Luned́ 10 Dicembre 2018 02:40

Aiutiamoci ad educarci reciprocamente

la pedagogia positiva del “noi”.

La reciproca educazione è il tema di questo intervento; perchè in qualsiasi rapporto formativo, anche in quello tra padre e figlio, la direzione non è unica, ma è doppia: non solo i bambini apprendono da noi, ma noi impariamo da loro; quanto meno possiamo imparare a diventare genitori. Ma “educarsi reciprocamente” non riguarda solo padri e figli, bensì anche marito e moglie, famiglie e famiglie, genitori ed istituzioni (scuola, chiesa, amministrazione locale, ecc.).

La pedagogia positiva del “noi”
Lo scopo finale è proprio quello di trasformare tanti “IO” in “NOI”. Il padre-marito, la mamma-moglie, la maestra-scuola, il prete-parrocchia, possono cominciare a dire “noi”:
-    noi abbiamo il diritto-dovere educativo;
-    noi - con i nostri modelli - formiamo le nuove generazioni;
-    noi, nei loro riguardi, operiamo preventivamente e positivamente (preventivamente nel senso che non aspettiamo quando la necessità incalza; positivamente in quanto non siamo schierati su posizioni opposte, ma siamo sulla stessa barca che non solo vogliamo tenere a galla, ma anche in rotta, allo scopo di portarla alla meta);
-    noi ci educhiamo, nel senso che mentre ci impegniamo per i bambini impariamo ad esser veri, credibili, autorevoli ed autentici.
In casa possiamo dire: «Noi famiglia; vogliamo “crescere” nel bene insieme, perché ne siamo capaci».
Usciamo anche dalla famiglia e diciamo: «Noi genitori ed insegnanti; noi abbiamo pensato/deciso che…» e verificare quanti di noi sentono la scuola come propria; perché la scuola è nostra: siamo noi, infatti, che con le leggi la vogliamo e con le tasse la finanziamo.
Chi - infine - anche tra i cattolici praticanti parlano, poi di: «Noi della parrocchia di …; noi comunità cristiana di… potremmo fare…?».
Ma voglio andare avanti ancora: possiamo e dobbiamo sentirci anche: «Noi comunità civile»; volgendo in positivo quel che ora sembra esser solo negatività. Perchè dir sempre male dei nostri politici anche di paese? Stiamo seminando il messaggio che gli amministratori, sono persone che fanno solo il loro interesse e non il bene dei loro cittadini. I nostri figli recepiscono questa nostra posizione e poi ci aspettiamo domani di avere politici dediti al bene pubblico? Avremo funzionari che hanno appreso i nostri insegnamenti e che pertanto si comporteranno di conseguenza! 
Questa reciproca educazione dunque può avvenire tra marito e moglie; tra marito-moglie e figli; tra scuola e famiglia; tra scuola-famiglia e comunità parrocchiale; tra scuola-famiglia-comunità parrocchiale e società civile e paese o quartiere dove viviamo.
Indubbiamente c’è la consapevolezza della difficoltà dell’operazione, anche noi stessi che lo diciamo abbiamo molte perplessità sul fatto che sia immediatamente attuabile; però lo scopo di queste nostre riflessioni non è quello di cambiare da oggi a domani i comportamenti concreti; vogliamo “prima” vagliare il nostro modo di pensare; perché siamo certi che se modifichiamo le nostre idee trasformeremo di conseguenza il comportamento.

Caratteristiche dell’azione educativa reciproca
Questa azione educativa, che abbiamo definito “reciproca” è consapevole (nel senso che ci abbiamo pensato e l’abbiamo fatta nostra); dichiarata (nel senso che ce lo siamo detti: vogliamo collaborare nell’educazione); finalizzata (nel senso che sappiamo qual è lo scopo del nostro agire: fare della persona una personalità); intenzionale (nel senso che non la gestiamo così come capita, ma abbiamo un preciso progetto); positiva (nel senso che vogliamo tendere al bene, valorizzandolo, il che non vuol dire negare il male, ma solo conoscerlo per evitarlo).

Aiutiamoci a mantenere, crescere valorizzare il bene
Pertanto è bello essere consapevoli che possiamo aiutarci a mantenere, crescere e sviluppare:
-    i valori della nostra fede: siamo al mondo per amore, Dio ci crea per amore; ed il suo progetto su di noi è meraviglioso, possiamo fare veramente della nostra vita un capolavoro, cui seguirà… il paradiso;
-    i fondamenti del nostro essere coppia: noi ci siamo sposati per amore; il nostro amore è grande e le difficoltà non lo fermano;
-    i motivi per cui questa coppia ha dei figli: voi siete il frutto dell’amore di mamma e papà, e noi insieme vi amiamo;
-    il contributo della scuola che insegna e noi sappiamo che l’insegnamento è fatto sia di istruzione che di educazione, per cui la scuola istruisce ed educa con noi genitori;
-    la comunità cristiana di cui facciamo parte e che ci aiuta a trasmettere il grande dono della fede che abbiamo ricevuto;
-    gli amici che formano con noi un grande gruppo di relazione reciproca positiva;
-    il ruolo delle associazioni, della comunità sociale e civile in cui troviamo sicurezza e con cui vogliamo cooperare per migliorare le situazioni che sono carenti.

Il punto di arrivo

  1. Il primo punto di arrivo è una famiglia che chiamerei, con Maritain, integrale; una famiglia dove ognuno ha consapevolezza dell’appartenenza, e della validità della sua presenza. Una famiglia dove tutti concorrono al bene di tutti; una famiglia dove c’è poco spazio per le contrarietà, (e non mancano), ma molto spazio alle cose belle.
  2. Una scuola che si senta autenticamente al servizio della famiglia e concorra con essa alla formazione della personalità dei nostri figli che vi accedono.
  3. Una comunità parrocchiale dove i bambini si trovino a loro agio, abbiano esempi validi e qualificanti e possano trovare quello che a loro serve per diventare autentici “amici” di Cristo.
  4. Infine un paese, o quartiere, o nazione che si senta “importante” anche dal punto di vista sociale e civico, dove ogni persona sia autenticamente “cittadino” e per ciò stesso titolare di diritti inviolabili e di doveri altrettanto non derogabili.
Pubblicato il 14.04.2011
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