Lunedě 10 Dicembre 2018 03:39

Ben essere o ben avere

Si ha l’impressione che i bambini di oggi siano viziati, capricciosi, mai soddisfatti che vogliano tutto e sempre di più: più giocattoli, più dolci, più TV, più videogiochi, ecc. che al “ben-essere” abbiamo sostituito il “ben-avere”. I genitori stessi individuano come prima causa la pubblicità, che crea

83) Luigi Domenighini per La Voce del Popolo - “BEN-ESSERE O  BEN-AVERE?”

Si ha l’impressione che i bambini di oggi siano viziati, capricciosi, mai soddisfatti; che vogliano tutto e sempre di più: più giocattoli, più dolci, più TV, più videogiochi, ecc.; che al “ben-essere” abbiamo sostituito il “ben-avere”. I genitori stessi individuano come prima causa la pubblicità, che crea necessità indotte; oppure parlano della società di oggi materialista e consumistica; magari danno la colpa al mondo moderno che non consente più di limitarsi all’essenziale o alla scomparsa di valori come la sobrietà o al desiderio innato di possedere e di avere sempre di più. Ecc.
Tutto questo è certamente vero, ma la sete di possesso, non nasce all’improvviso come un “semino” destinato comunque a svilupparsi, non cresce “solo” perché nutrita dalla pubblicità, non è unicamente stimolata dalla scomparsa dei valori antichi, non è un’influenza che si prende esclusivamente dagli amici ... Sicuramente ci mettiamo lo zampino anche noi genitori.  
Non è certo una scelta consapevole (ed è per questo che bisogna preventivamente averne coscienza); è - infatti - spontaneo cercare di soddisfare ogni desiderio dei propri figli, siamo naturalmente portati a farlo: vuole il gelato? eccolo!; un gioco? sì te lo compro!; vuole l’automobilina telecomandata? nessun problema!; un videogioco? ebbene glielo diamo ancora prima che sia in grado di usarlo; vuole il telefonino perché ce l’hanno tutti i suoi compagni? va bene! (addirittura in seconda elementare). Nemmeno rimandiamo a S. Lucia o al compleanno: diamo tutto e subito. Troppi genitori credono che i loro figli crescerebbero “diversi” se non avessero tutto quello che la moda propone.
Poi c’è anche il desiderio, talora cosciente, di dare quello che io non ho avuto. C’è e nessuno ne è esente! Conosco un papà che da piccolo possedette pochi mattoncini Lego e che tanto desiderava una scatola di costruzioni… ebbene il suo primo bambino ne ebbe una camera piena… ci giocò poco e sempre con il papà che si divertiva più del figlio.
Infine, talvolta capita che si dia troppo per “conquistarsi” l’affetto dei figli o per compensarli della nostra scarsa presenza. Per quanto riguarda il primo caso, sappiamo che i nostri figli ci amano immensamente, senza bisogno di regali, ma succede - purtroppo - che ci si dimostri indegni di questo affetto o che si voglia amare più dell’altro coniuge ed allora si danno molte cose, quasi sempre inutili od educativamente dannose.  Nel secondo caso il genitore vuole mascherare la sua poca disponibilità, ma così facendo li priva dell’essenziale, cioè della sua presenza che è quel che conta veramente.
Consigli positivi.
Prima di essere trascinati dalla pubblicità, dal desiderio di non fargli mancare nulla, dalla voglia di non farlo sfigurare davanti ai compagni basta chiedersi: «Mio figlio ne ha veramente bisogno?». Se la risposta è positiva, l’acquisto va fatto perché l’essenziale credo che sia davvero un diritto. Se la risposta è negativa, è bene farsene un’altra: «Dal punto di vista educativo è una scelta opportuna?». Se la risposta è negativa diciamo di no e sarà uno di quei no che aiutano a crescere.
Il bambino che ha ricevuto affetto da parte dei suoi genitori e le cose che gli servivano per crescere - ma non di più - sentirà meno l’urgenza del possedere e questa si attenuerà proporzionalmente con la crescita, placata dalla convinzione profonda di preferire il “ben essere” al “ben avere”.


 

Pubblicato il 26.08.2011
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