Luned́ 10 Dicembre 2018 02:40

Genitori di adolescenti (I parte)

I genitori che hanno figli adolescenti sono oggi molto preoccupati

 54) Luigi Domenighini: “Genitori di adolescenti” -

 

   I genitori che hanno figli adolescenti sono oggi molto preoccupati, è sempre stato cosi! Ogni tempo ha portato con sé, per le generazioni che si affacciano alla vita, nuovi comportamenti; per cui da sempre mamme e papà di tutto il mondo, pur con modalità diverse, si preoccupano per i loro figli. Non si tratta di un infelice ricorso al “mal comune mezzo gaudio”, ma piuttosto di un opportuno richiamo ad un dato di fatto che segna la relazione tra i figli ed i genitori. Rispetto al passato, poi, si è ampliata la gamma dei possibili rischi e si è notevolmente abbassata l’età di impatto con essi, quindi è cresciuta la carenza di esperienze e di mezzi per difendersi. La novità dei nostri tempi, poi, è la tecnologia, internet in particolare, e navigando in quel mare immenso si incontra di tutto: il buono ed il massimo del cattivo; ma la droga, l’alcool, la spericolatezza alla guida - pur non essendo una novità - sono altrettanto o forse più pericolosi.

   Tutti i genitori, e anch’io, vorremmo che a questi aumentati pericoli corrispondesse una maggiore confidenza e fiducia dei nostri figli che dovrebbero dirci tutto; ma non è così: i figli a una certa età fanno fatica a confidarsi con i genitori. La psicologia ha dimostrato che ci sono esperienze che comunichiamo a tutti, altre a pochi e altre infine a nessuno e non sempre perché ce ne vergogniamo, ma anche perché vogliamo tenerle solo per noi o non avrebbero il consenso o, rese pubbliche, provocherebbero conseguenze spiacevoli. Con l’adolescenza il segreto che avvolge i comportamenti si fa più fitto e ciò innesca nei genitori giustificati timori, li fa sentire impotenti e ingigantisce le loro preoccupazioni; con la differenza positiva che oggi i genitori dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere più disponibili all’ascolto, più consapevoli, più vicini, essendo più acculturati, avendo meno preoccupazioni per i bisogni fondamentali, più tempo libero ecc., ecc.

Perciò sono fedele al principio che la prima considerazione va rivolta agli adulti. Chiedo, dunque, a questi di ricordare come si comportavano loro quando avevano meno di venti anni. Hanno parlato a papà o mamma della loro prima sigaretta, del primo incontro con la pornografia o con gli alcolici, delle loro prime esperienze sessuali, di qualche imbroglio o furtarello, di bullismi (che allora non si chiamavano così) o atti vandalici, e - quando fosse capitato - del contatto con le droghe? Hanno mai mentito per timore delle reazioni di fronte a comportamenti che padre e madre avrebbero considerato inaccettabili, perché pericolosi?

   E’ proprio da qui che dobbiamo partire con le nostre considerazioni positive di pedagogia familiare fissando alcuni dati di fatto di cui dobbiamo prendere atto per mantenerli ben presenti alla mente, eccoli:

1) il conflitto generazionale è normale, non è di per sé negativo, segna il passaggio alla maturità; ma implica la crisi di tutte le precedenti convinzioni che erano state acquisite dalla famiglia, dalla scuola, dalla chiesa, dalla società per formarne di nuove frutto libero delle decisioni del singolo;

2) esiste un’intimità in tutti che va rispettata, per cui non si può pretendere che l’adolescente ce ne dia le chiavi, magari affermando che tra noi non ci sono segreti o vantando di avere un rapporto di amicizia con il figlio;

3) buona parte delle preoccupazioni, di fronte ai silenzi dei figli, si basa sul ricordo di com’eravamo noi da ragazzi, dei rischi che abbiamo corso, (dopo quest’ultima affermazione non posso sottacere l’obiezione che mi è stata fatta da tanti genitori nel corso degli anni: «No! La nostra preoccupazione si basa sul fatto che allora i pericoli erano minori, che noi eravamo molto più controllati dagli adulti, che non c’erano le discoteche e i luoghi di sballo!», tutto vero, ma quei comportamenti a rischio che abbiamo descritto sopra e che allora abbiamo taciuto ai nostri genitori hanno una loro parte oggi nell’impedirci di affrontare razionalmente i comportamenti dei nostri adolescenti);

4) non abdichiamo al nostro ruolo di educatori che consiste nel trasmettere esperienze positive e continuiamo a dare ai figli l’esempio della nostra vita, la sicurezza della nostra presenza, la guida del nostro consiglio, anche quando non ci ascoltano più, anche quando fanno il contrario di quanto diciamo e vogliono sempre fare di testa loro;

5) evitiamo gli interrogatori che costringerebbero alla menzogna; ma pretendiamo dal figlio la sincerità quando ci dice qualcosa e chiediamo la dignità di “dire le cose come stanno” anche se la verità ci farà arrabbiare, anche se sa che ci darà un dispiacere, lo disapproveremo o lo rimprovereremo; ma la maturità sta proprio nella capacità di assumersi la responsabilità delle proprie azioni o decisioni;

6) ricordiamo, infine, che i ragazzi sono molto migliori di quanto li immaginiamo:

   - sono fondamentalmente onesti e giusti, perché non hanno ancora imparato a truffare il prossimo;

   - hanno buon cuore, perché ancora non hanno assistito ad innumerevoli inganni;

   - sanno sperare, perché non hanno provato le innumerevoli traversie che la vita ci riserva;

   - vedono il passato come breve ed il futuro come pieno di promesse;

   - preferiscono il bello all’utile, perché obbediscono all’ideale più che al calcolo;

   - sono inclini all’empatia perché “sentono” gli altri come se stessi;

   - vedono più il bene che il male perché stimano tutti nobili e grandi, misurando con il proprio metro;

   - sono spontaneamente allegri perché amano la vita.

Questi sono dati positivi, da qui dobbiamo e possiamo partire.

  

 

Pubblicato il 22.12.2012
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