Marted́ 11 Dicembre 2018 23:07

Botta e risposta

Il pedagogista risponde

E’ giunto il momento di dare alcune risposte alle mail ricevute dicendo, come sempre, che non si vogliono affatto risolvere, con alcune indicazioni comportamentali, problemi sempre complessi (data la libertà e l’unicità delle persone in interazione) ma si aspira, soltanto e semplicemente, a proporre riflessioni di “pedagogia positiva” che vuole illuminare e proteggere le strade coerenti e sagge della buona educazione.

BOTTA e RISPOSTA

TRE FIGLI VIVACISSIMI
Ho tre figli vivacissimi e talvolta combinano guai; ma sono molto solidali tra loro e quando chiedo “Chi è stato?” non lo dicono… allora li castigo tutti e tre, ma non sono certa di far bene.
Certamente lei sta educando i suoi figli alla franchezza anche quando sbagliano, forse li trattiene il timore della punizione. Le posso consigliare il metodo di don Bosco (anzi della sua nonna): «Dite pure chi è il “colpevole” e se questi si impegnerà a un comportamento corretto, non sarà castigato». Come a dire che tra la mancanza e il castigo, è opportuno introdurre un momento di riflessione sull’errore per prenderne coscienza. A mio modo di vedere, solo la violazione dell’impegno assunto merita la correzione.

NEL LETTONE

Avevamo fatto tanti buoni propositi; ma - dopo qualche notte insonne - abbiamo ceduto: ora il nostro piccolo dorme nel lettone con noi. Che fare?
Lo so per esperienza (purtroppo un po’ lontana) che non è facile, che talvolta per sopravvivere a un vivacissimo “tesoro” si cede. L’importante è avere idee ben chiare e giuste, tra queste quella che i bambini dormono nel loro lettino, ecc. Se poi si cede si cercherà il più presto possibile di ritornare al rispetto delle regole, magari - in questo specifico caso - facendo leva sul fatto che: «Ora sei grande dormi nella tua cameretta»”.

LE PREGHIERE
Ho sempre recitato le preghiere con mio figlio prima che si addormentasse e le abbiamo sempre terminate con alcune “richieste” a Gesù. Ma ora che comincia a diventare grandicello (IV elementare) mi chiedo se ciò è positivo dal punto di vista educativo.
Pregare insieme, assolutamente sì. Per le “richieste” potrebbe essere pedagogicamente utile un “cambiamento di rotta”, nel senso che forse non è necessario sempre pregare per ottenere un “risultato”; ma per chiedere al Signore di illuminarci nelle nostre decisioni, di darci aiuto per vedere - con gli occhi della nostra ragione - quale sia, tra le tante possibili, la scelta veramente giusta.

COMPITI
Durante il week end dei santi e dei morti, mio figlio aveva un mucchio di compiti da fare… Abbiamo dovuto rinunciare a talune uscite comprese le viste ai nostri defunti lontani. Le sembra giusto?
La sua domanda conferma quanto sostenuto nell’articolo, pubblicato tempo fa, in cui si affermava che: a) scuola e famiglia devono accordarsi sul fatto che gli insegnanti assegnano compiti (in quantità e qualità) tali che gli alunni/studenti li possano svolgere (è stata fatta un’inchiesta nella quale si chiedeva ai professori: «Quante ore deve impegnare uno «studente delle superiori a fare i compiti?».  La risposta più "gettonata” è stata: «Una e mezza/due». Ad ogni docente poi è stato chiesto quante ore alla settimana uno studente doveva dedicare alla sua materia; totale settimanale di tutte le materie: 30. Evidentemente c’è qualcosa che non va!) ; b) un professore capace e ben organizzato non ha bisogno di dare tanti compiti. Ce la faremo mai? Forse… se cresce la collaborazione tra scuola e famiglia. Ma, mentre cerca la collaborazione con la scuola (e le consiglio di parlare con i professori), la invito a cogliere le positività.
1) Non guardi solo il lato negativo della fatica che avete fatto; l’educazione è impegno con il quale si trasformano le difficoltà in opportunità. E se non avete brontolato troppo, questa è stata un’occasione di crescita.
2) Spesso capiterà a suo figlio quando sarà adulto di avere una mole di lavoro esagerata... ma se si sarà allenato da giovane (anche a scuola) sarà in grado di farcela.
3) Ora può ben ritornare su questo fatto rileggendolo in chiave positiva: «Ti ricordi le vacanze dei morti? Erano tanti i compiti, ci siamo sacrificati un poco tutti, tu per primo e ce l’hai fatta, hai superato l’ostacolo, bravo». «Nella vita bisogna saper affrontare anche le difficoltà inaspettate, ingiuste, ecc.; ma tu quando ti impegni… nulla ti ferma».
4) In ogni caso si concentri sulla pedagogia positiva. La scuola è come la vita... (la prego di ricordarlo) e proprio perché è vita (anche negli aspetti negativi) insegna a vivere.

IN AUTO IN SICUREZZA
La mia bambina (3 anni) ha “ottenuto” di viaggiare in automobile sulle ginocchia della mamma; non si riesce a farla stare nel suo seggiolino, perchè piange con grida strazianti. Che posso fare?
Semplicemente, ma decisamente… la lasci urlare, e non ceda. Si rende conto del pericolo… vorrebbe forse un giorno “piangerla” la sua bambina. Le statistiche mostrano che nella maggior parte dei casi i bambini deceduti o feriti in seguito a incidenti non erano legati con gli appositi sistemi di ritenuta. Il rischio di morte in questo caso viene considerato 7 volte maggiore. Quando la sua bimba raggiungerà la statura di m 1,50 potrà comunque utilizzare semplicemente la cintura di sicurezza.

BULLISMO
Nella scuola di mio figlio continuano a ripetersi episodi di bullismo. Il preside, più volte interpellato, afferma che non può fare nulla e rivolta tutta la responsabilità su noi genitori. Ma se succedesse qualcosa di grave chi sarà chiamato a risponderne?
Parlando con linguaggio giuridico posso dire che - a proposito del bullismo - vi può essere una responsabilità dei genitori, non solo per il fatto che il ragazzo in questione è minorenne, ma anche in ordine alla “culpa in educando” qualora fosse dimostrata la totale assenza di azione educativa da parte della famiglia, pur informata e interpellata a intervenire. Vi è poi - siccome i ragazzi sono a scuola - indubbiamente una “culpa in vigilando” dei docenti che si rileva semplicemente chiedendosi dove era il docente mentre i fatti avvenivano, se era vigilante e se il fatto poteva essere previsto o impedito (quasi sempre un’accorata vigilanza evita fatti di bullismo). Per quel che riguarda il preside sarebbe ipotizzabile la “culpa in organizzando” se si dimostrasse che insufficiente sia sta il suo intervento per prevenire il fenomeno, per sanzionarlo ove capitasse, per predisporre consultori o sportelli di ascolto affinché esperti del settore possano fare azione educativa preventiva. In conclusione il preside, al di là del dovere deontologico, ha anche una responsabilità giuridica e per ambedue può esser chiamato e rispondere.

Pubblicato il 07.12.2012
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