Luned́ 17 Febbraio 2020 02:43

Primo giorno di scuola

Il primo giorno di scuola è vicino, nostro figlio (fino al giugno scorso alla scuola materna

Il primo giorno di scuola

   Il primo giorno di scuola è vicino, nostro figlio (fino al giugno scorso alla scuola materna o dell’infanzia) andrà alla scuola elementare o primaria. Chi è più preoccupato lui o noi? Probabilmente noi. Quanti problemi: che scuola è? che docenti ha? chi sono i suoi compagni? studiano inglese… e l’informatica?, ecc.

Lui probabilmente non ha problemi: desidera andare a scuola, vive il passaggio come una promozione e non ha ansie particolari se non gliele abbiamo trasmesse noi.

 

Gli atteggiamenti negativi

   Primariamente da evitare sono le considerazioni che distruggono l’autostima, frasi della serie: «Non ne posso più, incomincerà la scuola e ci penserà la maestra a metterti a posto»;  oppure:  «Finalmente, vai a scuola e lì vedrai»; fanno gravi danni.

   Troppi poi sono i genitori che, anche per la scuola, si sostituiscono al figlio in tutto: lo lavano, lo vestono, gli preparano la colazione, lo imboccano (a sei anni!); riempiono lo zainetto di libri, quaderni e… merendine, glielo portano (sicuramente valutandolo troppo pesante); lo accompagnano fino alla porta dell’aula (quando non pretendono di entravi e di mettere le cose sul banco); snocciolano una serie di raccomandazioni inutili e lo lasciano infine… con uno sguardo preoccupato come se andasse al martirio, così turbandolo finché piange; ma questo pianto gratifica la mamma che lo recepisce come una conferma dell’affetto del figlio.

   Infine sono spesso presenti convinzioni negative nei riguardi della scuola: «Ai miei tempi si studiava davvero, oggi giocano appena, addirittura con il computer»; oppure: «Le maestre sì che han buon tempo… quattro ore al giorno e tre mesi di ferie...». Pregiudizi che finiscono per trasmettere messaggi distorti.

 

La Pedagogia Preventiva Positiva

   La pedagogia preventiva ci richiede di fare (preventivamente appunto) alcune riflessioni che i genitori che leggono non devono nemmeno ricordare, ma solo condividere o rifiutare. Al momento della decisione questo assenso (o questo dissenso) consentirà di operare la scelta migliore (pedagogia positiva).

La prima considerazione (ovvia? forse sì, forse no) a sei anni i fanciulli (non più bambini) sono maturi per andare a scuola.  È un fatto largamente dimostrato, per cui possiamo stare tranquilli. Evitiamo dunque sia i precocismi, che le ansie per il nuovo passo. Ci sono delle eccezioni? Certo, ma i casi di difficoltà avranno - in collaborazione tra scuola e famiglia - un trattamento personalizzato.

Con la seconda annotazione so di suscitare un mucchio di perplessità, ma la faccio comunque perchè ne sono convinto: la scuola primaria italiana è una delle migliori del mondo. Tranquillizziamoci! Le maestre sanno fare il loro mestiere, lasciamoglielo fare! E se fossimo d’accordo trasmetteremmo a nostro figlio, con le parole e coi fatti, il messaggio che va in un ambiente dove ci sono bravi insegnanti, dove dovrà sì impegnarsi e lavorare sodo, ma dove “starà bene” e si preparerà adeguatamente alla vita da grande. È un po’ uno sport nazionale dir male di noi stessi… evitiamolo almeno con nostro figlio, soprattutto quando non ha fondamento.

La terza considerazione ci invita a partecipare alla vita della scuola. Occupiamoci di nostro figlio più che preoccuparci e partecipiamo, ora, alle riunioni preparatorie dell’anno scolastico; poi agli incontri programmati nel corso delle lezioni; senza la pretesa di “sapere noi come si fa scuola”, ma con la massima disponibilità alla collaborazione. E basta con i piagnistei secondo cui la scuola richiede continue spese, è troppo cara e che richiede sempre soldi. Non dimentichiamo che il miglior luogo per investire quel poco che abbiamo non è la banca, non sono i BOT o i CCT o le azioni, ma è la scuola: «Genitori, investite in educazione, è questo l’impiego del vostro danaro che dà gli interessi più alti».

Il primo giorno di scuola accompagniamolo pure, ma perché la mamma? Facciamo una grande rivoluzione maschilista andiamo noi papà: pensate quale sicurezza ne ricava il bambino: «Il mio forte papà mi ha portato a scuola, posso star tranquillo lui sa quello che fa e sa che io sono qui».                       Infine una considerazione per gli insegnanti: i rapporti con i genitori sono difficili perché il “bene” che vi affidiamo (nostro figlio) è troppo grande. Se voi consegnaste 70 milioni di Euro ad un’altra persona non sareste preoccupati? Ebbene il bambino che avete a scuola vale molto, molto di più; perciò noi genitori siamo ansiosi, abbiamo tutta una serie di preoccupazioni  e… speriamo che ce lo facciate crescere bene.

 

Pubblicato il 18.09.2019
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