Luned́ 10 Dicembre 2018 03:53

Comportamenti a rischio

Noi genitori siamo preoccupati per i nostri figli, soprattutto siamo preoccupati per i possibili comportamenti a rischio, per il dilagare di alcool e droga, per le stragi del sabato sera....

 68) Luigi Domenighini = “Prevenire i comportamenti a rischio”

 

 

   Noi genitori, lo abbiamo detto tante volte, siamo preoccupati per i nostri figli, soprattutto siamo preoccupati per i possibili comportamenti a rischio, per il dilagare di alcool e droga, per le stragi del sabato sera. Vorremmo sicuramente fare qualcosa, ma che cosa? Ma come?

Siamo preoccupati e abbiamo ben ragione: ecco alcuni numeri: in Italia i consumatori di spinelli sarebbero l’11,2%; quelli di cocaina sarebbero il 3,2%; l’uso di droga provoca 600 morti all’anno; muoiono per incidenti stradali 5.600 persone; l’abuso di alcol uccide 25mila Italiani all’anno; il tabacco provoca 80mila morti. Non sono dati miei, sono presi da internet; avrò letto male, la fonte sarà poco attendibile (perciò sarei veramente felice di essere “smentito”; ma sono dati che ci dovrebbero far pensare e portare a considerare seriamente il pericolo costituito dalle sigarette (che mamma e papà magari fumano tranquillamente davanti ai figli), dall’alcol (di cui abbiamo pieno il mobile/bar della sala), senza per questo tacere della minaccia reale della droga.

   In verità noi genitori non stiamo con le mani in mano: reagiamo, esprimiamo con frequenza più che quotidiana i nostri timori; facciamo grandi predicozzi ai figli, sbattiamo loro in faccia i dati suddetti, limitiamo e controlliamo le loro uscite. Ma forse occorre fare qualcosa di nuovo, occorre passare dalla pedagogia negativa a quella positiva.

Pedagogia negativa vuol dire:
- dare cattivo esempio, fumando o bevendo o dicendo che uno spinello non ha mai ammazzato nessuno;
- guidare senza rispettare le regole del codice della strada;
- affermare che tutti ormai si drogano, trasformare quindi un comportamento, indubbiamente minoritario, in comportamento generalizzato;
- ripetere il dato negativo;
- fare davanti ai nostri figli previsioni catastrofiche;
- non dare loro fiducia e accusarli di essere su una cattiva strada.

Pedagogia positiva vuol dire:
- uscire dal coro dei pessimisti e proporre i messaggi che hanno maggiore probabilità di incidenza;
- renderci conto che la reiterata denuncia della diffusione di un problema contribuisce ad aggravarlo;
- convincerci che fissarsi sul dato negativo produce conseguente negative.

   Finora abbiamo sempre parlato di quei ragazzi che il sabato sera vanno a “sballare” e a forza di parlarne abbiamo finito per inculcare nei nostri figli l’idea che l’abuso di alcolici sia diffuso in modo generalizzato, che nessuno ne faccia a meno (se non - nei casi migliori - quel povero diavolo che deve guidare). Quindi, dato il fatto che i giovani sono notevolmente influenzati dai comportamenti dei coetanei… se l’idea è: tutti bevono...  l’uso di alcol inevitabilmente cresce.

Se i mass-media, la gente, (anche papà e mamma, zii e parenti), dicono che “tutti sniffano”, significa che si tratta di un fatto quasi normale, e nemmeno tanto rischioso. E’ così che enfatizzando il dato negativo incentiviamo la diffusione della droga. Quando si annuncia alla radio, alla televisione, sui giornali, in internet che i consumatori di droga sono sempre di più, un ragazzo nel momento di decidere se accettare o rifiutare, ragiona più o meno cosi: “Se lo fanno tutti non può essere così pericoloso e dannoso come dicono, proviamo!”.

   Non voglio certo sostenere che i mezzi della comunicazione sociale dovrebbero nascondere o minimizzare la gravità del problema, sostengo che dovrebbero dare notizie corrette, evitando le frasi del tipo “fiumi di droga a Milano”; ma precisando il dato reale del fenomeno. Anche i giornali e le radio possono sperimentare una comunicazione “ribaltata” che provi a dire la verità, cioè che drogarsi o ubriacarsi non è certo una normalità, che il numero delle persone che assume stupefacenti o beve, è per fortuna ridotto. E’ certo più elevato il numero dei fumatori, ma anche in questo caso i più non fumano.

Un nostro modo di parlare, di esprimerci, di vivere che metta in evidenza il fatto che la stragrande maggioranza dei cittadini non assume alcolici, non spinella, non sniffa, non sballa, dà sicuramente maggiore efficacia alla nostra azione preventiva.

   Dare buone notizie, produce comportamenti buoni. Lo abbiamo visto in occasione del terremoto nelle Marche: si è detto (ed è vero) che gli Italiani si sono distinti in una gara di solidarietà per le popolazioni colpite; ciò ha prodotto i risultati straordinari. Se si fosse invece diffusa l’idea che - data la crisi - gli italiani donavano poco, che il governo non poteva intervenire che in piccola parte, che i volontari preferivano stare alle loro case, come sarebbe andata?

Ho letto che - tempo fa - in Minnesota a un gruppo di contribuenti morosi è stato inviato un minaccioso avviso di gravi sanzioni; a un altro una semplice richiesta di pagamento; altri ritardatari ricevevano una lettera che li informava del fatto che le loro tasse sarebbero andate a finanziare servizi utili per la comunità; agli ultimi infine la lettera diceva che il 90% dei cittadini aveva già regolarmente provveduto a versare le giuste imposte, invitandoli a esser tra questi. La notizia continuava sottolineando il fatto che l’ultima richiesta è quella che ebbe più successo, un po’ meno la penultima e così via calando. La conclusione dell’articolista era che molte persone hanno una propensione elevata non pagare le tasse a causa dell’errata convinzione, (generata da notizie diffuse dagli stessi governi) di un alto livello di evasione complessiva.

Applicando quanto sopra all’educazione forse è il caso di comunicare ai nostri figli che il mondo è fatto di tanti giovani intelligenti che scelgono di essere - come il 90%. dei loro coetanei - onesti, sinceri, puliti, sani, capaci divertirsi senza rovinarsi.

 

Pubblicato il 01.06.2014
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