Marted́ 11 Dicembre 2018 23:07

Dimostramelo

Un cagnolino e la sua “padrona”... Che differenza c’è?

E’ avvenuto che, in una compagnia di amici (con i relativi figli grandi e piccini), il giorno dopo Pasqua, si parlasse di un cagnolino e della sua “padrona”.
- «Che differenza c’è»?...  è stato chiesto.
- «Lei ha un’anima… immortale, il cane no». Ho, imprudentemente ed immediatamente, risposto.
- «Dimostramelo»!
A dire quest’ultima parola è Giovanni, uno dei figli, ventenne che mi guarda sornione e con aria di sfida.
- «Te l’abbiamo sempre dimostrato, io e mamma, con la nostra vita!».
Ma lui chiede una dimostrazione scientifica, oggettiva, inconfutabile… ed io ci provo.
- «Ma come? Non riesco a rispondere? Su una cosa di cui sono “graniticamente” convinto»???
Ho parlato di “possibilità del pensiero” che mi può permettere di essere, in questo stesso momento, in mezzo a Piazza S. Pietro, o a Londra, o a Parigi; ho parlato di “apprendimenti” che gli animali non trasmettono; ho parlato di…; ma ero evidentemente a corto di argomenti. Allora mi sono preso una “pausa di riflessione” ed ho detto al nostro Giovanni che avrebbe ricevuto la risposta via e-mail nel giro di pochi giorni. Poi … ho fatto quel che sempre suggerisco; ho attuato la pedagogia positiva (in questo caso più tardiva che preventiva).
Ne è emersa una risposta che ho già mandato al nostro giovanotto. Una risposta che qui ripropongo proprio perché queste riflessioni (tardive come dicevo più sopra) potrebbero essere preventive per i genitori che mi leggono i quali prima o poi, si sentiranno rivolgere la stessa domanda dal figlio adolescente. Una risposta che non vuole andare oltre il semplice riscontro ad una domanda di un ragazzo e che non rappresenta dunque nessuna posizione ufficiale, tantomeno della Chiesa. E questo lo dico “per significare chiaramente che le idee che io propongo qui, impegnano solo la mia persona; mi auguro che esse corrispondano esattamente alle dottrine della Chiesa alla quale ho la fortuna di appartenere, ma si avrebbe torto ad identificale con quelle; la Chiesa di Cristo è superiore alla cultura di un tempo, a quella di un popolo e, a maggior ragione, alle vedute particolari di uno dei suoi membri, anche se egli si sforza di pensare da cattolico e vi si applica con tutta la sua fede, con tutto il suo amore” (E. DÉVAUD).

La risposta
Ebbene, caro Giovanni, credo che per prima cosa sia necessario ripetere: «Te l’ho sempre dimostrato con la mia vita» perché questa è la testimonianza autentica che a te serve. Ma tu ormai sei grande e vuoi la dimostrazione! Ebbene a questa richiesta non posso che risponderti: «Non posso dimostrarlo diversamente»; perché… se lo potessi affermare con la sicurezza dell’evidenza o della matematica, o della scienza o di quello che voi tu (con tale certezza per cui qualunque persona sottoposta alla medesima argomentazione od esperienza non potrebbe che assentire)…ebbene se così fosse, non saresti più libero… “dovresti” darmi ragione!
La tua libertà - invece - è garantita: mai nessuno potrà dimostrare che l’uomo ha un’anima immortale, ci saranno sempre 50 “ragioni” per affermarlo ed altrettante 50 per negarlo. La libertà umana impedisce a chiunque voglia “provare” che l’anima umana è immortale o che Dio esiste di avere una “possibilità” in più del 50% così come lo impedisce a chi volesse sostenere il contrario; “nella fede c’è abbastanza luce per chi vuol credere e abbastanza ombra per chi non vuol credere” (B. PASCAL). La cinquantunesima ragione si chiama “decisione” personale dell’uomo libero!
Chi fa la scelta di fede non lo fa certo per una prova razionale e chi non “vuole” decidere non crederebbe… nemmeno se uno risuscitasse dai morti.
In conclusione, Dio ci ha creati liberi… liberi di credere o di non credere; allora giorno funesto e fine della libertà dell’uomo sarebbe quello in cui, con leggi rigorosamente scientifiche, verificate con criteri galileiani, si dovesse dimostrarne l’esistenza; saremmo tutti obbligati ad essere credenti, come da poco più di un secolo siamo obbligati a credere nell’esistenza dell’elettricità, del magnetismo, della radioattività, ecc., che erano fenomeni sconosciuti sin dall’origine dell’uomo perché non percepibili direttamente dai nostri sensi.
Si può continuare dicendo ancora una volta: «Non posso dimostrartelo»;  perché… la richiesta di sottoporre Dio ad un esperimento contiene in sé - nel momento in cui la poni - la negazione di Dio per l’affermazione dell’io. Affinché tu dica “Mi hai convinto”, Dio dovrebbe sottostare alle condizioni che noi riteniamo necessarie per ottenere una verità scientifica. Questa “presunzione” che vuole fare di Dio un oggetto e imporgli le nostre condizioni da laboratorio, non può provare Dio e non lo proverà mai; perché mette da parte l’intera dimensione dell’amore, dell’ascolto interiore per riconoscere come reale solo ciò che è sperimentale. Di questo ha magistralmente parlato il Papa nel suo libro “Gesù di Nazaret”: “Questa richiesta di prove pervade tutto il corso della vita di Gesù: gli viene continuamente obiettato di non aver dato prove sufficienti di sé; egli dovrebbe compiere il grande miracolo che, eliminando ogni ambiguità e ogni opposizione, metterebbe in chiaro a chiunque, in modo irrefutabile, chi e che cosa Egli è. E questa richiesta rivolgiamo anche noi a Dio, a Cristo e alla sua Chiesa nel corso della storia: se esisti, o Dio, allora devi mostrarti…” (pagg. 52/53).

I genitori e gli educatori
Ti sembrerà, a questo punto, che i genitori possano fare poco o nulla per trasmettere la loro fede,  invece possono. Possono con la loro vita concreta; con la ricerca costante della coerenza, dell’onestà, della verità; con i loro sforzi di dare attuazione, nei comportamenti di ogni giorno, alle idee che dicono di avere. Possono insegnarti la finitezza di questa nostra condizione umana e nel contempo l’aspirazione all’infinità; possono dirti: «Io so che alla fine di questa vita ci sarà l’ingresso un mondo di luce, la liberazione dei limiti che quaggiù ci impacciano, la realizzazione completa delle nostre potenzialità, l’amore finalmente senza limiti di tutti per tutti, la moltiplicazione senza fine di quella gioia di cui quaggiù ci è dato solo un piccolo, pallido, sempre minacciato preannuncio».

La ragione e l’intelligenza
Sembrerebbe anche che ragione ed intelligenza siano fuori dal gioco, invece sono ben presenti. La ragione (capacità appunto di porre delle argomentazioni coerenti) e l’intelligenza (capacità di intus-legere, di leggere dentro le cose per andare oltre le prime epidermiche impressioni) sono indispensabili per “vagliare” alla loro luce (raziocinio ed intelletto) ciò che trovi in te e ciò che in te propone l’altro da te. “Noli foras te ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas” (Non uscire da te, ritorna in te stesso, nell’interiorità dell’uomo abita la verità) scrisse S. Agostino. Sì, la verità, cercala, ragionaci, scandagliala con la tua bella intelligenza… la troverai. Milioni di uomini l’hanno trovata e sulla “Verità” hanno fondato la loro vita.






 

Pubblicato il 17.05.2011
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