Lunedì 10 Dicembre 2018 02:50

La gioia di generare alla fede

Fin da piccoli i bambini hanno bisogno di Dio, perché l’uomo ha bisogno di Dio, ed hanno la capacità di percepire la sua grandezza, sanno apprezzare il valore della preghiera - del parlare con questo Dio - e dei riti, così come intuire la differenza tra il bene ed il male

95) Luigi Domenighini per la Voce del Popolo - La gioia di generare alla fede

«Fin da piccoli i bambini hanno bisogno di Dio, perché l’uomo ha bisogno di Dio, ed hanno la capacità di percepire la sua grandezza, sanno apprezzare il valore della preghiera - del parlare con questo Dio - e dei riti, così come intuire la differenza tra il bene ed il male». Lunedì 13 giugno 2011 il papa, all’apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma, ha parlato della “gioia di generare alla fede”, un discorso ricchissimo dal punto di vista pedagogico e le parole riportate in apertura ne danno l’idea.
“La fede - dice il papa citando Von Balthasar - non deve essere presupposta, ma proposta”. È proprio così. La fede non si conserva per se stessa nel mondo, non si trasmette automaticamente nel cuore dell’uomo, ma deve essere sempre annunciata.
Ma chi è il messaggero di questo lieto annuncio? Sicuramente lo è ogni battezzato. Soprattutto i genitori, ai quali spetta il compito di chiedere il Battesimo per i propri figli; perché l’annuncio della fede, per essere efficace, deve partire da un cuore che crede, che spera, che ama, un cuore che adora Cristo e crede nella forza dello Spirito Santo: il cuore della mamma, il cuore del papà. La gioia di generare alla vita è, così, accompagnata dalla gioia di generare alla fede, alla conoscenza di Dio, all’amicizia con Dio, alla conoscenza della differenza tra il bene ed il male. Accompagniamoli, i nostri bambini, nella fede sin dalla più tenera età… e la risposta alla proposta arriva se noi mostriamo concretamente che credere significa trovare la vita vera, la vita piena; se testimoniamo la dignità dell’uomo e del suo destino eterno, la dignità della relazione tra uomo e donna, del significato ultimo del dolore, dell’impegno per la costruzione della società.
Ma pur “determinante” il ruolo dei genitori deve essere affiancato dall’azione della comunità cristiana. S. Cipriano ci ricorda - continua il papa - che “nessuno può avere Dio per Padre, se non ha la Chiesa per Madre” ed è perciò che non diciamo Padre mio, ma Padre nostro, perché solo nel “noi” della Chiesa, dei fratelli e sorelle siamo figli. Da sempre la comunità cristiana ha accompagnato la formazione dei bambini e dei ragazzi, aiutandoli non solo a comprendere con l’intelligenza le verità della fede, ma anche a vivere esperienze di preghiera, di carità e di fraternità. La parola della fede rischia di rimanere muta, se non trova una comunità che la mette in pratica, rendendola viva ed attraente, come esperienza della realtà della vera vita. Ancora oggi gli oratori, i campi estivi, le piccole e grandi esperienze di servizio sono un prezioso aiuto per gli adolescenti che compiono il cammino dell’iniziazione cristiana, a maturare un coerente impegno di vita. Ci incoraggia, quindi - il papa - a percorrere questa strada che fa scoprire il Vangelo non come un’utopia, ma come la forma piena e reale dell’esistenza.
Concludendo chiedo venia per le mie modestissime parole  e devo dire di andare direttamente alla fonte, cioè di leggere in originale questo “messaggio” del papa, sicuramente ci aiuterà a riscoprire la gioia di generare alla fede; si veda, perciò, il sito www.vatican.va - La santa sede - discorsi - 2011 - giugno - Al Convegno della Diocesi di Roma.
 

Pubblicato il 30.07.2011
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