Luned́ 10 Dicembre 2018 04:00

Non Mangia

“Mio figlio non mangia”

 “Mio figlio non mangia”, mi dice una mamma e io ho una gran voglia di rispondere: “Se non mangia oggi mangerà di più domani”… La risposta impulsiva è stimolata dal fatto che le mamme di oggi si preoccupano “troppo” del cibo, con il risultato di generare un rigetto talvolta quasi totale e duraturo nel tempo. Sapete qual è la prima domanda che il bimbetto si sente rivolgere appena esce dalla scuola dell’infanzia? Ebbene sì! È: “Che cosa hai mangiato?”. E se fai presente alle mamme che non è certamente quella la cosa che ha interessato il bimbo durante la giornata scolastica, si giustificano dicendo che è importante… per sapere quali cibi preparargli per cena. Sapete qual è il motivo che genera più attriti tra la Scuola e la famiglia? È il menù! Non serve spiegare alle mamme che il menù è elaborato dall’ASL, che ha tutte le garanzie possibili, che è esposto all’albo e che possono averne una copia.

Stabilito, con controllo pediatrico, che il bimbo sta bene, che il rapporto peso, statura, età è giusto, dovremmo: abolire la domanda sopra citata; non chiedere mai: “Che cosa vuoi mangiare oggi?”; mettere nel piatto del bimbo porzioni piccole (quasi sempre le dosi date sono esagerate); evitare i cibi che non piacciono sostituendoli con altri di pari valore nutritivo; non costringerlo a mangiare con la forza; puntare sull’imitazione… (se mangiamo noi con gusto altrettanto farà lui); non dire mai: “Mangia se no si raffredda”; e nemmeno: “Mangia la verdura che ti fa bene”; evitare ricatti e minacce della serie: “Finisci tutto che poi ti do il gelato”, oppure: “Se non mangi, non esci”;  ma soprattutto non lasciarsi mai sfuggire: “Mangia la bistecca che ci sono i bambini in Africa che muoiono di fame, perché la risposta potrebbe essere: “Mandagliela!” (ben altra dev’essere la nostra testimonianza, cioè la scelta di una vita sobria per dare periodicamente il nostro contributo a chi ha bisogno, ad es. con un’adozione a distanza).

Contemporaneamente dovremmo introdurre alcune regole positive: i pasti giornalieri sono quattro, colazione, merenda, pranzo e cena che si fanno comodamente seduti a tavola e, per i due principali, con tutta la famiglia riunita (senza discussioni, sgridate, rimproveri… e TV); niente fuori pasto; chi non finisce il primo non mangia “altro” e non si alza da tavola finché non hanno finito papà e mamma. Ecc.

Infine, per ciò che riguarda la colazione, è normale che appena svegli non si abbia voglia di mangiare. Il “trucco” solutivo è alzarsi un poco prima, per consentire al bimbo di lavarsi, vestirsi e preparare le sue cose tranquillo. Ciò è sufficiente a dare all’organismo il tempo per “mettersi in moto” e sentire il desiderio di mangiare qualcosa. La fretta è il peggior nemico della colazione.

Concludo sottolineando che il rapporto che i piccoli hanno con il cibo è importantissimo. I primi anni di vita sono decisivi. Se si creano - durante l’infanzia - dei problemi, questi rimangono a lungo!  E - purtroppo - si ripresentano durante l’adolescenza. Obesità, bulimia, anoressia, sono malattie non da poco e nascono tutte da un cattivo approccio col mangiare che quasi sempre ha le sue radici molto lontano.

 

Pubblicato il 16.01.2016
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