Un animale per amico

 

Prima o poi la richiesta arriva, il nostro bambino vuole un animale da tenere in casa… la pedagogia preventiva positiva ci ha insegnato che bisogna parlarne “prima”, vogliamo parlarne?

Sì la richiesta arriva ed è bene, perché vuol dire che il nostro bambino vuole interessarsi a un’altra creatura; perché i pet (piccoli animali) fanno compagnia, sono teneri, dolci, piacciono. Un animale consente di imparare la responsabilità, di sperimentarla, di viverla. Certo i genitori devono accompagnare il figlio nell’accudimento del cucciolo, altrimenti non imparerà neppure il valore dell’animale credendo di poterne disporre come vuole, giocarci per un periodo per poi trascurarlo.

 

Ma è una richiesta che va accolta?

Nei limiti del possibile, sì (nei limiti del possibile vuol dire che se il tempo che si può dedicare all’animale è adeguato si prende un cane, se ce n’è poco un gatto o un criceto, se non ce n’è, non si prende niente). Va assecondata perché:

– avere un animaletto è per il bambino possedere qualcosa di suo, qualcuno che gli vuole bene (anche quando è triste o è stato cattivo o ho preso un brutto voto a scuola);

– permette di relazionarsi con una creatura vivente, con qualcuno che dipende da lui, che ha bisogno di lui (chi ha “bisogno” del bambino? Chi necessita delle sue cure? Chi dipende da lui? Chiediamocelo. Ebbene per la prima volta nella sua vita il bimbo che ha un animale… si sente importante per qualcuno, anzi indispensabile).

 

Atteggiamenti negativi di fronte a questa richiesta?

Sono molti, eccone alcuni:

– raccontare frottole per evitare di rispondere sì o no,

– sostituirsi al figlio nell’accudire l’animale,

– esagerare nelle giuste cure: cibi costosissimi, addirittura abbigliamenti di lusso, sprechi per cure sanitarie esagerate.

 

Vediamo ora gli interventi positivi?

   Eccoli:

– Non cedere alle insistenze dei figli se non si è sicuri della decisione; infatti l’animale è un compagno che ha bisogno di attenzione tutti i giorni, vacanze comprese;

– tener presente che l’età opportuna per possederlo non arriva prima dei sei anni (durante il periodo dell’infanzia l’animale in casa è vissuto come un giocattolo che non ha esigenze particolari);

– scegliere bene (no tartarughine, no pesciolini se non in ben attrezzati acquari, no animali esotici o rettili, ecc.); cominciamo con un animale meno dipendente del cane (criceto-cavia-gattino) poi si può passare a cuccioli più impegnativi;

– parlarne prima e chiedere precisi impegni circa le cure dovute ricordando che: Lui ti vuole bene, si fida di te; non puoi tradirlo dopo che l’hai accolto!

 

Che cos’è la pet-therapy di cui talvolta si parla?

Questa locuzione si vuol dire “Terapia con gli animali” (il termine è stato usato per la prima volta nel 1953 dal neuropsichiatra americano Boris Levinson che aveva notato l’interazione positiva nata tra il suo cane e un bambino totalmente chiuso in sé). Non è il caso si scomodarla per adottare un cucciolo perché la terapia è la cura delle malattie e dunque si utilizza per le persone malate.

 

Ma come si fa a sapere se il nostro bambino è maturo per accogliere, accudire e amare un animale?

Possiamo cominciare con la visita in casa di un amico che ha un gatto o un cane per vedere quanto nostro figlio si avvicina agli animali o possiamo passare dal canile per valutare se si informa circa le cure di cui abbisognano gli ospiti, di quanto e quando nutrirli, pulirli, ecc. Se vediamo un autentico interesse… è pronto per accogliere un cucciolo.

 

Non soffrono gli animali che abbiamo in casa?

Non soffrono se sono trattati secondo le loro esigenze, che ovviamente variano a seconda della specie. Certo un uccellino in gabbia, pur nato in cattività soffre la solitudine; è bene che sia almeno in coppia ed è indispensabile che sia in una gabbia molto grande in modo da consentirgli brevi voli. Un pesciolino rosso nella classica boccia di vetro soffoca, soffre di capogiri e talvolta impazzisce; abbisogna quindi di un buon acquario ben tenuto e ben attrezzato (che certo costa una cifra elevata, ma solo così starà bene). La tartarughina all’inizio misura pochi centimetri, ma poi diventa grande e si finisce per abbandonarla nel laghetto del parco, ciò mette a repentaglio la sua vita perché non è abituata a procurarsi da sola il cibo e devasta l’ecosistema; infatti, per vivere, mangia tutto il cibo disponibile sottraendolo agli altri abitanti dello stagno. Il furetto ha bisogno di molte attenzioni e di altrettante coccole, non può restare solo tutto il giorno, non è un animale da gabbia e va richiuso solo per brevi periodi. Il criceto invece, è un animale solitario e va tenuto da solo; in coppia quello dominante uccide, quasi sempre, l’altro. Il cane sta benone con noi, ovviamente con le dovute cure; ci sono cani che pur vivendo in famiglia vivono “da cani”, hanno cibo e acqua, però manca loro un elemento fondamentale anche per noi umani cioè l’amore.

 

Quale cane scegliere?

Per l’adozione di un cane è preferibile sceglierne uno non di razza e da un canile per svariate ragioni. Il bastardino è più longevo e più intelligente e sicuramente non alimenta l’importazione di cuccioli (esiste un fiorentissimo mercato di cani provenienti dall’estero, non vaccinati, sottratti alla madre prima dei necessari sessanta giorni, con documenti e microchip italiani, ma falsi).

Al canile spesso si trovano cani già adulti, ma se si vuole proprio un cucciolo (tenendo presente che è più impegnativo!) lo si può prenotare e l’attesa giova alla preparazione delle cure di cui ha bisogno.

 

Ci sono ancora casi di abbandono di animali, magari per strada?

   Purtroppo sì, in Italia ogni anno vengono abbandonati 150 mila animali domestici, una crudeltà imperdonabile oltre che un reato punibile con la reclusione da 3 a 18 mesi (L. 189/04). Mi pare un comportamento indegno di un “uomo” e profondamente lesivo della sua dignità. Veramente consiglio a chi per un breve periodo dovesse allontanarsi da casa si affidare il suo cucciolo a un servizio di pet-setting: con cifre accessibili avrà una persona che lo cura con competenza e professionalità.