Luned́ 10 Dicembre 2018 02:43

Urlo sempre

«Urlo sempre con i miei tre figli e so che non è giusto. Sarà che il mio tono di voce è alto sarà che la casa è grande sarà che loro, quando parlo io, proprio non ci sentono…». «Mi sfidano costantemente, fanno domande stupide per farmi reagire, sembra quasi che lo facciamo apposta e - se io rispondo una cosa - loro fanno il contrario allora mi infiam

 60) “URLO SEMPRE” -

 

 

«Urlo sempre con i miei tre figli e so che non è giusto. Sarà che il mio tono di voce è alto; sarà che la casa è grande; sarà che loro, quando parlo io, proprio non ci sentono…». «Mi sfidano costantemente, fanno domande stupide per farmi reagire, sembra quasi che lo facciamo apposta e - se io rispondo una cosa - loro fanno il contrario; allora mi infiammo e, a volte, esagero e dico cose che veramente non dovrei…». «Eppure sono tutta per loro e per mio marito, ho lasciato il lavoro per fare la sposa e la mamma, li amo, dedico tutta la mia giornata ai loro bisogni e alle loro necessità, sono sempre presente; tengo la casa in ordine, preparo i pasti molto accuratamente e ognuno veste con abiti puliti e ben stirati». «Forse il Signore avrà pietà di me e mi farà perdere la voce per un po’»?

   Così succede perché questa mamma è una donna intraprendente, capace, dinamica, ma anche in ansia, stanca e preoccupata; perché ha instaurato un atteggiamento educativo (educativo?) per il quale, quando deve dire qualcosa ai figli, quella é la modalità unica possibile; perché è in casa sempre e tutti si rivolgono a lei per qualsiasi cosa: lo studio, il mangiare, il vestire, i giochi, i permessi. Sempre: «Mamma posso?», tutto il giorno: «Mamma dov’è?», per qualsiasi cosa: «Mamma… mamma…mamma!».

E lei urla per farsi ubbidire. Ha provato, a fare diversamente; ma il risultato è zero. Ha cercato di rivolgersi ai figli con gentilezza, ma loro sono totalmente sordi, perché hanno imparato che… finché la mamma non si arrabbia, non è pericolosa. Ha tentato di smettere più e più volte; ma non ce la fa. A nulla sono valsi i suoi ragionamenti a freddo, le promesse che ha fatto a se stessa e al marito.

   Già il marito. Il papà di questo tre bei “diavoletti” è un tipo pacifico, riesce anche a leggere il giornale seduto sul divano, mentre in casa infuria la bufera. Sa addirittura esser ironico, quel tanto che basta per ”smontare” le loro provocazioni. Si fa ubbidire senza gridare. E lei lo ammira, lo ama questo uomo capace e buono; ma arriva anche a odiarlo perché non interviene quasi mai e tollera quasi tutto.

   Come uscirne?  Partiamo dall’ultima considerazione per dire che è una fortuna per la moglie e per i figli avere un marito e un papà calmo, sereno e addirittura capace di riderci sopra. Forse per capire questa fortuna bisogna tornare all’innamoramento tra questi due, per dire che si sono amati a prima vista perché erano diversi; perche lui trovava in lei tutto quello che gli mancava per essere completo e lei altrettanto. E sono tuttora innamorati proprio perché sono ancora complementari. Questa mamma farebbe un errore più grave se si ponesse contro il marito, se ne minasse l’autorevolezza e soprattutto se lottasse contro quel suo senso pratico, contro quel suo sorriso sornione che talvolta fa scemare le tensioni in un baleno.

   Valorizzato il ruolo del marito, per cambiare il “clima” dei rapporti in casa non servono discorsi e prediche ai figli, ma modifiche reali del comportamento materno. Come sempre il primo intervento riguarda gli educatori; lo ripeteremo fino alla noia: per fare della buona educazione occorre poco agire sui figli ma molto su di noi. Serve non “abboccare all’amo” delle sfide, non reagire quando i figli lo fanno apposta e … tacere. Semplicemente tacere. Capiranno da soli che la mamma non ci casca più, che è diventata saggia. Magari parlerà il papà, lasciamoglielo fare. In poche parole questa signora quando si sente provocare dovrebbe contare fino a 10 (o fino a 100) prima di dire qualsiasi cosa e prima di rispondere.

Serve astenersi dal dare ordini se non è perfettamente certa che si farà ubbidire senza alzare la voce e senza minacciare castighi (ma sono cose che abbiamo dette e ridette in molte altre occasioni).

E poi - anziché la casa in perfetto ordine, i pranzi succulenti, gli abiti stirati - loro (figli e marito) vorrebbero una mamma che ride, gioca, scherza; una mamma allegra, simpatica, sorridente, socievole; una mamma che faccia le battute sulle loro stupidaggini; una mamma che sappia sdrammatizzare e non fare di tutto una questione di principio. La frase finale della sua lettera: «Forse il signore mi farà perdere la voce per un po’» dimostra che è capace di autoironia.  

   E’ urgente per questa signora, “uscire subito” dallo stereotipo della mamma-sposa che si sacrifica; per trovare uno spazio suo; per dedicarsi, in casa e fuori casa, alle cose che farebbe per puro piacere, per diletto, gratis; deve aderire a un’iniziativa di volontariato o di servizio agli altri che la gratifichi oltre la famiglia per sentirsi utile, anzi indispensabile, anche in società. Deve godersi una “vacanza” ogni settimana, (almeno di un paio d’ore) dal lavoro di cuoca, infermiera, maestra del doposcuola, guardarobiera, donna delle pulizie, ecc. e - soprattutto - dalle sue grida perché anche le sue orecchie non ne possono più.

   E’ possibile che così riesca a cambiare per se medesima, per suo marito che ama immensamente e per i suoi tre stupendi figli che ama ancora di più…(ma è possibile amare più di immensamente?).

   Ma ci sono anche insegnanti che gridano sempre. Non solo per mantenere la disciplina, ma anche nel normale svolgimento delle lezioni e non sono certamente quelli che riescono più facilmente a farsi ubbidire. Insegnare con voce pacata e distesa dimostra autorevolezza e capacità didattica.

Pubblicato il 22.12.2013
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