Luned́ 10 Dicembre 2018 02:46

Mio figlio ha subito un trauma

Può capitare che il nostro bambino incappi una situazione traumatica e che...

 89) Luigi Domenighini per La Voce del Popolo: “Mio figlio ha subito un trauma”-

 

Può capitare che il nostro bambino incappi una situazione traumatica e che a seguito di questa rimanga turbato. Certamente non è facile gestire la situazione ed aiutarlo come sinceramente vorremmo, per cui è bene parlarne in modo da assumere modalità di comportamento valide.

Cominciamo col dire che normalmente un singolo fatto può rilevarsi destabilizzante per qualche tempo, ma la situazione è transitoria e tale da non compromettere l’equilibrio generale di un bambino emotivamente sano; quindi - nella quasi totalità dei casi - egli stesso supererà lo schok, anche se avrà bisogno di tempo. Noi possiamo stargli vicino senza rimproverarlo, ma - soprattutto - dobbiamo parlarne solo se lui ne parla: porre l’accento sull’esperienza che sta alla base dell’attuale turbamento, infatti, non è un bene ed è un atteggiamento pedagogico negativo, perché l’attenzione fissata su ciò che fa (od ha fatto) male non produce buoni risultati. Al contrario lo dobbiamo distrarre (che significa attrarlo verso qualche altro cosa) per aiutarlo a ritornare alla normalità. Se, poi, va alla scuola dell’infanzia o alla scuola primaria e alla catechesi è bene accertarsi come si comporta lì. Se come è probabile, andasse tutto bene le preoccupazioni sarebbero molto ridimensionate. Riassumendo: un “evento” negativo per quanto importante, non è sufficiente ad intaccare la vita futura. Un bambino forma la sua personalità a partire da migliaia di esperienze che, come pietre di un muro “costruiscono” il mosaico interiore: se ha vissuto e vive in un ambiente sano, le fondamenta saranno in grado di resistere ad una scossa emozionale e se pure la scossa avrà creato delle ferite, lo stesso ambiente lo aiuterà a cicatrizzarle.

Perché sia colpito nella sua integrità e ne subisca conseguenze permanenti - fatte salve tutte le eccezioni - anche un bambino piccolo deve essere vulnerabile in partenza e l’esperienza negativa non fa altro che accentuare difficoltà già esistenti e da molto tempo. Immaginiamo il caso, abbastanza diffuso, della mancanza del padre per separazione dei genitori. In questa situazione siamo tentati di attribuire qualsiasi successivo disordine emotivo alla perdita subita; ma, probabilmente, non è tanto il fatto in sé che provoca il crollo. Ciò che può essere stato - a lungo andare - maggiormente dannoso è l’aver avuto per anni, come interlocutori relazionali ed affettivi privilegiati, due genitori insicuri, in difficoltà, tanto insicuri da giungere alla decisione di separarsi.

In tutti i casi la terapia migliore è quella di dare la certezza, al figlio che abbia subito un trauma, che il nostro affetto è immutato. Già abbiamo detto altre volte che non è necessario operare per essere amati dai figli: ci amano smisuratamente comunque; ma è indispensabile dimostrare che il nostro amore per loro c’è, è immenso e perenne; cosa di cui talvolta dubitano a causa delle nostre incertezze, defaillances e previsioni tutt’altro che rassicuranti circa il nostro e loro futuro.

Certo, e in conclusione, se il tempo non compisse la sua opera ed il disagio aumentasse è bene ricorrere al medico specialista che darà le opportune indicazioni terapeutiche, da affiancare all’azione educativa.

 

 

 

 

 

Pubblicato il 10.11.2013
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