Martedě 11 Dicembre 2018 23:25

Litighiamo per l’educazione dei figli

Litighiamo perchè nostrio figlio è....

Una sera a cena: papà, mamma e una bambina disobbediente sono seduti a tavola… La bambina però non vuole mangiare. «Ha deciso di “rompere”» pensa il papà (anche se le ha detto che è stanco).
«Piantala, mangia, smettila - urla la mamma, - non ne posso più… e tu - al marito - dille qualcosa!». Ma lui non dice e guarda la TV... «Basta, basta!» …e qui arriva una sberla.
«Ma sei matta - scatta il marito - perché la prendi a schiaffi, proprio non sei capace di farti ubbidire». Ne segue una bella litigata tra marito e moglie, davanti alla bambina.

Perché litighiamo
    Litighiamo perché nostro figlio è un bene troppo grande; è un bene che… «guai a chi me lo tocca!».  Un po’ come Peppone che avendo vinto al totocalcio affida i suoi soldi a don Camillo; ma poi torna (per controllare che li abbia nascosti bene), e ritorna (per farli vedere alla moglie), e definitivamente li ritira (perché se al parroco venisse un accidente, come dimostrerebbe che sono i suoi). 
    Litighiamo perché ognuno di noi è affetto da un “peccato originale” che facciamo fatica ad ammettere: la superbia educativa! E per rendersene conto basta fare su di sé questo piccolo test e chiedersi: «Tra me e mia moglie, chi è il più bravo ad educare i figli?». La risposta è sicuramente «Io». Non è una tragedia, basta saperlo e comportarsi adeguatamente, tenendo cioè presente che per ogni intervento educativo di altri su mio figlio io sono spontaneamente portato ad assumere un atteggiamento critico.
    Ma litighiamo anche perchè siamo in ansia. Vediamo più un futuro minaccia che un futuro promessa e questo ci mette a disagio. L’ansia, però, è una cattiva compagna di strada e cerchiamo di riversarla su chi cammina con noi, (in questo caso il coniuge) al quale volentieri addebitiamo presunte incapacità educative per tranquillizzare noi stessi.

Fa male litigare?
    Fa male se avviene in termini di reciproche accuse (quando l’uno biasima l’altro e l’altro critica l’uno); se si scatena una reazione oppositiva (per cui tu dici una cosa ed io sostengo l’opposto); se  l’uno getta discredito sull’altro (togliendogli autorevolezza nei riguardi del figlio); se esiste nel conflitto una sola volontà (quella di dimostrare che ho ragione io).
    Non fa male discutere anche animatamente se c’è concreta volontà di gestire il problema per trovare insieme la soluzione possibile.

La pedagogia preventiva positiva
Gestire il conflitto vuole dire avere “imparato a litigare”, nel senso che siamo capaci di contendere con finalità costruttive.  Gestire il conflitto causato dai figli significa essere consapevoli che il bene è troppo grande, che sono affetto da superbia pedagogica, che sono in ansia per il domani.
Se si sono compiute queste prime azioni di “pedagogia preventiva” si possono fare poi i successivi passi di “pedagogia positiva”.
I passo: accordo sui grandi valori. Cosa che già i neo-genitori dovrebbero aver consolidato da fidanzati è l’accordo sui grandi valori della fede, del mondo, della vita, della storia, dell’amore e della famiglia: la nostra fede è sicura, granitica, certa; il mondo non va a rotoli, io posso e voglio migliorarlo; la vita è un bene immenso, posso fare della mia vita un capolavoro; la storia dell’uomo è finalizzata ad un bene eterno; il nostro amore è grande, siamo bella famiglia; ecc. ecc.
II passo: accordo sull’autorevolezza del coniuge. Davanti al bambino non ci sono rimproveri educativi né per la moglie né per il marito; perchè se noi litighiamo davanti a lui non facciamo il male mio, o di mia moglie, ma il male del nostro piccolo.
III passo: accordo sui problemi particolari. Le normali divergenze vanno gestite puntando al problema, non alla persona: se la lampadina che il marito ha cambiato rimane spenta non «sei tu che non sei capace di fare nulla in casa», è un guasto da riparare, ci si riprova o si chiama l’elettricista; ma non solo, che c’entrano le mie incapacità domestiche con la lampadina bruciata?, quando discutiamo occorre stare al “tema” del contendere senza andare ad attribuire generali colpe che esulano dall’argomento; ed infine (sempre sui problemi particolari) ma chi l’ha detto che bisogna essere d’accordo su tutto?, su molte cose marito e moglie “devono” avere idee diverse, la divergenza non è un problema, è semmai una risorsa per il bambino che deve avere due modelli diversi: sappiamo bene che in tutte le famiglie uno dei due coniugi è più disponibile, maggiormente espansivo ed aperto, ma questo non è un danno è una diversità che risulta “arricchente”.
IV passo: incredibile, siamo d’accordo. I passi precedenti debitamente compiuti possono portare ad una stupefacente scoperta: procediamo in sintonia perfino senza consultarci.
    Quanto detto vale anche nei rapporti tra insegnante e genitore, ma di questo parleremo un’altra volta.

 

Pubblicato il 30.06.2012
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