Luned́ 10 Dicembre 2018 03:19

Amore e formazione

I genitori di oggi affrontano il compito educativo con un certo timore. Hanno paura di non farcela

Amore e formazione

Sento dire che i genitori di oggi affrontano il compito educativo con un certo timore. Hanno paura di non farcela e talora rinunciano. È vero?

   Parlando in generale è indubbio che oggi si agisce con più consapevolezza e quindi con preoccupazioni, non maggiori, ma certamente diverse rispetto al passato. La mia mamma era assillata dalla necessità di dar da mangiare alla sua numerosa famiglia; oggi (mentre rimane, purtroppo, vero che nel mondo ci sono genitori che hanno lo stesso problema e il nostro compito è quello di aiutarli), nella stragrande maggioranza dei casi le preoccupazioni riguardano la vita futura dei figli e il modo con cui dotarli degli strumenti per gestirla. E questo - lo sappiamo - non è facile. 

Ma non basta agire spontaneamente sotto la guida dell’amore che ci lega ai figli?

   In tutti gli incontri di formazione che ho avuto la fortuna di avere con i genitori ho trovato persone affettuose e responsabili, mamme e papà con figli di età variabile dall’asilo nido all’università, che affrontano il compito di crescere i figli con amore e ottimismo, non dubitando che riusciranno a dare loro una vita normalmente felice; ma la loro presenza agli incontri dimostra anche che sono consapevoli che l’affetto è qualità assolutamente necessaria, ma non sufficiente per attuare una buona educazione. Perciò hanno sete di imparare a fare bene e si impegnano per dare il meglio di sé. Tutti sperano che l’amore per i figli li aiuterà anche nei momenti difficili, ma non sanno che cosa fare quando il solo amore non è sufficiente.

Quindi l’amore non basta?

   Certo l’amore non basta… se bastasse amare una persona per indirizzarla al bene sarebbe quasi facile; e allora con la “formazione” siamo alla ricerca di indicazioni specifiche attraverso le quali esprimere le nostre capacità educative e incoraggiare gli aspetti positivi dei nostri figli.

Perché c’è anche un “lato negativo” nei figli…

   C’è e nessuno ne dubita. Mi viene in mente l’apologo che racconta di un giovane monaco che si presentò al suo superiore e disse che gli sembrava di avere dentro di sé due orsi: uno battagliero e malvagio, l’altro tranquillo e saggio: Quale dei due prevarrà? Chiese. Tu che pensi?, rispose il saggio eremita. Penso che prevarrà l’orso vivace e aggressivo perché è più forte. La mia esperienza invece mi dice che avrà la meglio l’orso che nutrirai di più, concluse il maestro. Stando alla metafora genitori e figli devono nutrire l’orso buono. Utilizzando metodi educativi efficaci, abbandonando i metodi tradizionali (se non valgono più); evitando di ripetersi negli atteggiamenti, e adottando soluzioni nuove rispetto a situazioni nuove.

Per esempio?

   Ci sono mamme che brontolano sempre, che danno ordini senza fine, che strillano per farsi ubbidire, che picchiano i loro bambini, che imprecano con parolacce irrepetibili, così - rovinando la loro immagine - non ottengono l’effetto desiderato: i figli diventano insensibili ai loro rimproveri, sordi alla mamma e non presentano la minima attenzione alle sue parolacce. Pensate che queste mamme si arrendano davanti agli insuccessi? Che cambino atteggiamenti? No! Sono bloccate nelle solite abitudini e continuano imperterrite a brontolare, urlare, imprecare.

Dovrebbero fermarsi un attimo e riflettere

   Gli incontri di formazione per i genitori che si effettuano nelle scuole, nelle parrocchie od oratori, nelle biblioteche, nei centri di socializzazione, ecc. servono proprio a questo; ma anche gli articoli di pedagogia sui giornali, le riviste specializzate, le trasmissioni radio o tv che tentano di passare messaggi educativi positivi, sono utilissimi allo scopo.

Purtroppo ci sono gli assenti e forse questi sono quelli che avrebbero maggiormente bisogno di cambiare i loro comportamenti.

   Purtroppo, e fino a quando la scuola non si deciderà a fare formazione per i genitori, questi saranno eternamente assenti ed esclusi. Per fortuna le nostre parrocchie hanno predisposto il nuovo cammino di Iniziazione Cristiana dei Fanciulli e dei Ragazzi implicando anche la partecipazione (posso dire obbligatoria?) dei genitori e non più solo dei bambini con il loro tradizionale catechismo. Andiamo avanti, siamo sulla buona strada. 

Sentiamo dire frequentemente che i bambini d’oggi sono i più viziati di tutti i tempi. I genitori vengono accusati di permettere tutto ai figli… È vero?

   Io ho molti amici e amiche rigorosamente single che nell’educazione dei miei tre figli sicuramente, secondo loro, avrebbero fatto meglio. Impariamo ad ascoltare chi invece di criticarci offre suggerimenti pratici e positivi.

La gente fa in fretta a criticare i genitori per i loro errori e per quelli dei loro figli. Invece di cercare soluzioni, parenti e amici elargiscono critiche e disapprovazioni.

Con l’attività di formazione dei genitori si offrono orientamenti pratici, suggerimenti ed esempi per sentirci finalmente capaci e competenti nel ruolo di genitori-educatori, per sentirci ricchi non solo di un immenso amore per i figli, ma anche di maggiore capacità, maggiore fiducia in noi stessi e arrivare così a riscoprire il “piacere” di educare.

Stiamo però imparando e riusciremo?

   Posso dire, senza ombra di dubbio: Stiamo imparando (e sottolineo “stiamo imparando”, perché poi dirò diversamente) a crescere dei figli bravi, buoni, sani, intelligenti; positivi e simpatici; sereni e allegri; sicuri, amorevoli, riconoscenti e generosi; con un alto livello di autostima e tanti amici…. Certo tutto questo non avviene con facilità, costa sacrificio, impone di rischiare; ma una mamma che si “occupa” attivamente dell’educazione dei figli, parte con il piede giusto e ciò è garanzia di risultati buoni.

Ma come si spiega la “paura” dei genitori che, pur essendosi ben formati e mantenendosi aggiornati, non si sentono tranquilli?

   Per far nascere un figlio ci vogliono nove mesi, ma per portarlo alla maturità ci vogliono (si dice per convenzione) diciotto anni.

Diciotto anni, questo è il tempo di cui disponiamo per fare di lui una persona equilibrata.

Diciotto anni durante i quali il nostro destino è totalmente legato al suo.

Diciotto anni nei quali i suoi comportamenti ci interpellano a ogni istante… davanti a questo compito chi non ha delle difficoltà, chi può sentirsi tranquillo? Io no!

Difficoltà che nascono dalla necessità di decidere in ogni momento il “meglio” per lui…

   Molto ben detto, scegliere di dare la vita a un bambino significa sicuramente dare concretezza all’amore coniugale, ma è anche accettare la responsabilità di diventare guida e modello per tutto il tempo della sua crescita. Noi abbiamo il compito di decidere che cosa sia meglio per lui; dobbiamo distinguere tra ciò che è opportuno e ciò che non lo è; non si deve essere troppo severi, né troppo permissivi; occorre distinguere l’essenziale dall’accessorio e non possiamo esimerci da queste scelte, pena il naufragio della nostra azione e la fragilità della persona che stiamo crescendo. Ma non abbiamo solo questo da fare, ci sono il coniuge, gli altri figli, i nonni e parenti, il lavoro, gli amici, la scuola, il volontariato, la società…. tutto questo va armonizzato in un puzzle che è difficile da combinare.

E i figli non sembrano collaborare in questo…

   Collaborano, indubbiamente, ma non possiamo pretendere che siano loro a spianarci la strada. I bambini vanno là dove gli impulsi li spingono. Quindi non solo dobbiamo trovare la strada giusta, ma anche lo dobbiamo fare indirizzando bene le loro tendenze spontanee.

È possibile?

   È possibile e affascinante, occorre fiducia, che a noi credenti non manca perché sappiamo che questo nostro figlio è voluto e amato singolarmente e personalmente da Dio che ha su di lui un progetto meraviglioso.

Un genitore che è appunto impegnato in mille cose, dove lo trova il tempo per diventare un buon educatore?

   Se vuole, lo trova anche perché il tempo richiesto è inferiore a quello passato davanti al televisore. Per leggere un articolo di pedagogia sono richiesti una ventina di questi preziosissimi minuti. Partecipare agli incontri proposti dalla scuola, dall’A.Ge., da Comunità e Scuola o dalla Parrocchia non richiede mai più di un’oretta al mese in media.

Mi sorge ora il dubbio che esser buoni genitori non significhi soltanto essere educatori…

   Certo, certo… è molto di più. La mia esperienza di educatore e di genitore (e da poco di nonno) mi dice che è più facile il primo compito che il secondo. Perché un padre non può ignorare il legame di sangue che dà la misura del rapporto con il figlio. Esser genitori non si riduce a esercitare una funzione educativa è molto, molto di più! Per questo è più difficile, ma ci dà anche una garanzia: siamo noi genitori che “determiniamo” in modo “determinante” (e chiedo scura per la ripetizione) la personalità dei nostri figli. Gli altri: la scuola, la società, la televisione, gli amici, ecc. non saranno loro quelli che costruiranno i muri portanti di queste personalità, saremo noi e questo ci consola molto. L’ho già detto, ma è bene ripeterlo.

Dunque?

   Continuiamo con tenacia la nostra azione di genitori-educatori e guardiamo al futuro dei nostri meravigliosi bimbi (e nipoti) con grande serenità: Stiamo crescendo (e ora dico stiamo crescendo) dei figli bravi, buoni, sani, intelligenti; positivi e simpatici; sereni e allegri; sicuri, amorevoli, riconoscenti e generosi; con un alto livello di autostima e tanti amici.

 

 

 

Pubblicato il 06.01.2015
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