Luned́ 10 Dicembre 2018 02:40

Soldi ai figli, quanti?

è giusto dare una paghetta ai figli? Quanti soldi devono ricevere? O non ne devono ricevere affatto perché per qualsivoglia loro esigenza provvediamo noi?

E’ indubbiamente necessario che i nostri ragazzi abbiano alcune monete in tasca, questo semplicemente perché servono e perché è solo usandole che ne imparano il valore, le regole, ecc.
Ma anche perché, quando si hanno in tasca dei soldi, si possiede qualcosa di essenziale (così ci hanno insegnato gli adulti); e - se questi sono davvero miei e posso spenderli come credo - veramente sento di essere importante e di “potere” finalmente decidere su qualcosa che è mio.
Poi perché chi ha, non solo può spendere; ma pure risparmiare per un impegno futuro o prestare (ai fratelli, agli amici) magari correndo il rischio che quanto dato non venga restituito: anche questo è vita e tirocinio all’uso del danaro.
Perché, infine, per il genitore sapere che figlio ha “qualcosa” è fonte di tranquillità (se ha bisogno può telefonare, comprarsi un panino o prendere l’autobus).

Con quali modalità dare quanto occorre
Certamente è da evitare l’atteggiamento del “padre-padrone” che cerca di “sganciare” il meno possibile; in tal modo, infatti, si tengono i figli in sudditanza e si costringono ad inventare strategie sempre più sofisticate per “scucire qualcosa al vecchio”. Infatti loro, che come abbiamo detto più volte, sono molto intelligenti “scuciranno” al padre, alla mamma, al nonno… ed allo zio; finendo così per avere più disponibilità di quel che serva e soprattutto una disponibilità non soggetta a controllo.
Occorre anche evitare di non dare con la scusa che in qualsivoglia necessità ci sono io che non gli faccio mancare nulla; così semplicemente il figlio non imparerà mai il valore del contante.
Ma sarei prudente anche sulla scelta di compensare i “lavoretti fatti in casa”. Le ragioni della prudenza sono molteplici. Tra queste la prima è che si tratta sempre di un rapporto da “padre-padrone”; la seconda è che in questo gioco le bambine ci rimettono sempre in quanto i lavori dei maschi sono compensati, mentre quelli quotidiani delle femmine sono trascurati; in terzo luogo perché gli impegni di casa (cui tutti siamo tenuti per affetto e solidarietà alla famiglia) non sono oggetto di mercato. Lo stesso si può dire per i voti a scuola: ritengo pedagogicamente poco valido legare anche i risultati scolastici al denaro; ma c’è chi la pensa diversamente Si veda l’articolo: “Lo studio è lavoro”). Ciò non esclude invece qualche lavoretto esterno alla famiglia i cui proventi servano di integrazione, come avviene su larga scala fuori dall’Italia.
Evitati i comportamenti negativi mi pare che una piccola quota periodica sia utile. Non tutti condividono questa posizione che non è una scelta indispensabile: i nostri figli possono imparare ad usare bene i soldi anche senza la “paghetta”. Io però penso che per abituare ad un saggio uso del danaro, ma anche ad un risparmio personale e motivato sia opportuno già alla scuola elementare mettere a disposizione una cifra ricorrente. Allora non sarà difficile dire: «Vuoi comprare quella cosa, costa cara; sì, ma risparmia un poco ogni settimana e tra un mese...».
Certo la cadenza periodica, deve essere rigida e finita la paga… si aspetta la prossima.

L’acquisizione del valore del danaro, del suo uso e del risparmio
Mettiamo in conto che in tutti i fatti educativi ci vogliono tempi lunghi, il bambino è naturalmente portato a volere tutto e subito quindi per molto tempo spenderà immediatamente quanto ha in sciocchezze; ma farà esperienza; imparerà - un poco alla volta - che è meglio essere più cauti.
Mettendo a disposizione una cifra periodica, dapprima settimanale, poi quindicinale, poi mensile (questo per abituare a “progettare” le spese su tempi sempre più lunghi) e cominciando molto presto, si può ipotizzare che prima della scuola media il ragazzo avrà acquisito la capacità di controllare le sue esigenze in base alle disponibilità finanziarie; il che non è poco essendo questa abitudine acquisita precocemente, quella che gli consentirà di non essere un adolescente spendaccione od un giovane lavoratore che prendendo la paga la spreca tutta per sé… tanto vive in casa dove babbo e mamma provvedono a tutto.
L’esperienza che posso portare è quella di un ragazzo (abituato fin da piccolo ad accantonare una modestissima cifra per il suo fratellino adottato in Africa) ora lavoratore, ha spontaneamente dedicato una quota del suo stipendio (da devolvere automaticamente e mensilmente dal conto corrente) ad un’iniziativa di solidarietà; non solo in occasione di questo Natale con gli amici del bar ha “comprato” tot ettolitri di acqua per una ONLUS che proponeva questa iniziativa e, con la sua ragazza, ha deciso di non farsi regali per dare il corrispettivo a chi ne ha bisogno. Questo giovanotto - come tanti suoi coetanei purtroppo - non va più in Chiesa. Tornerà? Certo!
Nella scuola infine il materiale didattico individuale o collettivo, sia limitato al necessario ed usato con criterio. L’educazione scolastica può fare molto nel trasmettere abitudini virtuose relative all’uso di matite, gomme, pennarelli, che due studenti su tre nel mondo fanno fatica ad avere.

Pubblicato il 14.04.2011
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