Lunedì 10 Dicembre 2018 03:29

Quando ci vogliono... ci vogliono

Un metodo disciplinare che accende sempre focosi dibattiti è senza dubbio il ricorso alla sculacciata…giustific

69) “Quando ci vogliono… ci vogliono!”.

 

   Un metodo disciplinare che accende sempre focosi dibattiti è senza dubbio il ricorso alla sculacciata…giustificato con la frase: “Quando ci vogliono… ci vogliono; ma così non dovrebbe essere in quanto quello non è per niente un metodo educativo, è solo e soltanto violenza e i violentati, non solo - prima o poi - si ribellano ai violentatori; ma, anche, saranno loro medesimi aggressivi e brutali. Sappiamo tutti per esperienza che con la “forza” si ottiene tutto e subito, ma chi la subisce - giustamente - appena può, reagisce, lotta contro l’oppressore e sarà (la cosa è largamente dimostrata) anch’egli manesco con i suoi figli. Quindi se volete figli violenti… picchiateli spesso.

   Certamente alle botte si trovano molte giustificazioni. Alcune sono comuni e incomincerò proprio da queste sottolineando che si tratta di motivazioni non accettabili, classificabili sotto la voce “idee di pedagogia negativa”.

-          La più diffusa è: «Lo faccio per il suo bene e un domani mi ringrazierà». Il che sarebbe come dire che non ci sono alternative, che non si può fare diversamente, che per educare un bambino bisogna per forza prenderlo a sberle. Si può invece educare in altro modo certo ci vuole più pazienza, maggior tempo, più impegno, ma dà risultati sicuri e duraturi.

-          La più interessante è: «Fa più male a me, che a lui». L’ho sentita spesse volte ed è detta dal genitore che vorrebbe dimostrare un autentico amore al figlio. Sono, invece, parole che suonano profondamente false. Sarebbe molto meglio dire che ho perso la pazienza e gliele ho suonate.

-          Un’altra giustificazione è: «Lo sculaccio così capisce». Il guaio è che non capisce. Capisce altro, cioè che ha un genitore indegno del suo ruolo.

-          Ho sentito anche questa: «Lo percuoto leggermente sulle guance quando lui picchia la sorellina». La frase si commenta da sola perché prendere “leggermente” a schiaffi il figlio per insegnargli a non farlo è di una “logica” davvero poco logica.

-          E l’ultima: «Io stesso le ho prese tante volte e … mi ha fatto bene! In fondo in fondo non sono venuto proprio male…» e qui è facile rispondere che sarebbe cresciuto meglio senza violenze… indubbiamente.

Ma passiamo alle obiezioni serie. Mi dice un papà che ha scoperto la figlia 13enne a fumare in bagno: “Due sonori ceffoni possono essere utili a ricordarle che in Italia muoiono 80.000 (ottantamila!) persone all’anno a causa delle sigarette?”.  Temo però che neanche le sberle inducano a smettere di fumare, lasciano il dolore e il sapore del proibito e la volontà di non farsi più “beccare”.

“Però - dice una mamma davvero preoccupata - quando è in gioco la sicurezza le percosse fisiche possono servire a inibire un comportamento immediatamente molto rischioso. Proprio davanti a casa mia - continua - passa la ferrovia. Il divieto di andarvi è totale; ma mio figlio c’è andato, di corsa, per prendere il pallone! In questo caso alcuni robusti sculaccioni servono a fissare quel comportamento come estremamente pericoloso e tutto sommato a salvarlo da un grave danno”. Questa è indubbiamente un’obiezione che ha ragioni da vendere, ma ancora una volta non sarà la violenza a risolvere il problema; chi l’ha detto che avendolo percosso l’avrà capita e non lo farà più? Molti casi dimostrano che così non avviene.

   Ecco infine l’ultima domanda che ci consente suggerimenti positivi e preventivi: “Ma quando dici… dici… dici… e non ti ascoltano forse c’è un solo modo per dimostrare che si fa sul serio… o ce ne sono altri?”.

Ce ne sono altri indubbiamente, eccone alcuni:

-          mai dare un ordine, se non si è in grado di farlo rispettare; siccome verrà sicuramente rispettato, non ci sarà bisogno di castighi né fisici né di altro tipo;

-          in caso di errore evitiamo l’immediata punizione, ma chiediamo un preciso impegno; ricorrere alle mani non educa la “volontà di fare bene”, la distrugge; dimostra invece che la forza è un modo efficace per risolvere i problemi; non insegna, come vorremmo, che nella nostra famiglia abbiamo scelto di essere non violenti, perché convinti che sia possibile risolvere i conflitti con metodi pacifici;

-          se rispettiamo, noi per primi, la regola indiscutibile che in casa nostra non si picchia, lo faranno anche loro, anche tra di loro, o no?;

-          quando siamo arrabbiati ed in colera, la cosa migliore è uscire di scena e rientrarvi quanto avremo ritrovato la calma;

-          dopo essere stato sculacciato difficilmente un bambino si sentirà portato a impegnarsi per rimediare, così non impara il comportamento corretto, insegniamoglielo invece, addirittura ripetendolo, più volte, con lui; se ha attraversato la strada senza guardare, rifacciamo con lui il percorso, ripassiamo ogni singola azione, guardiamo a sinistra e poi a destra… più avanti attenzione al semaforo e attraversiamo solo quando appare l’omino verde (ma noi genitori lo facciamo?), lanciamo uno sguardo dietro l’angolo a quell’incrocio pericoloso e diciamo: «Domani quando vai a scuola ti accompagno di nuovo, dopodomani ti guarderò a distanza e lunedì finalmente potrai andare da solo, perché ormai sei grande».

La violenza genera solo violenza e noi, invece, abbiamo preventivamente e positivamente scelto di essere tra “coloro che si adoperano per la pace”, con la speranza di conseguire quel che segue nel vangelo.

 

Pubblicato il 07.06.2014
top