Luned́ 10 Dicembre 2018 03:54

La maestra grida

Scrive una mamma: “Nella classe di mia figlia Lorenza, gli allievi sono ‘solo’ dodici ... eppure i ragazzi stessi si lamentano spesso delle urla a scuola una maestra in particolare si distingue per il tono dei suoi rimproveri

 

Scrive una mamma: “Nella classe di mia figlia Lorenza, gli allievi sono ‘solo’ dodici ... eppure i ragazzi stessi si lamentano spesso delle urla a scuola; una maestra  in particolare si distingue per il tono dei suoi rimproveri che si sentono anche fuori dall’edificio. Una classe così ridotta non dovrebbe essere un modello di tranquillità? Come si fa a dire all’insegnante che così non va? Temo che tutto ciò faccia male, dal punto di vista educativo, agli alunni”.

A questa mamma rispondo che le classi troppo piccole sono, in genere, difficili da gestire; infatti, un gruppo stabile ed eterodiretto (= con un capo, in questo caso il docente) deve avere più di 15 componenti (un gruppo di 12 è un po’ povero dal punto di vista delle relazioni e crea problemi). Certo tutti pensano che con così pochi alunni sia facile... no! ‘Con così pochi alunni è difficile’. In una classe numerosa le maestre sono ‘costrette’ a stabilire regole certe e a farle rispettare, diversamente non ce la fanno; in una classe piccola tendono a essere ‘larghe di maniche’ e ciò non è pedagogicamente positivo.

Secondo me il gruppo scolastico ideale ha più di 20 alunni, precisando che, se ci sono tra questi persone diversamente abili, il numero di venti non deve essere superato. Ne viene di conseguenza che le classi troppo affollate (con più di venticinque componenti, fino a trenta e oltre) sono ancora più difficili, sia per la presenza di chi ha reali difficoltà scolastiche, sia per un più numeroso gruppo di studenti cosiddetti borderline, che si collocano al limite, al confine; che, cioè, non sono ‘in difficoltà’ ma le sono molto vicini per l’instabilità dell’umore, delle relazioni interpersonali, del comportamento e dell’impegno.

Per quanto riguarda gli insegnanti che urlano è molto difficile farli cambiare in quanto il loro è un ‘atteggiamento educativo’, cioè un modo di fare che assumono tutte le volte che sono a scuola.

Che fare? La risposta è: “Parlarne!”. E si può scegliere tra parlarne: con l’insegnante a tu per tu, in assemblea di classe, con il rappresentante di classe, con un genitore del Consiglio di Istituto, con il dirigente scolastico, ecc., sono tutte strade diverse che si possono intraprendere a seconda della reale situazione per cui occorre scegliere quella che si ritiene più opportuna. Brontolare o tacere non produce risultati.

Per quanto riguarda invece l’atteggiamento da assumere con la figlia, a questa mamma molto preoccupata e che teme che le urla della maestra facciano danni, vorrei dire una cosa che da molti non verrà accettata: “Io non mi preoccuperei, perché le urla dell’insegnante non fanno male a Lorenza”. A mio modo di vedere la mamma, che vuole veramente il bene ‘educativo’ di sua figlia dovrebbe dirle con gentilezza, ma con fermezza: “Se l’insegnante urla, avrà le sue buone ragioni”, punto e basta. E, per convincersi che é sulla buona strada, dovrebbe dire a se medesima che la scuola è come la vita! È vita! E nella vita c’è anche chi urla; ma proprio per questo la scuola "insegna a vivere".

 

 

 

Pubblicato il 12.07.2015
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