Luned́ 24 Febbraio 2020 03:01

I cattivi compagni

Siamo tutti molto preoccupati dei compagni che frequentano i nostri figli

Siamo tutti molto preoccupati dei compagni che frequentano i nostri figli e lo siamo a ragione perché sappiamo che l’influenza degli amici ha un peso importante nelle decisioni che prenderanno quando non ci saremo noi. È noto a tutti l’effetto branco che porta i ragazzi a fare cose che non farebbero mai in presenza dei genitori: nel gruppo sono più facili i comportamenti a rischio, cala la responsabilità personale e l’emulazione fa la sua parte. Fare quello che il gruppo chiede è essere accettati, riconosciuti, valorizzati ed evitare critiche, ironie, sarcasmi, umiliazioni. Ma, se è vero che non possiamo tenere i nostri figli fuori dal contatto con gli amici e quindi dai cattivi esempi che talora (non sempre) danno, è altrettanto vero che la nostra “influenza” è superiore a quella dei coetanei. Se abbiamo, con la nostra azione educativa, dimostrato idee ben chiare, comunicato buoni principi, applicato buone regole… anche se si comportassero male…, proprio allora avranno la consapevolezza di sbagliare, di non fare bene, di essere fuori dal lecito e da quanto la famiglia ha proposto. E se questa convinzione si presenta subito, già dal primo comportamento trasgressivo… proprio questa sarà un buon incentivo per abbandonarlo. Certo, i nostri valori vanno rinforzati, ripetuti, riproposti. Occorre allora spegnere tivù, telefonini, video-giochi e social, almeno durante i pasti principali, per parlare ai figli, per consentire loro di dire quello che esperimentano, di fare delle domande, di discutere con noi. E se noi saremo bravi ad accettare provocazioni e contestazioni come “opportunità educative”, li aiuteremo a trovare una soluzione ai loro problemi e proporremo i nostri consigli. Quando sono fuori, poi, possiamo far sentire loro la nostra presenza semplicemente perché noi sappiamo dove sono, con chi sono e a che ora tornano. Informazioni che non possono mai mancare per tenerci emotivamente a loro vicini. Questa vicinanza ci consente un giusto controllo che non può mancare anche per regolare gli spazi di autonomia che loro rivendicano e che noi concediamo a patto che rispettino le regole. Si può, infine, stabilire un “rituale” per il rientro; quantomeno possiamo chiedere che si facciano sentire per la buona notte. Questo serve a ricordare loro che qualcuno li attende, a verificare il rispetto dell’orario stabilito per il ritorno a casa e a rassicurare papà e mamma che sono tornati: sani, salvi e… sobri.

Pubblicato il 02.06.2019
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