Luned́ 10 Dicembre 2018 02:45

Ragazzo vivace

«Hai sbattuto la porta in faccia ad un tuo compagno, la maestra non ne può più! Non stai mai fermo un minuto. In casa rompi tutto, io non so più che fare con te!».

Ecco un problema con il quale devono confrontarsi molti genitori di un figlio esageratamente vivace, indisciplinato e - talvolta - anche aggressivo o violento.

Perché
   1) Molto spesso perché madre natura, questo ragazzo, lo ha fatto così: sveglio, vivace, dinamico, incapace di star quieto un attimo, insofferente verso ogni forma di disciplina;
   2) ma anche perché è mancata la possibilità di socializzare: i bambini vivono appartati - appunto - nei loro “appartamenti” e quando devono convivere con altri reagiscono in forma primordiale, istintiva, aggressiva;
   3) non di rado poi i comportamenti antisociali sono causati dai genitori, irrimediabilmente convinti di doversi sostituire ai figli in tutto;
   4) perché il ragazzo sta attraversando un periodo difficile che lo porta a scaricare l’insicurezza con l’aggressività o la contestazione a tutto e a tutti;
   5) spesso l’indisciplina e/o la vivacità esagerata insorgono quando i “bisogni” non sono soddisfatti;
   6) perché… ma è poi così importante sapere il perché? Sembra proprio di sì in quanto i comportamenti educativi sono diversi tra un caso e l’altro.

Gli atteggiamenti negativi
Fino a due/tre generazioni fa i “cattivi” erano tenuti a bada con urla, castighi e schiaffi; ma oggi non si usa più (o no?). Restano però ancora molte azioni negative che spontaneamente sono attuate nel tentativo di risolvere il problema. Una di queste sta nel fatto che sotto, sotto i genitori non di rado lasciano passare il messaggio secondo cui una certa dose di aggressività sia positiva, che bisogna imparare a stare al mondo, ecc., ecc.
L’altra ben praticata è la continua ripetizione del “motivetto”: «Sei un incapace, non sai controllarti, …»; fino al punto che il soggetto stesso finisce per autoconvincersi che è così e che non c’è nulla da fare.
Molto più pericoloso è infine il ricorso ai sedativi, ai tranquillanti o addirittura agli psicofarmaci; non è certamente il caso delle situazioni sopra descritte che non richiedono interventi medici.
 
La pedagogia preventiva positiva
Comportamenti pedagogicamente validi possono invece essere attuati se abbiamo preventivamente “pensato” che ci sono altre strade e - come dicevamo - diverse da situazione a situazione.
    Il caso di un figlio vivacissimo è quasi la norma: se non è il primo, sarà il secondo (od il terzo), ma prima o poi il “combina guai” ci allieta con sua vitalità. E non sembri ironica la frase perché forse il metodo migliore è quello di reagire con simpatia e senza disperazioni. Certo il soggetto ha bisogno di imparare a controllarsi, ad adeguarsi alle norme, a condividerle, ad accettarle e a rispettarle. Può essere allo scopo utile incentivare i comportamenti corretti (rinforzo positivo) contemporaneamente cercando di dare pochi ordini ed imporre pochi divieti con l’impegno ferreo di farli rispettare, tendendo così all’estinzione dei comportamenti indesiderati.
    La famiglia nucleare poi, non abitua alla socializzazione per cui diviene importante aprire la casa ai compagni dei figli affinché entrino, giochino e vivano insieme, consentendo che ci sia una rete di amicizie anche prima e fuori della scuola.
    La carenza d’esperienza dovuta all’iperprotezionismo dei genitori porta al fatto che i bambini non imparano il controllo della propria emotività e della propria vivacità; è evidente che l’atteggiamento dei genitori deve cambiare lasciandoli uscire, lasciandoli andare a giocare fuori, smettendo di dire che in questo paese non c’è niente; in tutti i paesi c’è comunque un oratorio, grande o piccolo che sia!
    E’ chiaro che se il ragazzo invece sta attraversando un periodo difficile (per malattia, lutto, disagi familiari) il nostro compito è quello di rassicurarlo, fornendo “sostegno positivo” cioè esperienze di serenità, di letizia, di sicurezza ben sapendo che "ci vorrà del tempo” affinché il trauma subìto venga superato, la ferita chiusa, i problemi risolti o riportati nell’ambito della normalità.
    Certamente c’è poi il problema dell’autostima, della fiducia in se stessi, dell’ansia di diventare grandi e di realizzare i propri sogni. Forse anche qui dobbiamo esaminarci come genitori e chiederci se seminiamo messaggi positivi o negativi, espressioni come: «Sei in gamba», «sei importante», «bravo», «sono sicuro che la farai» esistono ancora nel nostro linguaggio educativo?
    Ed infine una nota per gli insegnanti: certamente i ragazzi indisciplinati, riescono a rendersi insopportabili; ma solo la pazienza, l’ascolto, la disponibilità sono ingredienti di successo. Costa tanta fatica; ma, come tutte le cose che contano, ne vale la pena.
 

Pubblicato il 11.02.2018
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