Mercoledì 12 Dicembre 2018 00:06

La gita scolastica

Siamo in aprile e comincia il “classico” periodo delle gite scolastiche

Musei - Gite scolastiche o Viaggi di Istruzione con visite a mostre d’arte. Che ne pensano i ragazzi 

   Siamo in aprile e comincia il “classico” periodo delle gite scolastiche o meglio - come le chiamano i “professori” - delle Visite Guidate (o Viaggi di Istruzione). Sempre, in queste occasioni, c’è la visita a musei, mostre, monumenti, santuari o la partecipazione a proposte teatrali, cinematografiche  e quant’altro… ma i nostri ragazzi che cosa ne pensano?

Proprio la settimana scorsa le maestre di una scuola mi mostravano il tema di un alunno di V elementare che, parlando della sua esperienza a Torino (Sindone, S. Maria Ausiliatrice, Museo Egizio, Mole Antonelliana e Museo del Cinema) ha scritto, queste testuali parole: «La cosa più interessante (del Museo Egizio) è stata la scritta EXIT». Per il resto nulla… molte parole invece sul viaggio in pullman con i compagni, il pranzo all’autogrill, la vita di una giornata insieme, ecc. Ricordo anche un fatto accaduto parecchi anni fa: un alunno, visitatore di un museo, ha bucato, con la matita, un celebre quadro: «Ha fatto bene!» è il commento della ragazzina (III media) che guarda il telegiornale con mamma e papà. Si potrebbero citare molti altri episodi analoghi… ma è più semplice che ognuno di noi ricordi le sue esperienze come studente delle scuole medie e superiori... Mi pare che a questo punto sorgano spontanee due domande, la prima: «Dove abbiamo sbagliato?» e la seconda  «Che possiamo fare?».

    Abbiamo sbagliato come genitori, perché non ci è mai capitato di tornare da un’esperienza di “accesso all’arte” (concerto, teatro, cinema, pittura, scultura, architettura, ecc.) talmente carichi di entusiasmo e soddisfazione da parlarne a lungo, da desiderare di ripeterla presto, da suscitare interesse e curiosità nella figlia; tanto interesse... da farle dire: «Vengo anche io!». E’ questo che possiamo fare: “la prima visita ad una pinacoteca, avviene con papà e mamma preparati,  gioiosi, felici, magari in grado di fare da cicerone alla loro ragazzina; magari con una guida che ha scelto di accompagnare le famiglie. Questa visita sicuramente non produrrà buchi nelle preziose tele, non auspicherà la scritta exit, ma sarà il primo approccio alla soave soddisfazione di "gustare" l’arte... e tutto questo semplicemente perché i nostri figli si fidano di noi e, spontaneamente, “vivono” appassionatamente ciò che ci appassiona.

   Abbiamo sbagliato come scuola, perché trasmettiamo nozioni e non amore. Abbiamo fatto comperare un costoso ed inutile libro di storia dell’arte. Abbiamo portato scolaresche intere a visitare sproporzionate quantità di opere senza una meta condivisa con gli alunni che continuano ad includere la visita nella ben più allettante "gita scolastica". Abbiamo usato film e musica come “tappabuchi” in caso di supplenza da parte dell’ins. di ginnastica essendo assente il collega di lettere. Certamente bisogna riscoprire la bellezza di andare a Parigi esclusivamente per godersi la Gioconda che conosciamo, che amiamo e che - finalmente - possiamo incontrare di persona.

   Abbiamo sbagliato, anche come Musei, perché abbiamo accolto le scolaresche e le abbiamo affidate ad una "guida" che ha seguito il solito percorso fatto di spiegazioni e parole nelle quali la tecnica di stesura del colore o dell’applicazione dell’intonaco sembrano prevalere sul messaggio dell’artista. Forse l’approccio attivo (tramite ad esempio laboratori didattici che consentano di produrre l’arte) è il primo passo verso il successivo incontro con "i grandissimi" di cui il museo od il sito è ricco. L’iniziativa vincente da parte dei musei può proprio essere quella di accompagnare i genitori con i loro figli in una serie di attività didattiche o ludiche che consentano la “scoperta” dei tesori del museo.

In conclusione dobbiamo riformare qualcosa anche nell’educazione artistica e parto come sempre da una constatazione di fatto: noi adulti, noi genitori, noi educatori, noi insegnanti siamo fermamente convinti che per “educare bene” un ragazzo dobbiamo agire su di lui, dirgli che le cose stanno così, che questo è un capolavoro, che è un opera d’arte, ecc. ecc. Ebbene No! Anche l’educazione artistica è fatta prevalentemente da cambiamenti su noi stessi, per cambiare quello che di nostro trasmettiamo ai giovani.

I nostri figli, allievi ed educandi hanno un cattivo rapporto con musei, biblioteche, gallerie, mostre, santuari perchè il nostro approccio all’arte è tiepido, insulso, banale, tradizionale ed  insignificante.

Chissà… cambiando i comportamenti di mamma e papa, cambiando i comportamenti di insegnanti e guide... chissà che non nasca una generazione di bambini, ragazzi, adolescenti e giovani che non solo frequentino siti artistici senza stufarsi, ma anche desiderino parteciparvi come creatori loro medesimi dell’arte praticata attivamente.

Pubblicato il 12.06.2013
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