Lunedě 10 Dicembre 2018 03:46

Violenza tra fratelli

I nostri tre figli avevano litigato di brutto, tanto da avere uno un occhio pesto, l’altro graffi in faccia e l’ultimo un livido su una gamba …

 76) Violenza tra fratelli.

Prendiamo oggi spunto da una mail che abbiamo ricevuto, dice: «La cenetta intima tra me e mio marito per il nostro anniversario è finita proprio male; quando siamo rientrati abbiamo scoperto che i nostri tre figli avevano litigato di brutto, tanto da avere uno un occhio pesto, l’altro graffi in faccia e l’ultimo un livido su una gamba …».

Rispondo premettendo che se chiedessero ad uno qualsiasi di questi figli un po’ vivaci di dare il suo midollo spinale per salvare la vita di suo fratello, lo farebbe subito e che se anche gli dicessero che con questo suo gesto mette a rischio la sua vita, immediatamente sarebbe pronto alla donazione. E continuo affermando che i litigi tra fratelli sono del tutto normali (come lo sono tra coniugi); rimane il problema della distinzione tra discussioni (seppur animate) e violenza, perché è quest’ultima (non le normali baruffe) che noi abbiamo, da sempre, scelto di bandire dalla nostra casa, di contrastare nella società e nel mondo intero. 

Ma che cosa fare, come intervenire sui figli? Certamente sarebbe un comportamento pedagogicamente negativo buttarli giù dal letto minacciando punizioni a tempo indeterminato per tutti e tre, interrogandoli con stile inquisitorio per conoscere di chi è stato o chi ha cominciato per primo. È meglio comunicare loro che “si prende atto di quanto è successo” e si rimanda ogni decisione al giorno dopo; augurando comunque loro (singolarmente come ogni sera) la buona notte “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

Il giorno dopo la necessità di uscire per andare, chi al lavoro, chi a scuola, lascia tutto sospeso: i genitori delusi ed incerti; i ragazzi chissà… può darsi ancora arrabbiati, magari offesi, forse mortificati o pentiti… chissà? Perché la mattina alle sette non si può certo parlare con calma, ma arriverà il “redde rationem” e non lasceremo perdere tutto!

Col passare delle ore i genitori ed i figli ritrovano la calma necessaria, i primi perché parlando tra di loro o con amici della cosa, vedono il tutto meno grave; i secondi perché, in fondo in fondo, vogliono un bene tremendo ai fratelli e li hanno già perdonati. La sera, dunque…

Al momento giusto, come insegna la pedagogia positiva, è doveroso per i genitori esprimere quello che hanno provato e che provano: «E’ stato molto triste - possono dire - constatare che ieri avete dimenticato il “No” deciso e consapevole di tutta la nostra famiglia ai comportanti aggressivi e che avete messo a repentaglio la sicurezza di ognuno di voi e dei vostri fratelli …».

Il messaggio dei genitori e dunque di livello alto in quando riguarda le scelte etiche; ma anche pratico, quando parla dei pericoli…

Proprio per sottolineare questo secondo punto (del primo ne hanno già parlato molte volte) possono continuare dicendo: «La nostra inquietudine nasce anche dalla paura che possiate farvi male in modo irreparabile e vorremmo farvi capire che vi amiamo tanto da non volere che questo succeda, la vostra salute ed incolumità ci stanno molto a cuore…».

 Questo penso sia ciò che i genitori (anche se parla uno solo usa il plurale) possono dire per far sorgere qualcosa di positivo senza lasciarsi fuorviare dai sentimenti che provano, siano essi rabbia o pietà o amore eccessivo.

Così si comincia a parlare sinceramente e con chiarezza (una reazione, immediata e irruente invece avrebbe causato bugie e risposte dure).

Ed ipotizziamo quel che è venuto fuori: i figli hanno esposto tre versioni dei fatti e tutti hanno detto parte della verità; se ne ricava che i due piccoli stavano litigando (ecco l’occhio pesto ed i graffi) quando è intervenuto il maggiore per separarli prendendosi un calcio nelle gambe; i piccoli correttamente affermano che lui non c’entrava per niente e che voleva solo dividerli; tutti e tre si impegnano per il futuro a comportamenti corretti.

Nessuna punizione? Le punizioni se le sono autoproposte: quando il minore ha scelto la sua: due mesi senza tivù, gli altri gli hanno fatto capire che era troppo severo con sé stesso e tutto si è concluso con un abbraccio tra i tre.

Forse, quella della sera prima, non è stata una serata così disastrosa. Sembrava e invece hanno imparato tutti qualcosa.

 

 

Pubblicato il 02.09.2014
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