Mercoledì 12 Dicembre 2018 00:24

Mamma, ma io sono buono o cattivo?

messaggi positivi per costruire l’autostima dei nostri figli.

L’autostima
Fino a tre anni circa, il nostro piccolo non pensa nulla di sé: non sa né di essere buono, né di essere cattivo; né di essere bravo o  incapace; simpatico o antipatico; non si ritiene né bello, né brutto; né ubbidiente, né disubbidiente; né sincero, né bugiardo; ecc.  A sei anni - invece -  si è già formato un concetto di sé, pensa già tutte le cose dette sopra e ciò determinerà in larga parte i suoi comportamenti per tutta la vita. Già certo: per tutta la vita, perché la fase dell’infanzia (dai 3 ai 6 anni) è l’età fondamentale; sono questi gli anni in cui si fissano le radici della propria personalità e le fondamenta, come sappiamo, condizionano tutto l’edificio che starà sopra. Certamente quando Jean Piaget affermava che “un bambino è già a sei anni quello che sarà da adulto”, non intendeva dire che dopo i sei anni non ci sia più nulla da fare, voleva sottolineare che le basi della personalità sono già gettate ed il loro cambiamento sarà arduo e complesso, proprio come quando vogliamo modificare le fondamenta di una casa.
Ma da dove viene questa “idea” di sé che si acquisisce prima dei sei anni? Chi la determina?
Indubbiamente (ed in maniera decisiva, anche se non esclusiva) è il mondo sociale, cioè la famiglia e la scuola, che trasmettono messaggi positivi o negativi e che generano una personalità con una visione positiva (o negativa) di se medesima.

Gli atteggiamenti negativi
Sei un incapace, disubbidisci sempre, hai sbagliato ancora, non ce la farai mai, stupido, arrangiati, non vali niente...
E ancora: non puoi avere amici, nessuno gioca con te, litighi sempre, sei permaloso, antipatico...
Ma ancora peggio: ci fai sempre tribolare, cosa devo fare con te, finirai male o ladro o drogato...
E arrivando al pessimo: maledetto il giorno che sei nato; ma chi ti ha voluto te, sei al mondo per un errore di tuo padre...
Ed andando sul tragico: la vita è uno schifo, andiamo sempre peggio, mi mancava solo un disgraziato come te.
Mi rendo conto di aver esagerato; ma... forse... qualcuna delle frasi suddette è anche uscita dalle nostre labbra e sono frasi pericolose perchè al momento della decisione nostro figlio non sarà invogliato alla scelta positiva (perchè io sono buono, bravo, intelligente, capace, onesto); ma alla scelta negativa (perchè tanto i miei genitori pensano già male di me e quello che sto per fare me lo hanno già addossato più volte, dunque se l’aspettano, ben venga).

La pedagogia preventiva positiva                                  
La visione positiva ci chiede innanzitutto di cambiare noi stessi, di cambiare il nostro modo di pensare quasi sempre negativo, per acquisire una visione del mondo, della vita, della storia decisamente orientata al bene. E’ davvero ora che smettiamo di lamentarci e di piangerci addosso per cominciare a gustare e godere delle tante, tantissime cose belle che abbiamo. Non è vero che una volta si stava meglio, non è vero che il mondo va sempre peggio, non è vero che i politici sono tutti ladri, non è vero che i nostri figli vivranno in un mondo impossibile, non è vero!
E’ vero che stiamo trasmettendo questi messaggi e che quindi cresciamo i nostri figli nella convinzione che stanno male e che quindi vivono non nell’agio (come di fatto è); ma nel disagio che viene appunto definito da tutti “disagio giovanile”.
Quindi cambiamo il nostro modo di essere educatori, introducendo messaggi positivi che favoriscano l’autostima e che sono esattamente il contrario di quelli detti sopra: sei bravo, son sicuro che ce la farai, sei intelligente, ma come sei stato simpatico, ti vogliamo bene, che faremmo senza di te, sei prezioso in questa famiglia, ecc. ecc.
E ancora: noi siamo una bella famiglia, ci vogliamo bene, noi abbiamo la speranza cristiana, siamo certi che il bene è maggiore del male e che nella terza dimensione (la prima è quella nel grembo materno e la seconda la stiamo vivendo) saremo nella “perfetta letizia” e tutto sarà chiaro e lampante perchè vivremo nella luce di Lui.
Ma allora niente rimproveri o castighi? Indubbiamente sì ai giusti rimproveri; ma “se lo rimprovero una volta, devo trovare il modo di lodarlo due volte; se gli dico che ha sbagliato per due volte, devo - e ci sono - trovare motivi per dirgli che è bravo per ben quattro volte; se lo sgrido quattro volte, devo...
Perciò sì anche ai giusti castighi per il mancato rispetto dei propri impegni (delle regole della famiglia o della scuola o della società), per la violazione di ordini o divieti, ecc.; ma attenzione a sottolineare con lo stesso zelo, positivamente tutte le volte che gli ordini sono stati eseguiti, i divieti rispettarti, gli impegni assunti onorati, i propri compiti svolti facendo del proprio meglio.
In conclusione una nota per gli insegnanti per chiedere che proprio loro assumano una visione positiva dei loro alunni (per i quali basta quanto sopra); ma anche della scuola che non va così male come si vorrebbe far credere. Certo non è perfetta, è come la vita che perfetta non è; ma proprio per questo insegna a vivere.

Pubblicato il 14.04.2011
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