Lunedì 10 Dicembre 2018 02:41

I compiti

"I compiti a casa... li considero una violenza, un intervento assurdo che pesa non solo sull’allievo, ma su tutta la famiglia e che promuove in casa un clima di vera e patologia delle relazioni" (V. Andreoli)

1) I compiti che sono un vero problema per molte mamme (e per molti studenti)…
“I compiti a casa… li considero una violenza, un intervento assurdo che pesa non solo sull’allievo, ma su tutta la famiglia e che promuove in casa un clima di vera e propria patologia delle relazioni”.
Così scrive Vittorino Andreoli nel suo recente volume «Lettera ad un insegnante», ma io mamma (o papà) che devo fare?

2) La loro eliminazione sarebbe un bene?
La loro eliminazione sarebbe davvero un bene per mio figlio? Certo Andreoli ha ragione: se non si dessero più compiti sarei contenta ed avrei un problema in meno. Facciamo davvero il loro bene evitando ai figli ogni impegno?

3) Le ragioni di chi sostiene che debbono essere aboliti, quali sono?
- perché la scuola deve esplicare il suo ruolo durante le ore di lezione evitando di angustiare le famiglie al pomeriggio;
- perché i genitori non hanno tempo per seguire i figli durante lo svolgimento dei compiti;
- perché non tutti i genitori sono in grado di dare un aiuto qualificato;
- perchè i compiti impediscono a mamme e figli di dedicarsi ad altro fino a che non sono eseguiti;
- perchè costringono a mentire, cioè a dire “non ho nulla da fare”;
- perché (e qui nessuno ha da eccepire) nella scuola a tempo pieno è impensabile che ci siano ulteriori esercitazioni per gli alunni;
Si possono aggiungere altre motivazioni e tutte con un loro fondamento.

4) Quali sono le ragioni per mantenerli?
- perché senza impegni di studio il bambino passa l’intero pomeriggio davanti alla Tv, alla play-station, al computer o al video-gioco;
- perché sono un freno all’esplosione di corsi di karaté, di nuoto, di danza, di calcio, di… chi più ne ha più ne metta;
- perché (e da qui in poi andiamo al sodo) servono ad esercitare il ragazzo su quanto ha appreso a scuola;
- perchè gli allievi devono, imparare a leggere, studiare, ragionare, scrivere, risolvere problemi, ecc. anche da soli e a riferirne al docente;
- perché il ragazzo deve acquisire, a poco a poco, la «responsabilità personale» con alcuni doveri scolastici anche domestici, i cui risultati saranno consegnati all’insegnante che li valuterà o positivamente o negativamente, abituandolo così (in competizione con nessuno, ma solo con se stesso) alle gratificazioni per un risultato positivo, ma anche alle frustrazioni (che la vita certo non gli risparmierà) se il lavoro presentato non è adeguato alle sue possibilità.

5) Gli atteggiamenti negativi. Ci sono genitori che:
a.    criticano (davanti al figlio) la scuola che dà sempre troppi compiti
b.    rifiutano il loro ruolo o lo svolgono borbottando e lamentandosi
c.    criticano il figlio
d.    impongono con autorità
e.    minacciano castighi
f.    promettono premi

6) La pedagogia preventiva positivi
Il problema mi sembra uno dei più trascurati sul piano della pedagogia preventiva positiva: quali sono, infatti, i genitori che prima delle iscrizioni alla scuola elementare si pongono la questione, la discutono con i docenti e «preparano adeguatamente» il futuro scolaro?
Invece è anche qui estremamente necessario dotarci «anticipatamente» di idee ben chiare che stimoleranno un comportamento educativamente adeguato.

7) Quale potrebbe essere un punto di partenza sicuro e comune tra scuola e famiglia?
Trascurando quei docenti che danno esercizi a casa per punizione perché non esistono più (o no?), mi permetto di suggerire un punto di partenza sicuramente positivo: “Gli insegnanti danno compiti (in quantità e qualità tali) che non solo gli alunni sono in grado di farli,  ma anche di farli da soli”. Se fossimo d’accordo - scuola e famiglia - su questa affermazione gran parte del «problema compiti» sarebbe risolta ed il nostro comportamento cambierebbe radicalmente.

8) E allora che cosa deve cambiare da parte della scuola?
Cambierebbe perché la scuola sarebbe preoccupata (nel senso che se occuperebbe preventivamente) di «personalizzare» le richieste secondo le capacità ed i bisogni degli allievi

9) Che cosa deve cambiare da parte della famiglia?
E noi genitori ci impegneremmo a «far fare» i compiti più che prestarci (come avviene quasi sempre) ad aiutare i figli nei lavori loro assegnati (o - peggio - a svolgerli noi); chiederemmo ed incentiveremmo l’impegno pomeridiano controllandoli, ma mai sostituendoci;

10)    Ma se sono tutti sbagliati, pasticciati, pieni di errori?
Lasceremmo che i lavori scolastici eseguiti a casa giungano scuola anche sbagliati e pieni di errori di modo che il docente possa rendersi conto della situazione e, valutandola adeguatamente, prendere le opportune decisioni, così lasceremmo fare la maestra alla maestra e non ci sostituiremmo (commettendo un grave errore pedagogico) a lei.

11) Adottando un comportamento positivo riguardo ai compiti, quale potrebbe essere l’esito?
L’esito potrebbe anche essere che nostro figlio, un poco alla volta e con fatica (come è giusto), impari ad esser uno studente diligente e autonomo quel tanto che serve per ottenere buoni risultati con grandi benefici anche fuori dalla scuola, cioè nella vita.

12) Ma per chi è un poco più lento? Per gli alunni che hanno reali difficoltà?
Ci sono anche alunni «in difficoltà di apprendimento» e questi vanno aiutati, se necessario anche a casa. Ebbene, in questi casi, saranno gli educatori stessi che chiederanno alla famiglia di cooperare all’azione di recupero con interventi specifici che possono comprendere anche i compiti.

13) Infine che possiamo dire agli insegnanti?
Infine una considerazione rivolta agli insegnanti: i compiti servono? Personalmente penso di sì, sicuramente non vanno dati in modo uniforme per tutta la classe; ma vanno anche usati con estrema ponderazione, un professore capace e ben organizzato non ha bisogno di dare tanti compiti.
 

Pubblicato il 17.05.2011
top