Marted́ 11 Dicembre 2018 23:59

Famiglia santa

1) Oggi, assolutamente niente pedagogia negativa...

 52) Luigi Domenighini per Radio Voce = Famiglia Santa

 

 

1)     Oggi, assolutamente niente pedagogia negativa, solo riflessioni positive, perché?

Perché oggi parliamo della famiglia di Giuseppe, Maria e del loro bambino, di una casa dove ha abitato nientemeno che il figlio di Dio. Mi sono chiesto più volte come sarà stata l’educazione in quella casa. Certo i vangeli sono molto avari di notizie; ma ne abbiamo una riportata da Luca 2,39-52 che ci fa conoscere una realtà consolante: anche la famiglia di Nazareth ha avuto le sue difficoltà; ai genitori terreni di Gesù non è stata risparmiata la fatica di educare. E - quasi a confermarcelo - viene riportato il caso più eclatante: papà e mamma perdono il loro bambino.

 

2)    L’hanno addirittura perso… tu non hai mai “perso” i tuoi figli?

Sì, almeno una volta… tutti e tre.

 

3)    Gesù dunque un giorno scompare e che fanno i suoi genitori?

   Insieme lo cercano, lo cercano per ben tre giorni, lo cercano finché lo ritrovano. Ecco il segreto: insieme erano partiti, tornano insieme a Gerusalemme, insieme cercano il figlio ed insieme col figlio rientreranno a casa dove il bambino crescerà in sapienza, età e grazia davanti a Dio ed agli uomini. E’ questo insieme che li sostiene.

E starà loro sottomesso, proprio perché se la meritavano, Giuseppe e Maria, l’obbedienza di Gesù; ma non dobbiamo pensare che siano stati esentati dall’impegno educativo, che non abbiano dovuto dargli degli ordini e fissare delle regole.

 

4)    Come reagiscono i genitori quando lo trovano?

   Semplicemente rimangono meravigliati di trovarlo nel tempio, in chiesa, diremmo noi oggi; di trovarlo seduto in mezzo ai sacerdoti ad ascoltarli ed interrogarli. E’ da notare la bellezza dei due verbi ascoltare ed interrogare, abitudini certo acquisite in casa! Quante considerazioni pedagogiche si possono fare sull’ascolto in famiglia, sulla possibilità di porre domande e di avere risposte adeguate.

 

 5) Ma dopo lo stupore lo rimproverano? chiedono spiegazioni? lo castigano?

   E sua madre gli disse: «figlio perché ci hai fatto così? Ecco tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo». Parla la mamma; parla chi è più calmo, chi meglio sa come prendere questo figlio che l’ha combinata grossa; parla chiaro ed apre un dialogo nel quale la realtà del dolore non è nascosta, un dialogo senza risentimenti, senza accuse; ella sa ascoltare, sa perfino accettare - senza aggredirlo - una risposta incomprensibile, ma che contiene un messaggio: sappiate cari genitori che i figli non sono vostri, appartengono a Dio che ha su di loro un progetto meraviglioso, appartengono alla loro missione, alla loro vocazione, ai loro sogni, ai loro amori, persino ai loro limiti. Padri e madri lo si diventa progressivamente, nel corso di tutta la vita, rinnovando l’impegno ad essere genitori anche quando il figlio proprio non lo capisci e non segue le indicazioni date. Padri e madri lo si diventa soprattutto quando si è chiamati a momenti di angoscia ed oscurità e a meditare parole che “dicono altro” come questa mamma che custodirà tutte queste cose in cuor suo.

 

5)    Quindi tornò a casa con loro?

   Gesù lascia il tempio e i dottori e va con Maria e Giuseppe; lascia coloro che studiano la vita le scritture, la fede, la religione, Dio… e va con coloro che vivono la vita, la fede, l’amicizia con il Padre.

Così sceglie il modo di crescere proprio degli uomini, di crescere attraverso la vita di famiglia regolata dalle norme di famiglia. Questo è di consolazione se pensiamo che - pur con i limiti delle nostre famiglie - esse sono capaci di far crescere in sapienza e grazia ciascuno che le abiti con verità ed amore.

Pur con tutti i limiti - si diceva - in famiglia si può crescere in sapienza e grazia proprio perché non si è perfetti; perché ognuno di noi è ben più grande dei suoi problemi, perché nessuno si identifica con i suoi difetti, perché siamo solidali e ci aiutiamo in famiglia, perché siamo noi stessi famiglia con Dio.

 

6)    Dunque, Gesù a Nazareth impara a vivere?

   Indubbiamente, nella sua casa, ciò che Gesù impara dalle cose, dal lavoro, dalle relazioni è il sapere della vita. Nella sua casa riceve ed elabora il senso della vita, l’arte di vivere è anche l’arte di pensare, l’arte della profondità.

 

7)    Ma quando un figlio “si è perso” nel senso che dichiara di non aver più la fede… di non voler più andare a messa, ecc… come lo si può ritrovare?

   Ciò non significa che abbia perso Dio, né tantomeno che Dio abbia perso lui! Quante volte abbiamo visto riemergere la fede dopo anni di silenzio, come fiume carsico che scompare improvvisamente e poi altrettanto improvvisamente riaffiora lontano, più a valle con acqua più abbondante di prima, più fresca, più limpida, più buona; perché depurata nelle grotte profonde della vita, nei sotterranei dell’esistenza.

Insieme, però, lo dobbiamo cercare questo nostro figlio, per tre giorni, trenta o trecento o tremila. Cercare con il nostro modello di vita, con la serenità che emana dal nostro essere certi che “lassù Qualcuno (con la Q maiuscola) ci ama”.

E non dimentichiamo, come conclusione che quel lavorare insieme di cui dicevamo all’inizio vale anche per la collaborazione con la scuola, la parrocchia e gli altri Enti che affiancheranno la nostra azione educativa.

 

Pubblicato il 20.11.2014
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