Luned́ 10 Dicembre 2018 03:49

Non ho tempo

Non ho tempo! Quante volte abbiamo detto questa frase

 71) Luigi Domenighini  - “Non ho tempo” -

 

Non ho tempo! Quante volte abbiamo detto questa frase e la dicono spesso anche mamme e papà quando si accorgono di esser quasi assenti dalla vita dei loro figli. E’ certamente la frase più pronunciata “in questi tempi”; il tempo è diventato un bene prezioso, non ce n’è mai abbastanza; ma tutto sommato la frase suddetta non è vera, perché “volendo” il tempo si trova. E allora… Come ritrovare il tempo?

Ecco io comincerei con alcune proposte che riguardano noi stessi (poi passeremo ad altre circa il nostro rapporto con i figli).

1) Il primo consiglio è proprio quello di “prevenire” cioè di organizzare la nostra giornata di modo che le cose si possano fare per bene, con calma e senza affanni. Cominciamo con la sveglia: “Il mattino ha l’oro in bocca”, dicevano i nostri avi e forse è vero, quindi… basta alzarsi prima; mezz’ora prima (incredibile: solo mezz’ora!), che la giornata cambia: non ci sono più le corse per prepararsi, le colazioni saltate, le fughe per non arrivare in ritardo. Soprattutto non c’è più l’urlo della mamma: «Alzati, che è tardi», che è un ordine e che è - perciò - il modo peggiore di incominciare la giornata del suo bambino. Mezz’ora (solo mezz’ora!) affinché tutto sia più rilassato e tutto funzioni meglio.

2) La seconda proposta chiede ancora mezz’ora ma la sera, mezz’ora per lasciare il lavoro fuori dalla porta di casa. E’ indispensabile tenere separata la vita lavorativa dalla vita familiare, (anche la nostra salute mentale richiede che, chiusa la porta dell’ufficio o abbassata la saracinesca del negozio, il lavoro sia terminato, quindi è vietato portarsi il lavoro a casa); ma non basta, occorre creare un break temporale tra il lavoro ed il rientro in  famiglia. Prendetevi anche in questo caso la vostra mezz’ora di relax. Chi vi accudisce i bambini può regalarvi questa mezz’ora. Non fatevi prendere dalla smania di essere subito a casa, pur stanchi morti, pur stressati, pieni di aspettative per la vostra bella famigliola: se non siete pronti e rilassati tali aspettative provocheranno disastri. Parlo soprattutto alle donne lavoratrici che sentono il dovere di rientrare immediatamente. Due passi, una piccola spesa, un caffè, quattro chiacchiere con l’amica (durata non superiore alla mezza ora!!!) possono consentirvi di lasciare lo stress e arrivare sorridenti e disponibili.

3) La terza proposta: andare a letto mezz’ora prima! Punto e basta… senza altri commenti!

Si richiedono semplicemente di tre mezze orette, di cui la prima e dedicata al risveglio dei figli che potrebbe così cominciare con un bacetto, con un bel: «buongiorno… nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo»; la seconda riguarda noi stessi per non portarci a casa il peso del lavoro e per predisporci ad un miglior rapporto con i nostri amati, la terza recupera semplicemente quella del mattino. Certo può sembrare strano che per dare più tempo ai figli occorra alzarsi più presto, star fuori mezz’ora in più ed andare a dormire prima; ma è una questione di “qualità del tempo”. Se la sveglia è affannosa, agitata, urlante; se il rientro dopo il lavoro è un correre dai problemi professionali ai problemi familiari, se la sera non ci decidiamo mai a coricarci e facciamo le ore piccole, il tempo che dedichiamo alla famiglia può essere anche enorme, ma sarà di pessima qualità, quindi… addirittura controproducente.

E per quanto riguarda il tempo da dedicare al nostro rapporto con i figli il problema sta nel fatto che, a differenza di quanto facevano i miei genitori con me (allora per necessità), noi non li coinvolgiamo più nella vita, nelle faccende e nei lavori di famiglia. Proviamo, invece, ad esempio a concordare con loro che cosa preparare per cena; se abbiamo detto pizza, chiediamo il loro preziosissimo contributo. Se facciamo il bucato facciamoci aiutare a separare i bianchi dai colorati, ad accoppiare i calzini ed a distinguerli tra quelli di papà, di mamma e dei bambini; dimostriamo stima e fiducia in loro ed implichiamoli nei lavoretti dell’orto, del giardino, ecc. I bambini si sentono importanti ed utili se viene loro offerta la possibilità di collaborare in casa; comprendono che sono apprezzati e che noi contiamo su di loro; che sono preziosi, indispensabili… senza il loro apporto che si farebbe? Certo, ogni singolo lavoro fatto coi figli richiede “più tempo”, ma sarà ben speso nella costruzione di un legame tra noi e loro.

E’ chiaro che talune cose si fanno insieme: mamma, papà e figli; ma è altrettanto chiaro che talaltre si possono fare separati. I bambini amano stare anche con un genitore solo, magari creando una specie di complicità della serie: «Domani lasciamo qui mamma ed Elisa ed io e te ce ne andiamo a pescare». Ricorderanno per sempre e con tenerezza questi momenti di intimità con il papà; tant’è che passati gli anni racconteranno: «Noi andavamo sempre a pescare insieme» (anche se sono andati poche volte); e anche: «Quanti pomeriggi abbiamo passato io e mamma in questa camera a suonare la chitarra». Sono cari ricordi perché riportano alla memoria “il bel tempo” in cui il genitore era impegnato con il figlio per un traguardo comune. Può esser utile in tal senso creare delle abitudini. Ogni giorno, tornando dalla scuola dell’infanzia, mamma e bimbo vanno a piedi, mano nella mano, come due innamorati e parlano, fitto fitto; raccontano, hanno cose importanti da dirsi e si danno tutto il tempo necessario. Tutte le domeniche la mattina il papà - bimbo in spalla - fa una corsa fino al parco e con lui segue tutto il percorso vita. La sera, ogni sera, la mamma sta ad ascoltare il suo bambino prima che si addormenti che racconta “le cose più belle della giornata”. Utilissimo!

Chi più ne ha più ne metta, c’è posto per tutte le idee positive.

Volendo il tempo si trova.

Pubblicato il 06.07.2014
top