Lunedě 10 Dicembre 2018 04:09

C’è una nota da firmare

Sono le 7.20 del mattino, il papà è già uscito per il lavoro, il pulmino parte alle 7.30 e c’è una nota da firmare, già da due giorni...

Che succede adesso?
Un’improvvisa vampata di sdegno ci assale, una miriade d’impulsi preme, siamo in difficoltà a gestire il grave problema. Il guaio dei genitori sta proprio in questo: la gran parte delle loro decisioni devono essere prese subito, in fretta, senza tempo per riflettere; i papà e le mamme devono troppo spesso agire immediatamente; le situazioni che sono chiamati a gestire raramente consentono interventi frutto di scelte meditate.

La reazione spontanea di ogni mamma, anche trascurando le sberle che non si usano più (o no?), qual è?
E’ facile individuare le reazioni negative che potrebbe mettere in atto:
-    gli urli e l’abbandono: «Basta, basta, non ne posso più, io non firmo»;
-    la disistima «Ma che figura…, lo sapevo io che non sei capace di fare niente»;
-    i sarcasmi: «Tu e tutti i giovani d’oggi: solo TV, pallone e videogiochi, ecco il risultato»;
-    le previsioni disgraziate: «Sei su una cattiva strada… finirai male»;
-    le prediche: «Quante volte te l’ho detto che devi studiare e comportarti bene»;
-    i paragoni: «Guarda tua sorella, lei sì che…»;
-    i piagnistei: «Ma non vedi che fai disperare tutti, noi che ci spacchiamo la schiena per te»;
-    l’autoritarismo: «Da oggi in poi ti sistemo io»;
-    la delega: «Io, no… non so più che fare, te la vedrai con tuo padre stasera».
Non voglio continuare, ma certamente ognuno può aggiungerne altre.

La pedagogia preventiva positiva che cosa - invece - ci può consigliare?
Proprio perché ci risulta facile, ed immediatamente agibile attuare interventi negativi, è determinante affrontare correttamente i problemi quotidiani della “vita da genitori”, riflettere per tempo sui medesimi, fare cioè della “pedagogia preventiva”, allo scopo di dotarci di idee ben chiare che indubbiamente determineranno le nostre decisioni sia nei casi urgenti, che in quelli per i quali ci è dato un margine di tempo per decidere. Possiamo, cioè, cercare i comportamenti positivi, anche se questo (provare per credere) sarà più difficoltoso. Eccone alcuni:
-    evitare, nel modo più assoluto, di screditare l’autorevolezza dell’insegnante, con frasi del tipo: «Che ci vuoi fare… quella professoressa lì non capisce niente»;
-    porsi in ascolto, perché - forse - nei due giorni precedenti, non lo siamo stati: «Dimmi! cos’è successo?»;
-    responsabilizzare ed essere solidali: «Che cosa pensi di fare, sono qui per aiutarti»;
-    dare fiducia e stimolare al positivo: «O. K. Ho capito; so che ce la metterai tutta»;
-    superare il guaio immediato, per favorire il “dialogo” in un secondo e più tranquillo momento: «E’ una brutta nota, te la firmo e vai a scuola, potremo parlarne stasera»;
-    coinvolgere il coniuge, cercando una linea d’azione comune: «Io ho fatto così, tu che ne dici?... Perciò “noi” faremo…»;
-    sentire, ancora in giornata, l’insegnante per capire la situazione, ascoltandone le proposte e concordando un comportamento univoco: «Pertanto, potremmo, insieme, intraprendere questo cammino educativo…».

E come finisce?
Il tutto si conclude riprendendo il dialogo la sera, quando con calma si può parlare liberamente tutti, terminando con i giusti rimproveri e con l’assunzione di impegni che una volta rispettati susciteranno il nostro elogio, ma eventualmente violati non potranno non avere come conseguenza altrettanto giuste sanzioni. Non bisogna dimenticare che lo scopo, anche delle correzioni, è quello di disincentivare l’errore, primariamente con stimoli giusti orientati verso il risultato atteso e solo secondariamente con interventi punitivi. Perciò il nostro colloquio serale terminerà così: «O.K., siamo d’accordo, sicuramente sei in grado di impegnarti, noi ti aiutiamo; ma…».
 
Una grande risorsa offerta dalla pedagogia positiva
   Certo una grande risorsa, perché non c’è nessuna punizione per la nota presa. Rimproverare, ma non punire quando uno sbaglia, affinché egli medesimo possa prendere atto dell’errore e faccia i relativi propositi. Solo la violazione di questi ultimi viene sanzionata. Occorre, infatti, un saggio uso dei castighi e questo saggio uso impone: 1) dialogo; 2) assunzione di responsabilità; 3) impegni relativi; 4) castigo solo nel caso di mancato rispetto di quanto promesso. In tal modo, magari, riusciremo ad avvicinarci anche solo un poco ai grandi educatori come don Bosco, che poteva dire: «Da circa quarant’anni tratto con la gioventù, e non ricordo di aver usato castighi di sorta».
E pensiamo anche ad un dono ogni tanto. Un pensiero che arriva così, senza motivazione, anzi con una fortissima motivazione: «Ti voglio bene»; il che vuol dire: «Voglio il tuo bene anche quando ti riprendo se sbagli… e ti castigo se non onori le promesse che tu stesso hai fatto».

Le note a scuola sono un grande cruccio per tutti gli studenti. Sono utili? Non si potrebbero abolire?
Così come sono, cioè come punizione per gli alunni si “dovrebbero” abolire, sostituite da una semplice telefonata della maestra o professoressa ai genitori.   Le note - non previste né vietate da alcuna norma - sono utili? Personalmente ho qualche dubbio. In ogni caso sono come le medicine, hanno sempre effetti collaterali indesiderati. Sicuramente vanno usate con estrema parsimonia, un professore capace ed autorevole, infatti, non ha bisogno di dare note.
 

Pubblicato il 20.07.2014
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