio combinata grossa e l’ho castigato impedendogli di andare a giocare la finale del torneo di calcio (fa il portiere). Da allora non mi parla più. Ho sbagliato?

Le risponderò con una frase che si ricorda facilmente: «Castighi privati e pubbliche lodi». Il che ci spinge positivamente a non implicare compagni di squadra, di classe, di gioco, i fratelli, ecc. nel castigo, perché dobbiamo il massimo rispetto alla “persona” del bambino e tale rispetto richiede la riservatezza quando viene corretto. Cerchi poi la collaborazione dell’alleducatore il quale dovrebbe chiaramente dire ai suoi allievi che non basta essere bravi calciatori occorre anche essere bravi nella vita, perché chi fuori dal campo si comporta male… sta in panchina.

 

Doveva tornare alle sei e mezzo, è tornato con un’ora di ritardo! L’ho castigato subito…

Tra la violazione e la punizione è bene frapporre l’assunzione di impegno. Mi spiego: se lei avesse lascito parlare suo figlio può anche darsi che le avrebbe detto: «Scusami mamma. Ho sbagliato, non succederà più!». In questo caso il castigo non serve. Solo la violazione dell’impegno assunto dà accesso al castigo.

 

Il mio nipotino (un anno e due mesi) fa già i capricci: sta in ginocchio in terra si tira su e strilla perché non gli ho permesso di toccare una certa cosa o non gliene ho data una cert’altra. Che fare?

I capricci devono essere improduttivi”. Questa è la frase importante che dobbiamo ben conoscere e ben applicare. Che i bambini li facciano è normale; ma se non la vincono un poco alla volta smettono; se invece coi capricci ottengono ciò che vogliono, imparano che così si può avere o non solo ripetono il comportamento, non solo lo applicano ad altre situazioni, ma anche lo intensificano.

 

Quando esco con il passeggino, la mia piccolina (un anno e mezzo circa) non vuole tenere il cappellino, anche quando il sole scotta…

Stabilisca questa regola: «Il passeggino non va se non hai il cappellino», dica proprio così alla sua bimba (capisce!, capisce!) e la applichi (anche l’inverno quando il cappellino serve per proteggersi dal freddo).

 

Anna, la mia bambina si sta preparando a ricevere la Prima Comunione. Negli incontri riservati ai genitori, molti avevano espresso delle perplessità circa il fatto che i bambini ancora piccoli possano comprendere questo Sacramento; animatori dei genitori e catechisti si dimostrano invece molto ottimisti, come sarà?

La presenza di Gesù vivo e reale nell’eucarestia dà sicurezza. I bambini trovano in Gesù Eucarestia un amico che è con loro, che li accompagna costantemente che li ama e li accoglie e… li perdona sempre! Per cui non è difficile per loro “capire”.

Semmai corrono il rischio che noi adulti, con i nostri ragionamenti e i nostri comportamenti concreti insinuiamo in loro il dubbio circa la reale presenza di Cristo nell’Ostia consacrata e in noi dopo la comunione. Ancora una volta occorre non agire sui bambini, ma su noi genitori.