Luned́ 10 Dicembre 2018 03:44

Sport

Una sana abitudine.

 Lo sport educa?

 Oggi parliamo di attività sportiva e speriamo con questo intervento di stimolare molti ragazzi a intraprendere una sana abitudine allo sport dilettantistico. La ragione per questo invito è data dal fatto che i nostri ragazzi praticano poco lo sport; tendono, sempre più, a una vita sedentaria e in buona parte ormai, sono sovrappeso (20/25%) o obesi (5%); ma è anche data dall’importanza preventiva dello sport rispetto ai problemi, anche psichici, che sempre possono presentarsi nelle fasi critiche della crescita.
Indubbiamente c’è da chiedersi perché pochi giovani si avvicinano alle palestre e ai campi sportivi. Forse, forse il primo ostacolo a una larga partecipazione dei giovani allo sport siamo proprio noi genitori; infatti, anche nell’affidamento all’allenatore, o meglio all’alleducatore (così si chiamano opportunamente gli educatori sportivi del CSI), entra in scena la nostra ansia: siamo preoccupati, non lo vogliamo lasciare andare, perché nostro figlio è un bene grandissimo, perché nessuno lo sa educare come noi, perché potrebbe fare cattive amicizie o apprendere comportamenti scorretti. Come secondo motivo vorrei porre la pigrizia dei figli che sempre più scelgono di non impegnarsi, di stare in casa a guardare la tivù o a giocare alla play station; ma aggiungendo subito la nostra pigrizia perché le attività sportive del figlio richiedono un impegno nell’accompagnamento, nella cura di tute e divise e una certa spesa necessaria per l’iscrizione e quant’altro. Infine anche l’idea che lo sport sia antagonista all’impegno scolastico è ben presente (infatti, i giovani lavoratori fanno più sport dei loro coetanei studenti); ho visto più volte genitori castigare il figlio per deludenti risultati scolatici impedendogli di partecipare all’allenamento o alla partita cui teneva tanto. Occorre in questo caso, invece, una stretta alleanza con l’istruttore che metta bene in chiaro con i suoi allievi l’importanza dell’impegno serio nella scuola e nella vita per essere veri sportivi; giungendo a precisare che scadenti risultati a scuola (o comportamenti scorretti in società) porteranno conseguenze disciplinari anche in palestra o sul campo. Mi spiego per essere ben capito, d’accordo con la famiglia il “mister” può lasciare in panchina quel suo calciatore che non sia dignitosamente impegnato a scuola, a casa, all’oratorio, in strada, ecc.
Un’ultima affermazione negativa (ed è una bugia imperante che abbiamo già evidenziato) è quella che sostiene che nel paese o quartiere non c’è niente, che non ci sono attività neanche sportive!  La qual cosa non è mai vera… basta allargare lo sguardo per vedere le moltissime iniziative presenti dappertutto; ma se fosse vera, tocca a me - ora, qui e subito - impegnarmi con gli altri genitori, con la scuola, con i catechisti e la parrocchia per rimediarvi.
    Per passare ora agli aspetti positivi si possono elencare, oltre ai benefici fisici cui abbiamo già accennato, i risultati della pratica sportiva sul piano della formazione della personalità: 1) lo sport è un gioco con molte regole e queste sono uguali per tutti, pertanto insegna democrazia e rispetto delle norme stabilite; 2) nello sport c’è un arbitro il cui giudizio è inappellabile, pertanto insegna a ubbidire e ad accettare le decisioni - anche quelle non condivise - di chi abbiamo scelto come giudice; 3) ci sono competizioni individuali e collettive, nelle prime occorre migliorare il risultato personale, dunque s’impara a misurarsi con se stessi; nelle seconde, i giocatori di una squadra si sentono parte di una piccola comunità solidale che ha uno scopo comune, dunque si fa tirocinio a lavorare insieme per un obiettivo condiviso.
In conclusione fare sport è una scelta tre volte positiva, perché fa crescere sani, perché si hanno maggiori occasioni di godere della presenza di amici e di farsene di nuovi, tenendosi al tempo stesso lontano da relazioni pericolose e non sorvegliate. Non dimentichiamo, infatti, che sui campi sportivi si possono certo trovare dei pericoli, ma lì non solo dobbiamo esserci come genitori, ma se ci sono anche bravi allenatori le relazioni che si instaurano non sono abbandonate al branco, diversamente da quanto avviene nei luoghi mondani di ritrovo, nei bar, nelle sale gioco e nelle discoteche.
Praticando poi l’attività per diletto può anche succedere che noi stessi e i nostri figli diamo una risposta “diversa” al quesito se conti di più vincere o partecipare.  Con una battuta, io direi che è più importante perdere: facciamo tanta fatica a insegnare ai nostri pargoli ad accettare le delusioni grandi e piccole della vita che qualche bella sconfitta sul terreno di gioco è veramente salutare. Questo insegna a perdere con dignità, ma anche a vincere con altrettanta dignità; anche perché nello sport, come nei giochi, c’è il successo o la sconfitta, ma né l’uno né l’altra sono stabili e perenni; lo sono fino alla prossima partita, al prossimo torneo, alla prossima gara, al prossimo campionato. Anche la vittoria o la disfatta più clamorosa non sono definitive, ci sarà sempre la rivincita prima o poi e ciò ci tiene in una costante tensione a fare sempre meglio. Educativamente parlando questa “tensione” è più importante che vincere. E’ facile così imparare che non si può ottenere niente dallo sport e dalla vita se non si suda, se non ce la mettiamo tutta, se non ricominciamo mille volte da capo.
         Certo il grande peso che viene dato oggi ai successi dei campioni super pagati, non è di buon esempio ai nostri giovani, pertanto è bene fuggire, come il fumo negli occhi, tutte quelle società che promettono e danno compensi in denaro (o in altri beni) per le vittorie conseguite. Come è altrettanto bene impegnarsi, anche come tifosi, per competizioni “pulite”, quantomeno facendo mancare la nostra partecipazione a quei settori che limpidi non sono.
Non posso terminare senza un cenno alla scuola dove mi pare che si faccia poco sport; dove mancano sia il tempo, che le risorse, che la volontà. Occorre anche lì rilanciare in positivo, ovvero offrire occasioni per fare attività entusiasmanti e sane. Un risveglio dell’educazione fisica-sportiva sarebbe certo auspicabile ed è veramente deludente vedere campetti e palestre scolastici utilizzati poco, male e solo al mattino.
  
 

Pubblicato il 06.11.2011
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