Luned́ 10 Dicembre 2018 03:41

Crisi

Siamo in periodo di crisi, non lo possiamo negare perché lo dicono tutti e tutti vogliono uscirne

 “Crisi: Conversione e sobrietà”

 

   Siamo in periodo di crisi, non lo possiamo negare perché lo dicono tutti e tutti vogliono uscirne, per… “continuare a fare esattamente quello che facevano prima”! Non potrebbe essere invece che sia proprio questa contingenza negativa a suggerirci di scegliere a una vita più sobria, semplice, senza sprechi? Non potrebbe essere “la crisi” a portarci ad un’autentica “conversione”, cioè - in senso letterale - ad una “inversione” a “U” per lasciare la direzione del consumismo e puntare, all’opposto, verso l’uso oculato e rispettoso delle risorse che grazie a Dio possediamo?

   Magari noi pensiamo di essere sulla strada giusta perché siamo buoni cristiani, non rubiamo, non ammazziamo nessuno, diciamo di credere in Dio, andremo alla Messa domenica, ecc.; ma se scaviamo a fondo; se guardiamo ai fatti senza “pie misericordie verso noi stessi” potremmo addirittura scoprire che siamo sì sulla retta via: ma che - ed è ancora peggio - stiamo andando nella direzione opposta a quella indicata dalla giustizia, dall’uguaglianza, dalla fraternità e dalla solidarietà verso chi è nel bisogno. Noi - il 20% della popolazione mondiale - ci prendiamo una abnorme-sproporzionata fetta delle risorse del pianeta (circa l’80%), lasciando agli altri (e sono l’80%) le briciole (cioè appena il 20% dei beni), le difficoltà, le conseguenze delle nostre crisi, le malattie e purtroppo - troppe volte - anche la fame. Questo a livello mondiale, ma anche al nostro interno non scherziamo: il 10% dei cittadini italiani possiede il 45% delle risorse; il 13% si trova in situazione di indigenza e metà degli italiani guadagna meno di 15 mila Euro l’anno.

   Chiaramente ci è sfuggito qualcosa.  Non abbiamo capito che alla fine della vita saremo giudicati sull’amore. Ci verrà detto:

Avevo fame, avevo sete, ero forestiero, o malato o carcerato, ecc.…e tu? Tu, dov’eri?.

Tu avevi una quantità sovrabbondante di cibo… tanto da buttarlo.

Sgorgava acqua pulita e potabile dai tuoi bei rubinetti e tu la compravi in bottiglia.

Possedevi un mucchio di cose assolutamente superflue e tu non avevi nulla per i poveri.

Che facevi tu per gli altri? In modo del tutto gratuito? Esclusivamente sotto la forma del volontariato?.

Vai …, con quel che segue!!!

Questo ci attende; mentre a questo mondo i poveri sono sempre più poveri, gli stranieri meno accolti, i carcerati meno visitati, e i malati hanno sì le cure fisiche necessarie, ma mancherà sempre di più l’amore perché: Ha una malattia inguaribile, perché è uno zigote e non lo voglio, perché non è neanche mio parente, perché è un clandestino questo che si presenta ora nel mio studio medico. Così la fame nel mondo cresce, i bisognosi aumentano ed è apparsa un’altra fame, forse più subdola di quella del cibo, cioè la mancanza d’ideali, di valori, di motivi autentici per vivere, e allora ci si lascia morire non mangiando nulla o troppo, drogandosi o bevendo, correndo sulle strade o rischiando in vari altri modi la vita.

   Noi pensiamo di non far niente di male, cerchiamo tutto sommato solo di star bene… ma la crisi può esserci di aiuto per riflettere sulle nostre concezioni negative, per scegliere strade positive. Possiamo capire quanto sia necessaria una “vera conversione” per prendere la via della semplicità, della parsimonia, della povertà.

Possiamo, ad esempio, tornare ad essere “uomini e donne consapevoli” anche quando facciamo i nostri acquisti. Né clienti, né utenti, né pazienti, tanto meno consumatori e nemmeno acquirenti… dunque! Vorrei che fossimo considerati “persone” anche dal commercio. Vorrei, che lo scopo dei nostri “punti vendita” non fosse mai più “il profitto”, ma la risposta a chi ha bisogno di qualcosa (e che tornerà se lo avremo servito bene e ciò permetterà anche di guadagnare). Vorrei che si dicesse: E’entrato nel supermercato un “signore” (non un consumatore) che ha trovato quello che voleva, ha pagato ed è uscito contento. Vorrei che tutti avessero e tenessero solo quanto loro necessita, contemporaneamente dando a chi ha bisogno quel che risparmiano… fino al massimo possibile.

  Certo per noi - generazione del boom economico - è difficile; ma la speranza è giovane. I giovani hanno il diritto di “non fare come noi”. Non è vero che tutta la gioventù è dedita al consumismo e vuole solo cose materiali: vuole - invece - che non ci sia ingiustizia. Desidera che ci sia partecipazione ai beni della terra e libertà degli oppressi. I giovani vogliono il bene.

Ormai da troppi anni, però, si fa di tutto per convincerli (i giovani) che si può avere - e facilmente - tutto ciò che si vuole. Oggi è semplice ottenere in famiglia quello che si chiede, perché i genitori dicono sempre di sì; è facile superare le difficoltà della scuola, perché si fa di tutto per eliminarle con mezzi leciti e illeciti e guai agli insegnanti che non accettano questa regola; è agevole correggere i difetti fisici, con un “banale “intervento di chirurgia plastica; è possibile addirittura guarire da tutte le malattie e se non avviene la colpa è del medico che sarà regolarmente denunciato; è facile smettere di fumare (Smettere di fumare? E’ facilissimo! Io ho smesso più di mille volte, diceva Mark Twin) o di drogarsi (tutti sono capaci di smettere quando vogliono), ecc. Sennonché… la realtà è ben diversa: succede che nulla è facile e, prima o poi, trovi o la persona o l’ambiente o la malattia o il difetto o il vizio che non sono facili per niente. Ci sono e non si spostano.

   C’è un’unica strada per noi e per loro: invertire la rotta di 180°, riabituarsi alla vita sobria, all’essenziale, alla fatica, alla gioia della conquista dei traguardi sudati, al coraggio di risalire dagli insuccessi ai risultati, dalle difficoltà alle possibilità. Una vita fondata su una visione di fede non dimentica della Provvidenza. Questo possono fare i nostri figli. Noi genitori dobbiamo capire che voler bene ai figli non significa spazzare via tutti gli ostacoli, ma aiutare a superarli; dobbiamo capire che è urgente smettere di cercare di farli “star bene” ad ogni costo, per orientarli a “far bene” e chissà che facendo il bene non finiscano anche per “star bene”!

  

Pubblicato il 02.02.2014
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