Lunedě 10 Dicembre 2018 03:39

“Lo studio è lavoro”

Può essere uno stimolo allo studio premiare in denaro (qualche euro) i voti scolatici

 “Lo studio è lavoro”  

 

1) Oggi partiamo da una mail che abbiamo ricevuto dalla Sig.ra Rachele, la quale ci chiede se “può essere uno stimolo allo studio premiare in denaro (qualche euro) i voti scolatici positivi e contemporaneamente riscuotere altrettanti crediti nel caso di valutazioni negative.  Ci è stato suggerito questo “metodo”; ma noi - continua - siamo fermi alla paghetta settimanale.

E anch’io, cara signora Rachele sono fermo alla paghetta settimanale, tant’è vero che - non più di un anno fa -  se ne parlava dicendo che dare una somma di denaro (fissa ogni settimana) ai figli è una buona soluzione, sicuramente migliore di talune altre. Ma non manca chi sostiene l’opportunità di dare una vera e propria paga - che varia a seconda dei risultati scolastici - al figlio studente.

2) Per cui un papà ed una mamma potrebbero dire: “Lo studio è lavoro”, tu dunque lavori e noi ti diamo una regolare paga?

            Sì! Più o meno, il ragazzo è considerato un “lavoratore” che va  a scuola (invece che in fabbrica od in ufficio) per imparare a vivere, per acquisire capacità, esperienza, conoscenze e dunque riceve la sua normale paga; ma - come in ogni rapporto di lavoro ci sono delle regole - anche questo deve sottostare ad alcuni precisi limiti che occorre ben chiarire.

 

3) Una specie di “Contratto di Lavoro” tra i genitori ed il figlio studente?

            Esattamente!! «Un vero e proprio contratto».

Ecco dunque in sintesi alcune regole:

-          occorre stipulare un preciso “contratto” scritto, concordato e sottofirmato dai contraenti,

-          il “contratto” sostituisce totalmente la “paghetta”;

-          i successi scolastici sono premiati in danaro e gli insuccessi sono pagati con ritenute;

-      non si danno - per nessun motivo - altri soldi al figlio; per nessun motivo; quindi sono a carico del ragazzo tutte le sue spese, (motorino, telefonino, libri, gite, viaggi, regali, computer, abbigliamento, ecc.);

-          il ragazzo non va aiutato a studiare, né a fare i compiti (salvo richiesta dei docenti);

-          quando prendesse un brutto voto non ci sono arrabbiature, punizioni, paternali; basta la perdita dei soldi a metterlo di fronte alle sue responsabilità ed alle conseguenze del suo scarso impegno scolastico.

 

4) Sarebbe una retribuzione che avviene ad ogni voto?

            No, no! Si propone che il conteggio dei + e dei – avvenga alla fine di ogni settimana.

 

5) Il nostro studente però potrebbe avere altre fonti di guadagno, questi soldi sono suoi?

            Eventuali entrate da nonni, parenti, ecc.; ma anche da lavoretti che il ragazzo svolga sono congelate fino alla pagella della promozione, come viene congelata la paga quando per troppo tempo perdurasse un’insufficienza in una o più materie.

 

6) Bene, ricevuta - il nostro studente - la sua “retribuzione“ secondo il contratto, almeno spero che ne possa fare quello che vuole.

            Sì, sì, ha la piena libertà di spesa del danaro guadagnato.

 

7) Ma qual è il criterio per dare questa paga?

Nel contratto si scrive anche la “retribuzione”. C’è un libro di Fabio Di Tullio, intitolato “Contratto con i figli” e sottotitolato “Lo studio è lavoro… dunque va retribuito” ed edito da ARES - Milano nel 2007 nel quale vengono illustrate le tabelle che lui medesimo ha elaborato e sperimentato: “Tabelle di stipendio” per ogni anno di scuola (dalla I elementare, all’ultimo anno dell’università). Ad esempio: per un ragazzo di I superiore (salvo adattamenti relativi alla situazione concreta) il tariffario è:

voto:       10       = + € 200

9              = + € 100

8              = + € 25

7               = + € 5

6            = + € 1

5                = - € 3

4                = - € 25

3            = - € 100

2            = - € 150

1            = - € 300


8) Ma? C’è anche un ma…

C’è sempre un ma, dovuto al fatto che ogni persona è “unica ed irripetibile” ed il successo ottenuto da uno studente che si è sentito valorizzato e stimolato dal “contratto”, non sempre è ripetibile, in un’altra situazione.

Infatti:

-          molte volte le difficoltà scolastiche sono una “spia” od “un campanello d’allarme” di altri disagi o problemi ed in questo caso i soldi proprio non servono, ci vuole invece vicinanza, comprensione, aiuto, consiglio, ecc., ecc.;

-      talvolta il ragazzo più che essere incentivato con il denaro ha bisogno di essere valorizzato, stimato, lodato quando fa bene; ha bisogno di sentire che i genitori lo ritengono intelligente, abile, buono, spigliato, allegro, capace di cavarsela bene nella vita secondo i principi della pedagogia positiva di cui abbiamo tante volte parlato;

-       talaltra ha bisogno di “affiancamento” nella metodologia di studio, nelle motivazioni, nell’indirizzarlo verso il “gusto” dell’impegno anche scolastico per cui risolvere un difficile problema di matematica, (come fare un’ottima interrogazione o scrivere un bel tema, ecc., ecc.) può dare gioia ed appagamento;

-         ci sono poi ragazzi con reali difficoltà di apprendimento che (lo sappiamo tutti) magari nella vita avranno successo; ma non sono “tagliati” per la scuola con le sue pretese nozionistiche, lontane dal concreto “fare” verso il quale si sentono portati;

-          partiti con il contratto, se non andasse bene?; se il figlio/studente continuasse ad accumulare insufficienze e fosse pertanto senza soldi (anzi in debito con i genitori?); l’abbandono del contratto che conseguenze ha?; tutte domande a cui non sappiamo rispondere data la scarsità di sperimentazione ed il fatto che nel libro citato tali ipotesi non appaiono;

-          il ragazzo, infine, davanti all’insuccesso anche del sistema retribuzione potrebbe decidere di abbandonare la scuola; e di andare a lavorare… «così mi guadagno da me i soldi ed in qualcosa di utile» e non è questo che volevamo.

Perciò, in conclusione chi vuole sperimentale la ‘retribuzione del lavoro scolastico’, lo faccia; ma sia molto prudente, i risultati non sono garantiti e potrebbero esserci “effetti collaterali” negativi.

 

 

Pubblicato il 27.10.2012
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