Lunedě 10 Dicembre 2018 04:09

Genitori di adolescenti (II parte)

Abbiamo già parlato di adolescenti e abbiamo detto che l’adolescenza è un periodo di crisi. Oggi osserviamo questa crisi per indirizzarla verso livelli successivi di maturazione e di stabilità.

 54) Luigi Domenighini = Genitori di adolescenti (II Parte).

 

   Abbiamo già parlato di adolescenti e abbiamo detto che l’adolescenza è un periodo di crisi. Oggi osserviamo questa crisi per indirizzarla verso livelli successivi di maturazione e di stabilità.

Leggo che, nella lingua cinese, la parola “crisi” è la combinazione di due ideogrammi che indicano l’uno pericolo l’altro momento propizio; proprio così i cambiamenti tipici dell’adolescenza comportano rischi, tensioni, a volte rotture, adattamenti, ma sono ricchi di opportunità per tutta la famiglia.

   Durante questo periodo gli adolescenti diventano “scontrosi” e viene facile concludere in negativo che non ci amano più (con tutto quello che abbiamo fatto per loro, i sacrifici, le notti insonni, la scuola, le spese, ecc.); ma non è vero, indubbiamente ci amano ancora, ma in modo diverso.

Ci amano ancora, ma non siamo più il loro idolo. E’ giunto - infatti - il momento del passaggio dall’idealizzazione dell’adulto, alla realtà della sua finitezza; in altre e brutali parole hanno scoperto che siamo deboli, incostanti, insicuri e questo è un bene; guai a noi se continuassimo a proporci come perfetti perché avere genitori che “non sbagliano mai” è pesante, faticoso, insopportabile ormai. Ci amano ancora, ma ci contestano perché vogliono essere diversi da noi; hanno la necessità di mettersi alla prova - senza di noi - per capire che cosa sono in grado di fare, anche attraverso la trasgressione, perché paradossalmente ritengono che bisogna trasgredire per sperimentare nuove regole. E’ il momento per noi di metterci in discussione, di ammettere i nostri errori, debolezze o mancanze; di cercare il nuovo modo di entrare in relazione con i figli sapendo che non siamo più il loro punto di riferimento esclusivo.

Ma noi non siamo d’accordo. Diciamo, a parole, che le regole possono esser ridiscusse e cambiate; ma quanto siamo disponibili a cambiarle? Quanto siamo disponibili ad accettare piccole e tollerabili ribellioni? (Ricordo Anna sedicenne figlia di amici, un giorno si presentò con le unghie colorate di un marrone orribile: “Che hai fatto Anna? Hai le unghie come la strega di Biancaneve?”. “E’ l’unica trasgressione che posso permettermi in casa mia!” Rispose.

E nemmeno loro sono d’accordo, perché non vogliono più regole concordate con i genitori, vogliono confrontarsi con un nuovo universo che è il mondo esterno, quello degli amici, dei coetanei, del clan. L’influenza del gruppo è innegabile ed è maggiore laddove la “presenza” dei genitori è carente o conflittuale o incoerente. Perciò nasce il conflitto tra noi ed il figlio, tra le nostre idee e quelle del branco. Il conflitto non ci piace, ci disturba; ma serve al figlio per stimolare la capacità di argomentare, discutere, far valere le sue ragioni, evidenziare i problemi e cercare soluzioni, affinare, infine, le sue abilità sociali.

   Durante questo periodo è facile anche per noi andare in crisi e chiederci se li amiamo ancora. Certo che sì, ma è giunto il momento di trasformare l’amore possessivo in amore oblativo. Un amore che si dona senza legare, senza ricatti affettivi, un amore autentico, gratuito. E’ l’occasione per dimostrare che vogliamo loro un bene immenso, che il nostro affetto non vien meno neanche sotto stress, che rispettiamo davvero le idee diverse dalle nostre, anche quelle che proprio non condividiamo; è il momento per dire: “O. K., non siamo d’accordo, però la tua posizione mi interessa, dimmi come la pensi, ti ascolto e - se vuoi - ti dico la mia.  

   A questo punto come sempre, poche riflessioni di pedagogia negativa, per passare subito dopo ai suggerimenti positivi. Papà e mamma non devono:

- perdere le staffe ed opporsi con autorità e rigido controllo;

- cascare nel tranello delle provocazioni;

- evitare il confronto, lasciar correre, cedere;

- generalizzare nascondendosi sotto l’alibi che fanno così tutti;

- ecc.

   I genitori, invece, che hanno riflettuto sull’argomento possono avere idee positive circa la loro azione pedagogica; le elenco in estrema sintesi:

- sono convinti che: “L’uomo contemporaneo (il figlio adolescente nel nostro caso) ascolta più volentieri i testimoni che i maestri(Paolo VI, Evangeli Nuntiandi, 41) epperciò sanno che è necessario essere modello di scelte chiare e mature;

- sono presenti senza stare col fiato sul collo dei figli; hanno stabilito da sempre la regola di famiglia che tutti sanno dove sono tutti;

- tacciono… e se loro tacciono i figli parleranno, semplicemente perché finalmente possono parlare (che non è poco); ma soprattutto sanno di essere ascoltati;

- prospettano il coraggio di crescere ipotizzando sempre un futuro promessa;

- promuovono la differenziazione nel pensare e nel fare per l’autorealizzazione;

- stimolano la capacità critica e l’anticonformismo;

- coinvolgono in attività desiderate, piacevoli, culturali e/o sociali;

- creano occasioni condivise per stare insieme, in famiglia, con gli amici, con i gruppi;

- stanno in contatto con gli altri adulti educatori, insegnanti, animatori, allenatori;

- curano la loro formazione pedagogica, partecipando alle iniziative proposte da scuola, oratorio, parrocchia, circoli culturali, associazioni, ecc.;

- si tengono aggiornati e riflettono con buone letture: La Voce del Popolo che ogni settimana dedica due intere pagine a Cultura e comunicazione in famiglia; Avvenire con l’inserto mensile Genitori e figli; Famiglia Cristiana con la rubrica In famiglia; il Messaggero di S. Antonio, il Bollettino Salesiano, ecc., ecc. (e chiedo scusa se non posso citarli tutti); ma vanno bene anche tutti i Giornali delle nostre comunità parrocchiali.

 

 

Pubblicato il 22.12.2012
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