Lunedě 10 Dicembre 2018 03:44

L’età dei perché

Non è come la fase dei no è molto positiva e dobbiamo prolungarla al massimo.

“L’età dei perché”.

 

 Non è come la fase dei no; è molto positiva e dobbiamo prolungarla al massimo. É il momento in cui la mente del nostro piccolo inizia a funzionare alla grande per cui è assetato di sapere, vuole capire, pensa che noi sappiamo tutto e ci rivolge mille richieste. E noi dobbiamo rispondere con le nostre capacità; senza preoccuparci del “sarò capace”, ma usando il buon senso; dando, magari, una risposta generica, per poi “aggiornarci” e riprendere l’argomento in un’altra occasione. Certo, capita - e lo verificano tutti - che se la versione della risposta data oggi, non corrisponde alla perfezione con quella di ieri, lui si ribella e protesta. Ciò semplicemente perché pensa che noi non solo sappiamo tutto, ma anche che siamo perfetti, per cui non possiamo sbagliare o dire: «Mah, forse, chissà»; è però, per lui, questa, una buona occasione per sperimentare che gli adulti non sono perfetti e che le conoscenze umane altrettanto non lo sono. Un’acquisizione che arriverà molto presto!

Lo so che talvolta è veramente difficile rispondere a tutte le domande… e per rendercene conto basta fare una prova. D) Perché c’è il sole? R) Perché è nel cielo. D) Perché è nel cielo? R) Per fare luce e scaldarci. D) Perché scalda? R) Perché senza il sole geleremmo dal freddo! D) Perché geleremmo? R) Perché l’universo è freddo! D) Perché è freddo? R) Perché sono le stelle come il sole che scaldano! D) Perché le stelle scaldano? E così via…

Questo è ciò che capita tutti i giorni ai papà, alle mamme e anche ai nonni che hanno un bimbo di circa tre anni! E non è facile stare al suo ritmo e qualche volta tendiamo a “stopparlo”; ma… ci pensiamo quanto recepisce la sua testolina, quanto ragiona, quanto elabora, quanto si sviluppa! Ascolta, sistema, costruisce, capisce, organizza, apprende. Quindi resistiamo e rispondiamo il più possibile! Nel fare tutte queste domande e nel ricevere le relative risposte, lui prova un vero e proprio “piacere intellettuale”, un’intima “soddisfazione mentale”… e zittirlo è sicuramente un atto pedagogico negativo, che un poco alla volta atrofizza questa capacità che andrebbe invece mantenuta, coltivata e cresciuta con gelosissima cura.

Alcuni bambini, infine, fanno domande per evitare di ubbidire, ad esempio: «Perché devo andare a letto? Perché devo parlare a bassa voce? Perché non posso mangiare le caramelle?». In questo caso la richiesta non è posta per una lodevole curiosità intellettuale; ma per il fatto che noi abbiamo dato un ordine (o stabilito un divieto) e loro provano ad aggirarlo. Esattamente come per i “no”: «Ce la faranno?». Se sì, ripeteranno il comportamento che ha avuto successo, se no la richiesta è sterile e quindi cesserà. Dunque a queste domande si risponde sbrigativamente che già conoscono la risposta e che le “regole” vanno rispettate.

 

 

 

 

 

 

 

 

      

      

 

 

Pubblicato il 12.11.2015
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