Lunedž 10 Dicembre 2018 04:09

Ce líha con me

Quella prof. ce líha con me! Il genitore che non ha mai sentito questa frase

Luigi Domenighini per Radio Voce - Ce l’ha con me


Quella prof. ce l’ha con me!
 Il genitore che non ha mai sentito questa frase può dirsi fortunato, perché i suoi figli si sono trovati bene con tutti i docenti che hanno avuto. Ma non è così per tutti…
   Non è così perché nell’atto educativo interagiscono due personalità, quella dell’educando e quella dell’educatore pertanto ognuna ha suoi aspetti particolari che non sempre corrispondono alle esigenze dell’altro. Come in tanti altri fatti della vita prendiamo atto che ciò può accedere!
Davanti a questo fatto che abbiamo detto “possibile” la prima cosa da fare non è stupirsi, o negarlo, o dare in escandescenze; ma accettarlo per studiarlo sui due fronti delle relazioni negative e quello delle relazioni positive.

Reazione “negativa”, ovvero… che cosa “non” dobbiamo fare?
   Non facciamo l’errore di proteggere nostro figlio accusando acriticamente la scuola. Non parteggiamo per lui, credendolo un perseguitato; non trasmettiamo l’idea che gli insegnanti volutamente e scientemente hanno delle ”preferenze” verso alcuni alunni (ovviamente verso quelli che provengono dalle famiglie più agiate, più altolocate) e che oggi tutto è così, tutto procede per danaro, raccomandazioni, ecc. ed evitiamo anche di mostrare i muscoli con frasi del tipo: “A quella lì gliela faccio pagare, non sa ancora chi sono io… domani andrò dal preside e…”.
   Ma non facciamo nemmeno l’errore di considerare le parole o le difficoltà espresse indegne di credito, troncando ogni discussione con frasi denigratorie o con atteggiamenti di abbandono. Se nostro figlio ha problemi di rapporto con un professore, le ragioni non vanno trascurate. Lodiamolo perché ce ne ha parlato, rassicuriamolo, diciamogli in poche parole che gli siamo vicini e che insieme - come abbiamo superato tanti altri problemi - supereremo anche questo.

Che cosa devono fare allora papà e mamma per adottare comportamenti positivi?
1) Partiamo dall’idea che la scuola insegna a vivere proprio “perché è come la vita, è vita”, con i suoi problemi, con le sue difficoltà, con i suoi ostacoli da superare, con le cose da apprendere, con la fatica necessaria per ottenere buoni risultati. È proprio a scuola che si impara a gestire i rapporti con i coetanei e con chi ha responsabilità e un ruolo diverso per età, esperienza, ecc.
2) Cerchiamo di capire da nostro figlio stesso se i problemi espressi:
a) celano mancanza di empatia tra il ragazzo e il professore,
b) sono un alibi per coprire svogliatezza, carenza di impegno, ecc.,
c) derivano da reali difficoltà di apprendimento,
d) evidenziano altri motivi che non sempre sono scolastici.
a) Se le difficoltà nascono dal cattivo rapporto tra professore e alunno…
   Non diamo immediatamente torto al professore o all’alunno. In una situazione come questa non è tanto importante capire di chi è la colpa quanto che cosa stia succedendo e perché. Esaminata la situazione, è evidentemente necessario incontrare il professore interessato non assolutamente per dirgli che cosa deve fare; ma per porre in risalto il momento che il ragazzo sta attraversando, per conoscerlo da tutti e due i punti di vista e per prospettare azioni migliorative comuni. Questo incontro dovrebbe concludersi con la frase (lo so di ripetermi) “Pertanto noi faremo così…”.
b) Se il ragazzo ha problemi, è svogliato o non studia a sufficienza….
   E’ bene parlargli chiaro, dimostrare con pacatezza ma con fermezza, che ognuno nella vita si impegna per ottenere buoni risultati, che dunque anche lui è tenuto dare il meglio, che ne ha le possibilità, che è ben dotato e che - volendo - può. Certo è faticoso, ma può e la gioia del risultato raggiunto sarà molto più grande della fatica. Se necessario si rivedano le regole di famiglia per individuare quelle che dimostrano carenze di applicazione; regole quotidiane fisse e rispettate sono - tante volte - la soluzione. Se ne parli apertamente e si giunga insieme ad alcune conclusioni che potrebbero anche essere messe per iscritto.
c) Se il ragazzo ha difficoltà di apprendimento
   Non è il caso di farne una tragedia, tutti abbiamo avuto qualche insufficienza in una o più materie e allora bisogna semplicemente - con la scuola - trovare gli opportuni strumenti didattici per rimediarvi. Non mancano in tutti gli istituti iniziative di aiuto agli studenti, vediamo di fruirne; come non mancherà certo la nostra collaborazione se l’insegnante ci chiedesse di seguire nostro figlio anche a casa nelle attività di studio individualizzato o di recupero che proporrà.
d) Se il disagio fosse dovuto a elementi o motivi esterni alla scuola
    Capita spesso, cerchiamo allora di individuarne i motivi per alleviare il disagio. Ascolto, pazienza e tempo, fiducia e iniezioni di autostima sono elementi indispensabili.

Potrebbe essere opportuno far cambiare classe o scuola al ragazzo?
   Prima di ipotizzare una scelta del genere è assolutamente necessario parlarne con nostro figlio per sentire la sua opinione. La sua scelta sarà di restare lì dov’è! E se è così, dobbiamo chiedergli un cambiamento serio affinché il suo comportamento sia educato e civile, il suo lavoro scolastico tenda al migliore risultato che gli è consentito ecc., ecc. trasformando così una difficoltà in un’opportunità.
Se la riposta fosse sì, allora vuole veramente dire che ci sono difficoltà gravi che vanno indagate anche con l’aiuto di uno specialista per riconoscerle e, se non si riesce a risolverle, un cambiamento può anche essere utile. Ma solo - lo ripeto - se il figlio è pienamente consenziente e consapevole della scelta. Una decisione del genere va presa con estrema ponderatezza ed è necessario discuterla sia con la scuola che si lascia, sia con il dirigente della scuola che accoglierebbe lo studente.
   

 

Pubblicato il 03.05.2012
top