Sport e valori educativi (a)

 

Attività sportiva, c’è una ragione particolare per parlarne dal punto di vista dell’educazione?

La ragione per cui è necessario parlarne è data dal fatto che i nostri ragazzi praticano poco lo sport, tendono sempre più a una vita sedentaria e in maggioranza ormai, sono sovrappeso; ma anche dall’importanza preventiva dello sport rispetto ai problemi anche psichici che sempre possono presentarsi nelle fasi critiche della crescita.

 

Quali sono a tal proposito le posizioni da rivedere?

Forse il primo ostacolo a una larga partecipazione dei giovani allo sport sono proprio i genitori. Anche nell’affidamento all’allenatore, o meglio all’alleducatore (così si chiamano opportunamente gli educatori sportivi del CSI) entra in scena la nostra ansia; lo abbiamo detto per i docenti e lo diciamo ora: “siamo preoccupati, non lo vogliamo lasciare andare, perché nostro figlio è un bene grandissimo, perché nessuno lo sa educare come noi, perché potrebbe fare cattive amicizie o apprendere comportamenti scorretti”.

In secondo luogo vorrei porre la pigrizia dei figli che sempre più scelgono di non impegnarsi, di stare in casa a guardare la tv o a giocare alla Play station; ma aggiungendo subito la nostra pigrizia perché le attività sportive del figlio richiedono un certo impegno di accompagnamento, di cura dell’abbigliamento e degli strumenti necessari.

Infine anche l’idea che lo sport sia antagonista all’attività scolastica è ben presente, infatti, i giovani lavoratori fanno più sport dei loro coetanei studenti. Ho visto più volte genitori castigare il figlio per deludenti risultati scolatici impedendogli di partecipare all’allenamento o alla partita cui teneva tanto. Occorre in questo caso, invece, una stretta alleanza con l’alleducatore che metta bene in chiaro con i suoi allievi l’importanza della volontà di far bene nella scuola e nella vita per essere veri sportivi; giungendo a precisare che scadenti risultati a scuola (o comportamenti scorretti in società) porteranno conseguenze disciplinari anche in palestra o sul campo. Mi spiego per essere ben capito, d’accordo con la famiglia il mister può lasciare in panchina quel suo calciatore che non sia dignitosamente impegnato a scuola, a casa, all’oratorio, in strada, ecc. (vedi anche il cap. X: Botta e risposta).

Un’ultima affermazione negativa, ed è una bugia imperante che abbiamo già evidenziato (vedi cap. VIII: Ragazzo particolarmente vivace), sento spesso dire: Nel mio paese/quartiere non c’è niente!  La qual cosa non è mai vera… basta allargare lo sguardo per vedere che iniziative sportive ce ne sono moltissime dappertutto; ma se fosse vera, tocca a me – ora, qui e subito – impegnarmi con gli altri genitori, con la scuola, con i catechisti e la parrocchia per rimediarvi.

 

Passiamo agli aspetti positivi? Oltre ai benefici fisici cui hai già accennato quali risultati si possono acquisire sul piano della formazione della personalità?

Aspetti positivi? Eccoli: 1) Lo sport è un gioco con rigide regole e queste sono uguali per tutti, pertanto insegna democrazia e rispetto delle norme; 2) nello sport c’è un arbitro il cui giudizio è inappellabile, pertanto insegna a ubbidire e ad accettare le decisioni – anche quelle non condivise, anche quelle sbagliate! – di chi abbiamo scelto come giudice; 3) ci sono sport individuali e sport collettivi, nei primi occorre migliorare il risultato personale, dunque si impara a misurarsi con se stessi; nei secondi, che hanno una componente importante nei rapporti interpersonali, i giocatori di una squadra si sentono parte di una piccola comunità solidale che ha uno scopo comune, dunque si fa tirocinio a lavorare insieme per un obiettivo condiviso.

In conclusione fare sport è una scelta tre volte positiva, perché fa crescere sani, perché si hanno maggiori occasioni di godere della presenza di amici e di farsene di nuovi, tenendosi al tempo stesso lontano da relazioni pericolose e non sorvegliate. Non dimentichiamolo, infatti, che sui campi sportivi si possono certo trovare dei pericoli, ma lì ci siamo noi, ci sono bravi allenatori, e perciò le relazioni che si instaurano non sono abbandonate al branco, diversamente da quanto avviene nei luoghi mondani di ritrovo, nei bar, nelle sale-gioco e nelle discoteche.

 

È un po’ che mi trattengo, ma non posso non fare questa domanda: ma è più importante partecipare o vincere?

    Con una battuta direi che è più importante perdere: facciamo tanta fatica a insegnare ai nostri pargoli ad accettare le delusioni grandi e piccole della vita che qualche bella sconfitta è veramente salutare. Lo sport insegna a perdere con dignità, ma anche a vincere con altrettanta dignità; anche perché nello sport, come nei giochi, c’è il successo o la sconfitta, ma né l’uno né l’altra sono stabili e perenni; lo sono fino alla prossima partita, al prossimo torneo, alla prossima gara, al prossimo campionato. Anche la vittoria o la disfatta più clamorosa non sono definitive, ci sarà sempre la rivincita prima o poi e ciò ci tiene in una costante tensione a fare sempre meglio. Educativamente parlando questa “tensione” è più importante che vincere. È facile così imparare che non si può ottenere niente dallo sport e dalla vita se non si suda, se non ce la mettiamo tutta, se non ricominciamo mille volte da capo.

 

Ma il grande peso che viene dato oggi ai successi dei campioni super pagati, non è di cattivo esempio ai nostri giovani?

Lo è, pertanto è bene fuggire, come il fumo negli occhi, tutte quelle società che promettono e danno compensi in denaro (o in altri beni) per le vittorie conseguite. Inoltre è altrettanto bene impegnarsi, anche come tifosi, per uno sport pulito, quantomeno facendo mancare la nostra partecipazione a quei settori che limpidi non sono.

 

Si fa sport a scuola?

A scuola mancano sia il tempo, che le risorse, che la volontà. Occorre anche lì rilanciare in positivo, ovvero offrire occasioni per fare attività entusiasmanti e sane. Un risveglio delle attività sportive nelle scuole sarebbe certo auspicabile ed è veramente deludente vedere le strutture sportive delle scuole utilizzate solo al mattino.