Mercoledì 12 Dicembre 2018 00:29

Un po’ di sano umorismo

Abbiamo tante volte parlato dell’autorevolezza dell’educatore e forse ce ne siamo fatti un’idea troppo seria, per cui potrebbe sembrare che essere autorevoli sia il contrario dell’essere allegri e sereni. No, autorevoli significa che...

 

Abbiamo tante volte parlato dell’autorevolezza dell’educatore e forse ce ne siamo fatti un’idea troppo seria, per cui potrebbe sembrare che essere autorevoli sia il contrario dell’essere allegri e sereni. No, autorevoli significa che quando diciamo sì, siamo certi che sarà sì; quando diciamo no, siamo altrettanto certi che no sarà. Il modo, poi, con cui otteniamo quanto stabilito non è necessariamente la faccia arcigna o la minaccia di castighi, può essere - anche - una battura, una facezia, un distrarre con argomenti simpatici il nostro cocciuto bambino dalla sua posizione negativa. Spesso si ottiene di più con una bella risata che con mille sgridate. Ridere per far ubbidire i bambini, può sembrare una “trovata”, eppure funziona! Conosco mamme e papà che sono capaci di porre fine alle lagne o ai capricci del figlioletto, con una battuta, una frase allegra, uno scherzo, ecc. L’umorismo può essere un momento educativo molto efficace, proprio perché i bambini sono molto sensibili al buonumore e inclini alla risata, alla giocosità, al divertimento. Un po’ di brio e di allegria, perciò, non guastano, nemmeno in educazione, e (provare per credere) ci aiutano a scoprire il lato piacevole di essere genitori. Non tutte le occasioni, certo, si prestano alle facezie, alle battute e alle risate. Talune situazioni richiedono un atteggiamento fermo e deciso, ma non sono molte. Per le altre - se trasmettiamo un messaggio del tipo: “Ma come sei spiritoso, mi piaci, sei divertente e simpatico” - i nostri figli saranno molto ben disposti ad andare d’accordo con noi. Ecco qualche esempio. Elsa corre dalla mamma dicendo: “Lui abbaia come un cane… contro di me…”. La mamma (mettendosi la destra alla fronte e coprendosi gli occhi): “No, non ci posso credere! Abbaia?… chissà che faccia gli verrà; guardiamo, guardiamo, magari si sta trasformando nel bulldog del nostro vicino”. Oppure: “Non voglio la minestra, mi brucia lo stomaco”. La mamma (mostrandosi molto agitata e sfogliando nervosamente la guida telefonica): “Ossignore, che guaio! Occorre chiamare subito la guardia medica, no il 118 che arriva prima, no i pompieri…”.
È quasi impossibile che un bambino continui a frignare e non rida. 
Non è la sola strada, ce n’è una seconda e una terza, ecc., finché si vuole e sono tutte buone, basta inventarle… Pensiamo ad esempio all’inversione dei ruoli. I bambini ridono sempre quando noi genitori facciamo i bambini e ci mettiamo a piagnucolare come loro. Anche con questa tecnica spesso si ottiene quella collaborazione che si riteneva diversamente molto difficile da raggiungere. Poi possiamo far finta di essere un animale e rispondere con il “ cip cip” dell’uccellino, il muggito della mucca, il ruggito del leone, ecc., ecc. Oppure possiamo simulare un’ improvvisa, improbabile impossibilità a muoverci, a parlare o a stare in piedi. Oppure possiamo scherzare su modi di dire o storie della tradizione. “Andiamo a fare la spesa”. “No, non vengo, voglio andare con papà!”. “Ma lo sai che fuori, nel parcheggio, c’è un asino che vola?“. “E il papà dov’è?”. “E’ fuori dal supermercato a vedere l’asino che vola, ora ci andiamo anche noi”. Tutti metodi buoni per dissipare i musi lunghi ed evitare di agire autoritariamente…

Pubblicato il 12.02.2016
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