Lunedì 10 Dicembre 2018 02:41

In educazione occorrono misura e sobrietà

Oggi parliamo di misura, sobrietà, moderazione nell’educazione... ma è necessario?

Fino ad ieri ci siamo lamentati di genitori che “lasciano fare”, che non dicono i dovuti no o sì. Ci sono anche quelli troppo presenti? Che intervengono sempre per ogni cosa? Che fanno tutto loro?
Ebbene sì, ci sono! Ed il “rischio” che stiano sempre “con il fiato sul collo” del figlio, è reale e controproducente.
Due sono le “idee” pedagogiche, talvolta radicate, che proprio non riesco a condividere e di cui vorrei parlare oggi: la prima (ne abbiamo brevemente trattato nell’articolo riguardante la fede in famiglia) riguarda l’opinione che per educare occorra agire prevalentemente sui figli. Là si affermava che l’educazione non è fatta, che in minima parte, di azioni sugli allievi, ma soprattutto di interventi su di noi; che la prima cosa da fare - insomma - è cambiare noi stessi, per cambiare quanto trasferiamo di nostro a loro.
La seconda è l’idea che per una buona formazione dei figli bisogna fare, fare, fare…, dire, consigliare, dirigere, insegnare, ecc., ecc.
Ma sarà proprio vero? od è lecito provare ad introdurre alcuni concetti di moderazione anche nei fatti educativi.
   Una pedagogia preventiva positiva dunque, questa volta, che non si propone di consolidare ed estendere idee e atteggiamenti buoni; ma vuole analizzare comportamenti, di per sé non negativi, ma spesso ridondanti; condotte dunque rette, di cui si deve però stabilire il limite proprio per non correre il rischio di avere risultati controproducenti per eccesso di presenza.

Misura e sobrietà rivolte innanzitutto verso se stessi
   Una coppia di genitori che voglia scegliere la “misura e la sobrietà” anche nell’educazione interviene primariamente su se stessa, perché - lo abbiamo appena detto - è modificando noi medesimi che cambia quanto si trasferisce ai figli. Tale coppia:
- rileva poco le cose che si fanno di malavoglia; perché i figli poco sono incoraggiati dalle cose che noi riteniamo ingiusto subire, ma molto amano le cose fatte con entusiasmo, energia, amore;
-  litiga poco; perché i ragazzi poco apprezzano genitori in disaccordo, ma molto ammirano persone capaci di affrontare i problemi come una sfida che vale la pena di accettare;
- si lamenta poco; perché i figli poco prestano attenzione ai borbottamenti che non cambiano nulla, ma molto imitano chi - costatata una cosa che non va bene - si dà da fare per cambiarla;
-  è poco sospettosa; perché poco è stimato chi è diffidente, ma molto ci si fida di chi dà certezze, sicurezze, ottimismo;
-  ha una forte “speranza” nella vita; perchè sa che ce la farà, perché getta la rete (del suo matrimonio, dei figli, ecc.) “sulla Sua parola”, perchè ha fiducia sempre… anche dopo una notte di fatica per pescare niente;
-  e siccome ha fiducia e speranza nel futuro, sbaglia poco; perché male si impara dagli errori, ma molti stimoli all’azione positiva arrivano dalle cose che riescono bene;
-  prende gli impegni (lavorativi od extrafamiliari) necessari ma non di più; perché i figli poco acquisiscono da genitori “assenti”, ma molto hanno bisogno di presenze di qualità.

Limiti ed essenzialità sono necessari anche per ciò che riguarda gli interventi educativi rivolti ai figli
   Anche nei riguardi degli interventi sui figli qualcosa è da limare proprio per evitare una crisi di rigetto. Papà e mamma che prestano attenzione ed esser sì presenti, ma non a soffocare:
-  predicano poco; perché i giovani poco ascoltano, ma molto interiorizzano quello che i genitori vivono;
-  insegnano poco con le esortazioni verbali; perché gli allievi poco imparano dalle parole, ma molto assimilano dai comportamenti concreti;
-  intervengono poco con le soluzioni precostituite; perché molto i figli imparano a fare, facendo loro stessi, in ciò ben incentivati dai genitori;
-  comandano poco; perché nessuno ubbidisce a chi dà troppi ordini, ma molto si è orientati a fare ciò che è chiesto con fermezza, pacatezza, ragionevolezza;
-  castigano poco; perché molto hanno investito per stimolare al positivo;
-  fanno poche promesse; perché i piccoli poco accettano le delusioni, ma molto accolgono da comportamenti coerenti con quanto stabilito;
-  rimandano poco; perché i bambini poco credono alle cose che non si faranno mai, ma molto aspirano a ciò che comincia adesso e continua;
-  fanno pochi regali e promettono pochi premi; perché poco sono favoriti i comportamenti corretti da premi o regali, ma molto tutti gradiscono un “dono” che ricevono così... nel giorno del ”non compleanno”, quando meno lo aspettano, soprattutto quando meno se lo meritano;
-  danno pochi giocattoli e pochi video-games; perché i bimbi non si divertono con i giocattoli (che poco permettono di creare), ma molto apprendono piacevolmente dai “giochi” che si fanno con poco materiale mai costoso, con gli amici, con i genitori ed i fratelli;
-  tengono poco nell’appartamento i loro bambini; perché sanno che non imparano a vivere stando in casa attaccati alla gonna della mamma, ma molto crescono frequentando gli altri coetanei: alla scuola materna, ma anche per strada, all’oratorio, al parco giochi, nelle case degli amici e coetanei.

 Anche a scuola
   Certamente anche a scuola un minor grado di direttività non farebbe male, associato ad un più alto livello di lavoro autonomo degli studenti singoli od in gruppo.


  
 

Pubblicato il 30.06.2012
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