Lunedì 10 Dicembre 2018 02:41

Capricci

“Perché i bambini fanno tanti capricci?”

 114.b) Luigi Domenighini = Capricci

Ho osservato un bambino (1 anno e mezzo!) che, avvicinandosi ai fiori dell’aiuola, si dava lievi colpetti sulla mano dicendo: “No!”.  Il nonno, infatti, gli aveva detto di non toccarli, aggiungendo che se li toccava lo avrebbe picchiato sulla mano. Questo bambino già possiede il “senso del dovere”, violando il quale proverà un disagio che chiamiamo senso di colpa. L’uno e l’altro nascono semplicemente quando… una persona autorevole fa “sentire” al bambino un comportamento, un’azione, ecc., come “da farsi” o “da evitarsi”.  Quanto durano? Si possono tacitare? Se il piccolo citato toccherà le rose e si pungerà (conseguenza naturale) le eviterà; se toccandole il nonno lo rimprovererà (conseguenza sociale) la trasgressione finirà, il senso del dovere si rafforzerà e il rimorso - mancando l’azione negativa - non ci sarà. Ora è chiaro che la risposta alla domanda: “Perché i bambini fanno tanti capricci?”, è una sola e cioè: “Perché ottengono! ”. I capricci sono un modo specifico dei bambini per volere una cosa, per non farne un’altra, per avere quanto desiderano. Ottengono quello che vogliono? Sì! i capricci continueranno e si intensificheranno. Non ottengono? i capricci finiranno presto. Una frase slogan per ricordare: “I capricci devono essere improduttivi”. Noi chiediamo una cosa… lui ci dice di no. Non la fa? Evita quello che non vuole fare? Se sì, ripete il comportamento; se no, dopo alcuni insuccessi il capriccio scompare e l’età dei no, appena iniziata è già finita. Se il senso del dovere è stato correttamente mantenuto, con un buon equilibrio con il senso di colpa; se le regole di famiglia; gli ordini e i divieti sono eseguiti e noi educatori prestiamo la massima attenzione che siano rispettati; se l’età dei “no” non è esistita o è durata pochissimo; se l’età dei perché è stata ben coltivata e dura tutt’oggi, ecc., il nostro bambino non ha bisogno di castighi semplicemente perché impara un poco alla volta a non fare capricci, a non disubbidire, tanto non guadagna niente.  Ma se proprio disubbidisce??? Lo devo castigare? La risposta non è un semplice no o un sì; ma è più articolata nel senso che tra la violazione e la sanzione si deve inserire l’“assunzione di impegno”. Mi spiego. Se il mio bambino ha disubbidito, non lo castigo. Ma lo stimolo a riflettere e a dire che cosa vuole fare. Perché se dice che ha sbagliato e si impegna a non ripetere l’errore, va bene così e basta, la punizione non serve. E’ il metodo di don Bosco (appreso dalla sua nonna): “Dite pure chi è il “colpevole” e se questi farà il proposito di un comportamento corretto, non sarà castigato”. A mio modo di vedere, solo la violazione dell’impegno assunto dà luogo alla correzione.

 

Pubblicato il 07.05.2014
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