Lunedě 10 Dicembre 2018 03:47

L’automobilista cristiano (II Parte)

Abbiamo lasciato l’argomento in sospeso ma eccoci ora pronti ad incamminarci sui sentieri della proposta positiva

La pedagogia preventiva positiva
   Abbiamo lasciato l’argomento in sospeso; ma eccoci ora pronti ad incamminarci sui sentieri della proposta positiva, perché: «E’ chiaro, a questo riguardo, che una pedagogia a favore della cultura della vita, in difesa del comandamento «non uccidere» è sempre più necessaria» (Orientamenti, n. 37).
La domanda è «Che possono fare i genitori per contribuire all’azione di prevenzione che stato, scuola, agenti dell’ordine, chiesa stanno facendo?».
1)    Ebbene noi possiamo fare molto, togliendoci da subito l’abito dell’impotenza. Possiamo e dobbiamo esser convinti che la nostra azione per essere modello sempre più credibile, è efficace e dà risultati concreti. Il nostro comportamento impeccabile sulla strada è un obbligo educativo al quale non possiamo sottrarci come genitori, come cittadini e come cristiani.
2)    Noi possiamo introdurre da subito per noi stessi comportamenti stradali consoni al ruolo educativo ed al nostro dirci cristiani, cioè possiamo e dobbiamo rispettare rigorosamente le regole della strada sempre; ma - a maggior ragione - quando abbiamo bambini a bordo.
3)    Scegliamo la “misura e la sobrietà” anche per ciò che riguarda l’automobile, se in famiglia ne basta una, una ce ne sia. Al momento dell’acquisto preferiamo la sicurezza alla vanità dell’auto di lusso.
4)    Dobbiamo - poi - preventivamente fare nostre alcune idee che ci aiuteranno nel comportamento quando sarà l’ora, per i nostri giovanotti, di usare la macchina.  Per esempio:
a.    l’inizio delle lezioni di guida è un momento veramente propizio per parlare del codice della strada, discutere, analizzare comportamenti e modi di essere automobilisti capaci; perciò la scuola guida può essere pagata dai genitori (semplicemente perché è scuola), ma a precise condizioni che regoleranno l’uso dell’auto quando l’agognato obiettivo della patente sarà raggiunto;
b.    è un grave errore pedagogico (sottolineo grave errore) regalare la macchina (magari di alta potenza) al figlio/a, con la scusa che è maggiorenne o che ha raggiunto la maturità (scolastica intendo); limitiamoci a concede per una (o due) sere la settimana l’auto di famiglia con il dovere sacrosanto di non usarla se serve ai genitori e nel rispetto della norma che impedisce ai neopatentati di guidare, per tre anni, auto con potenza superiore ai 50 Kw;
c.    è altrettanto un errore regalare la macchina al figlio/a che la debba usare per lavoro; vendiamogli/le magari la nostra (che pagherà - a valore di mercato - con una ragionevole quota mensile), oppure firmiamo l’avallo per il prestito bancario; ma non priviamo il neo-lavoratore della gioia, della fierezza, dell’autostima di essersi comprato la sua prima automobile, certo a rate; ma questo acquisto lo racconterà anche ai suoi nipotini;
d.    manteniamo la buona abitudine che già abbiamo instaurato secondo la quale “nella nostra famiglia, tutti sanno sempre dove sono tutti”; perciò questa sera (supponiamo che sia sabato) il giovanotto esce con la macchina di papà, dice dove va e a che ora torna; il papà e la mamma sono con i loro amici (e dicono a tutti dove) fino alle 11; la sorella sta in casa della zia e dormirà con le cugine; il fratellino più piccolo lo portiamo, fino alle 11, dalla nonna…; il quarto, per ora sta benone nella pancia della mamma; quel che conta è che tutti sanno tutto di tutti, ci sentiamo famiglia anche se siamo in posti diversi.
    5)  Per quel che riguarda l’alcool e le droghe:
a.    possiamo scegliere la “casa senza alcolici”; nel senso che non ne abbiamo e quando vengono gli amici offriamo succhi di frutta, bitter analcolici od il classico inossidabile caffé;
b.    in strada scegliamo il “tasso 0” cioè di non bere alcool mai, nemmeno al ristorante; quando la famiglia esce, per festeggiare un lieto evento, il babbo può gentilmente chiedere alla mamma  - oppure (sarebbe meraviglioso) al figlio neopatentato - se vuol guidare uno dei due al rientro, in tal caso si concederebbe un bicchiere di buon vino, la mamma ed il giovanotto, è noto, non bevono vino neanche a tavola;
c.    nessuna, infine, accondiscendenza verso le droghe, cioè “tolleranza 0”; un uomo vero, un ragazzo in gamba, simpatico, allegro e capace; un professionista stimato e competente non ne parlano nemmeno; semplicemente sanno che tutte fanno male e rovinano la vita di chi si accosta a queste sostanze, che non sono “stupefacenti”, ma semplicemente “tossici” che prima o poi - in un’escalation subdola e continua - dopo averti distrutto sul piano umano e sociale, ti portano alla morte.
Infine “l’accento va posto anche sul ruolo insostituibile della scuola, che forma ed informa. E’ soprattutto a scuola che il bambino può cogliere, per tempo, il fondamento etico dei problemi del traffico e il perché delle sue regole. A scuola si apprende che i problemi del traffico appartengono al più vasto campo delle problematiche della convivenza umana, per la quale la prima urgenza è il rispetto degli altri. A scuola si apprende l’autolimitazione cosciente nell’uso e nel godimento dei beni comuni, vi si deve imparare la cortesia e la grandezza d’animo nelle relazioni umane” (Orientamenti, n. 72). Ricordo - a tal proposito - agli insegnanti che tutte le Istituzioni Scolastiche, dalla scuola dell’infanzia agli istituti di istruzione superione, hanno l’obbligo di dare attuazione agli specifici programmi di “educazione stradale” previsti dalla legge (D.to Intermin.le 5 agosto 1994).
 

Pubblicato il 30.06.2012
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