Mercoledý 12 Dicembre 2018 00:37

Fede in famiglia (1)

...per consolidare in noi comportamenti validi che ci saranno di grande aiuto nel compito, difficile ed entusiasmante, di educare i nostri bambini alla fede.

La pedagogia preventiva positiva
Ho incontrato nel corso degli anni moltissimi genitori in altrettanti incontri di formazione loro dedicati nelle scuole materne  (prevalentemente), elementari, medie e superiori e ad ogni incontro ho cercato di sapere che cosa pensassero degli argomenti trattati. Lo scopo è evidentemente quello di applicare la pedagogia preventiva positiva, cioè:
a) far emergere che cosa “si pensa” di un problema educativo;
b) elencare le opinioni (ed i relativi comportamenti) che si connotano in negativo;
c) analizzare accuratamente le idee positive per elevarle alla coscienza razionale, convinti che al momento di prendere delle decisioni educative saranno queste (le idee positive), se ben radicate, ad indirizzarci - quasi quasi senza pensarci - nella scelta.
Vorrei, oggi,  proporre un’analisi delle convinzioni emerse circa la fede, circa i messaggi negativi e quelli positivi; evidentemente per consolidare in noi comportamenti validi che ci saranno di grande aiuto nel compito, difficile ed entusiasmante, di educare i nostri bambini alla fede.

La prima cosa da fare
Ho sempre rilevato, profonda e consolidata, l’opinione che per educare alla fede occorra intervenire sui bambini: far dire le preghiere, mandarli in chiesa, portarli al catechismo, spiegare i Comandamenti, dare buoni consigli, esigere comportamenti consoni a chi si dice cristiano, ecc., ecc. Ebbene no! Per educare veramente i figli alla fede, per garantire la trasmissione del “dono”, pare a me che ci sia una sola strada da percorrere: cambiare, prima di tutto, noi stessi per cambiare quanto trasferiamo di nostro a loro. L’educazione non è fatta che in minima parte di azioni sugli allievi, è fatta in larghissima parte di interventi su di noi; ciò è maggiormente vero quando si tratta di “comunicare la buona novella” che, prima di essere un insegnamento o un codice di comportamento, è una Persona: è Cristo. Servono infatti a poco o a nulla le nostre parole, le preghiere insegnate e recitate, i sermoni, le esortazioni e gli inviti come le imposizioni e gli ordini o gli elogi, i fai così o cosà... se manca l’autentica testimonianza di fede e di coerente comportamento da parte dell’educatore. Solo allora saranno validi anche gli indispensabili insegnamenti tradizionali. E’ questa, peraltro, la prospettiva del Nuovo Itinerario per l’Iniziazione Cristiana avviato nella nostra diocesi.

E qui siamo carenti... molto
Circa la Fede lasciamo trapelare l’idea che  sì, ma chi lo sa?: “Io ci credo; ma quello che c’è qui lo vedo! L’aldilà? Sì, c’è (forse);  ma nessuno è mai tornato indietro. C’è qualcosa; ma che cosa? Però tu  devi andare a messa tutte le domeniche”. Se è questo il “clima di fede “ che si respira in casa nostra, l’educazione alla fede del nostro bambino ci rivolge un invito pressante alla conversione per non incorrere nello stesso rimprovero rivolto alla Chiesa di Laodicea: «Non siete né caldi, né freddi» (Ap 3,15-16).
Continuiamo con la Speranza: con il sacramento del matrimonio, anche come genitori, abbiamo ricevuto la “Grazia di stato”, ossia un aiuto divino speciale per vivere la nostra vocazione sponsale, materna e paterna. Da qui dovrebbe sgorgare abbondante la fiducia nello Spirito Santo, nella Provvidenza. Ma questa serena speranza sembra non dare forma a quello che comunemente facciamo capire ai nostri bambini. Di solito con le nostre parole e con il nostro concreto comportamento diciamo loro che: “Va tutto male, tutti imbrogliano, tutti rubano, tutti! Non c’è niente da fare!. Però tu non sei così; ma prima o poi ti adeguerai anche tu”. Rischiamo di esserne così convinti che non operiamo nemmeno più per cambiare e seminiamo la credenza che vivono e viviamo male, nel male; che il bene è impossibile e pertanto - a ragione - si parla di “disadattamento vitale e di disagio giovanile”.
Da ultimo la Carità: l’amore vicendevole, la solidarietà, gli affetti, la volontà di volere il bene delle persone care; ma anche di amare i nostri nemici, sono palesi in noi? Temo di no, perchè concretamente, negli incontri con i genitori, rilevo indicazioni diverse: “Sì certo, cose belle di cui parlare, sentimenti nobili verso cui orientare i giovani, ma poi nella vita concreta  è meglio non fidarsi  troppo, non lasciarsi andare ai sentimenti, difendersi dai nemici, ecc., ecc. Però tu sei ancora un po’ “romantico”. Più presto lo impari e meglio è per te, eviterai cocentissime delusioni”. In fondo in fondo, quando diciamo veramente quello che pensiamo emerge la nostra convinzione che tutto avviene per interesse, che l’altruismo, l’onestà, la virtù siano belle cose, ma non applicabili pienamente nella vita concreta, proprio per non farsi schiacciare.

Ebbene, cambiamo musica
Possiamo cambiare musica.
“Ho una fede granitica, solida, sicura; so che la fede è un dono offerto a tutti, sono ultrafelice di averlo accettato. Per me la Messa festiva, la preghiera e la confessione sono appuntamenti importanti e gioiosi.  Sono certo che sto vivendo una “dimensione” transitoria, cui seguirà la vita reale. Puoi anche tu, godere del dono di  una fede incrollabile”.
Poi, a proposito della grande fiducia che è in noi: “Noi non siamo dei disperati, perchè abbiamo la speranza cristiana. Lavoro ogni giorno per un mondo migliore; possiamo vincere il male, il terrorismo, la corruzione, la mafia, le raccomandazioni. La Chiesa, nella nostra Parrocchia e nel mondo intero, costruisce pian piano il Regno di Dio. Anche tu puoi, dipende da te, ma Dio ti aiuta, aiuta proprio te e  - se vuoi - puoi”.
Infine: “L’amore è bello: Dio crea il mondo per amore. Ho scoperto di essere amato da un Dio che è più che padre, è”Abba”, babbo. E’ possibile, ci si può voler bene. Gesù, il salvatore ci ha dato l’esempio: è presente! Quindi puoi amare  il mondo intero, non potranno mai impedirti di amare. Farai della tua vita un capolavoro di bene, sarai felice di amore fedele, vero, unico ed autentico che dura sempre”.
Infine una domanda agli insegnanti credenti: ”Traspare la vostra gioia per aver incontrato Cristo”?

(Puoi ascoltare questo argomento sotto forma di intervista).
 

Pubblicato il 24.09.2011
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