Luned́ 10 Dicembre 2018 03:57

Iniziazione Cristiana dei Fanciulli

I.C.F.R. - I parte

Oggi parliamo dell’Iniziazione Cristiana dei Fanciulli e dei Ragazzi e vogliamo partire da una constatazione fatta da una brava catechista della nostra della diocesi.
Dice: "Dall’ottobre del 1995 sono chiamata a svolgere l’attività di catechista. Sono stata quindi in questi anni “responsabile” (e sottolineo responsabile) della formazione cristiana di un primo gruppo di 23 ragazzi (che oggi hanno ventidue anni) e di un secondo gruppo di 20 (i cresimati di due anni fa (ora in classe I superiore). Ho ricominciato, quest’anno con i bambini di sei anni, ma - durante la prima Messa con i nuovi (ore 9.30) - mi sono posta questa domanda: “Quanti di quelli che ho preparato finora  fanno parte della comunità cristiana che si trova insieme nel giorno del Signore?". Uno sguardo intorno… “Nessuno? Nessuno!”. “Certo verranno alla Messa vespertina o saranno venuti ieri (sabato)”. Dunque accurato “controllo” il sabato sera e la domenica successiva a tutte le Messe, risultato: solo due di 21 anni e uno di 14 (anche se ho ancora la speranza di rivederne altri domenica prossima)".

Che risponde il pedagogista?
Certo la situazione non è uguale in tutte le parrocchie, certo il distacco dalla pratica religiosa spesso avviene più lentamente; ma nulla può impedire alla catechista in questione di chiedersi (e chiedere a me) che cosa poteva fare di più oltre a tutto quello che ha fatto: cammino personale di crescita nella fede e nella preghiera; studio sui libri e riviste; intensa attività nel gruppo catechistico parrocchiale; corsi e giornate di formazione che la zona pastorale ha messo a disposizione; attività, convegni e laboratori (anche a livello diocesano) quanto più le è stato possibile frequentare. Ma non è solo questione di formazione: umilmente, ma consapevolmente ha cercato di essere testimone credibile di quanto insegnava con la sua vita. Non solo in questi anni è riuscita a stabilire “buone relazioni” con i ragazzi e le loro famiglie tant’è che loro medesimi e i relativi genitori la salutano, l’hanno accolta (e la accolgono) come una cara amica (non sono mancati, infatti, neanche gli incontri in famiglia, nelle loro case).

Ma una buona catechista non dovrebbe accontentarsi di aver fatto bene… lasciando che i frutti del suo lavoro maturino?
   Certo è facile rispondere che non si devono cercare i risultati, che l’importante è “seminare”, ecc.; ma con tutta franchezza non posso fare a meno di osservare che continuare a centrare la catechesi sulla sola formazione cristiana dei ragazzi non porta frutti.

Abbiamo forse troppo praticato una  pedagogia tradizionale nella catechesi?
   Non posso definire il sistema di educazione alla fede - che fino a pochi anni fa ha dato ottimi risultati - come negativo; lo definisco tradizionale, non certamente da buttare, ma da affiancare con altri interventi più significativi che propongano esperienze concrete più che insegnamenti.
Nelle nostre comunità cristiane dove la trasmissione della fede è affidata solo ai catechisti da genitori che, con fiducia, chiedono alla Chiesa i Sacramenti perché "sì fa così, si è sempre fatto così, è una tradizione, ecc.", nei ragazzi si instaura al “termine” del percorso, la convinzione che sia tutto “una cosa da bambini” e, appena possono, scappano (prima dalla messa dei bambini, poi…): questa è la realtà che è sotto gli occhi di tutti.
Eppure ogni anno programmiamo il “corso” di catechismo da ottobre a giugno; sistemiamo le “classi” con i banchetti in circolo che così ci sembra di fare qualcosa di nuovo; il parroco prende le iscrizioni, dà il registro delle presenze ed i catechisti sono pronti per le lezioni. I nostri sacerdoti - veramente presi da tanti impegni e convinti della necessità di dare spazio ai laici cristiani  - hanno delegato il compito della catechesi dei fanciulli senza operare quella guida spirituale, quegli interventi formativi su bambini e genitori necessari alla testimonianza della fede e sono intervenuti solo nelle disposizioni organizzative per i Sacramenti (data, abiti, fotografo, ecc) dedicando a questo aspetto gli unici incontri con i genitori o - per meglio dire - con le sole madri. Non ha certo giovato un contesto largamente in mano a catechiste donne con un’inevitabile confusione di ruoli: quante volte si sono sentite chiamare mamma, o maestra o professoressa dai loro…allievi?, o alunni? o ragazzi?

Si può cambiare ed introdurre la pedagogia innovativa per l’ICFR?
   Oggi tutti gli operatori pastorali sono convinti che occorre fare qualcosa per arginare il fenomeno dell’abbandono, pertanto anche la nostra diocesi ha intrapreso il cammino di Iniziazione Cristiana dei Fanciulli e dei Ragazzi pensando primariamente alla formazione dei genitori, centrando l’iniziazione cristiana dei fanciulli sulla catechesi degli adulti. Occorre offrire al mondo degli adulti occasioni autentiche di ri-scoperta della fede, affinché si avveri, anche nel nostro tempo, la profezia di Isaia: “Il padre farà conoscere ai figli la fedeltà del Tuo amore”. Non c’è niente di più formativo per un bambino, nella trasmissione della fede che vedere un papà che prega non solo in chiesa (è già tanto), ma anche in casa, anche da solo. Il ragazzo non impara nulla della fede nel sentirsi dire "Hai detto le preghiere?" oppure "Devi andare a messa o al catechismo". Così come non si acquisisce l’esperienza della “remissione dei peccati” se, in casa, il genitore non dà esempio di carità e di perdono, ecc., ecc. E’ una fede che non si trasmette, che rimane separata dalla vita, che non s’incarna.

Si parte dunque con un’impostazione nuova che coinvolge in prima persona i genitori….
    Sono ormai molti anni che la Chiesa, nei suoi documenti, sostiene la necessità di orientare la pastorale alla “riscoperta della fede” centrata sulla formazione degli adulti. Solo genitori che liberamente scelgono di mettersi in ascolto della Parola di Dio per crescere loro, prima di tutti, in una fede matura… solo questi sono capaci di “testimoniare” agli occhi dei figli quanto viene insegnato nelle aule di catechismo. Senza questa testimonianza - ammettiamolo - ogni sforzo è destinato, nella quasi totalità dei casi, a dare risultati deludenti.
 

Pubblicato il 11.11.2012
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