Sano controllo

 

Il controllo dei genitori sui figli per avere una conoscenza piena delle loro attività, dei luoghi e delle persone che frequentano è un’esigenza indubbiamente legittima se non vogliono venir meno al loro compito educativo. Ma come esercitare questo “diritto-dovere”? Argomento più che attuale, considerato lo stato di ansietà sempre più diffuso che molti di loro vivono quando si sentono impotenti a proteggerli, ad aiutarli, a seguirli soprattutto quando i figli sono fuori casa. Ecco, quindi, mamme e papà che si improvvisano detective, spiandoli, intercettando le loro telefonate, sbirciando le mail e i messaggini, leggendo il diario, intrufolandosi in facebook, ecc. Però… a) si sentono un po’ in colpa perché lo devono fare di nascosto (se infatti lo dichiarassero i comportamenti dei controllati cambierebbero senza alcun dubbio); b) hanno qualche timore perché intuiscono che se venissero scoperti perderebbero la fiducia di cui godono. Dunque: se farlo di nascosto non pare una bella cosa e farlo palesemente è inefficace, occorre trovare altre soluzioni…

Allora, come sempre, un po’ di pedagogia negativa:

– non è certo una soluzione lavarsene le mani e lasciar fare ai figli quello che vogliono senza nessuna sorveglianza, perché non sarebbero affatto liberi, ma abbandonati e l’abbandono è premessa di disagio, devianze, difficoltà, ecc.;

– abbiamo poi già detto nel precedente articolo, che farsi amico del figlio/a non è pedagogicamente positivo, ma non dà risultati nemmeno la sollecitazione continua e pressante attraverso domande dirette o (peggio) indirette e sibilline e neanche l’interrogatorio di amici e conoscenti, per cercare di carpire le informazioni che desideriamo acquisire;

– così come non servono, almeno nel lungo periodo, le restrizioni che vengono imposte dai genitori (ad es. il divieto di lasciare il paese, di andare con il motorino, di prendere il bus, di uscire con quella compagnia, di andare in quel tal bar o locale, ecc.).

E ora alcune soluzioni positive.

La prima è la “rilevazione preventiva” stabilendo la regola di famiglia che: “In questa casa tutti sanno dove sono tutti”, con il corollario che: “Tutti prima di uscire dicono dove vanno, con chi vanno e a che ora tornano”. Stabilita la regola il genitore autorevole può aggiungere che non mancherà di verificare. In questo caso, l’azione di “sano controllo” è una buona azione; non è violazione della privacy o della personalità perché ampiamente annunciata; non dimostra scarsa fiducia essendo un diritto-dovere del genitore. La seconda è indubbiamente la tanto ripetuta “posizione di ascolto”. Se noi siamo disponibili, se teniamo aperto il canale di comunicazione, se la tivù è spenta durante i pasti principali, i nostri figli parleranno e ci diranno quello che è importante affinché possiamo aiutarli. La terza è l’abitudine a “una buona comunicazione tra genitori e figli”, un dialogo che parte dall’accettare ciò che dicono (anche quando provocano) e continua dimostrandoci molto interessati, esprimendo giudizi positivi sul loro dire per approfondire la conoscenza di quel che fanno.

Concludendo, un figlio vessato dai divieti, spiato, sottoposto a stressanti interrogatori (e quindi costretto a mentire, con relative tragedie se viene scoperto), quel figlio non riusciremo a “proteggerlo”. Un figlio, invece, che porta idealmente con sé – anche quando è lontano – la sua famiglia; che ha la fortuna di avere genitori che non lo interrogano, ma lo ascoltano; che può dire la sua anche se papà e mamma non sono d’accordo, questo stabilisce un livello di comunicazione con tutti i componenti della famiglia caratterizzato da solidarietà, empatia, fiducia rendendo così superflui i controlli data la prova provata che nessuno in famiglia ha motivo per dire una cosa piuttosto che un’altra.