Martedě 11 Dicembre 2018 23:38

Scusa

Mi pare che oggi sia diffusa un’evidente difficoltà a scusarsi nei riguardi delle persone verso le quali si è commesso una qualsivoglia mancanza

51) Luigi Domenighini per La Voce del Popolo: “SCUSA”

 

 

    Mi pare che oggi sia diffusa un’evidente difficoltà a scusarsi nei riguardi delle persone verso le quali si è commesso una qualsivoglia mancanza, nei confronti di coloro ai quali volontariamente od involontariamente abbiamo arrecato danno, procurato un dispiacere, ecc.; perciò i genitori oggi tendono ad insegnare, molto meno di una volta, ai figli ad ammettere i propri errori ed i bambini non imparano più a chieder scusa opportunamente e nelle situazioni in cui è necessario. Invece è un comportamento, quello del perdono richiesto e donato, che va ricostruito in noi stessi e comunicato con le nostre strategie educative positive.

   Siccome vale la regola che prima di intervenire sui figli occorre intervenire su noi stessi, partiremo proprio dal “chiedere scusa ai figli, da parte dei genitori” quando questi si accorgano di non essere stati coerenti, di aver esagerato, di aver pensato male o di aver giudicato altrettanto male. Ciò può avvenire senza temere di minare la propria rispettabilità, i tempi sono cambiati; mai mio padre, avrebbe ammesso un suo errore davanti a me, né tanto meno si sarebbe scusato; ma sbagliava: non c’è nulla di cui vergognarsi, anche così si dimostra la propria “umanità” e gradualmente aiuta i bambini ad imparare che il papà e la mamma non sono perfetti. Certo non bisogna cadere nell’eccesso di quei genitori che - perseverando negli errori - altrettanto perseverano nel porgere le scuse, distruggendo davvero, in questo caso, la loro autorevolezza.

   E’ d’obbligo quindi continuare sottolineando la necessità del “chiedere scusa ai genitori da parte dei figli” che abbiano sbagliato, trasgredito un ordine od un divieto, si siano comportati in modo difforme dalla verità. Anche qui però senza cadere nell’eccesso opposto di giustificarsi senza preoccuparsi affatto delle conseguenze dei propri errori. In effetti, talvolta, i bambini usano le scuse come una bacchetta magica, come se in tal modo potessero annullare le loro responsabilità non sentendosi colpevoli di niente. Non basta l’ammissione della colpa, occorre la consapevolezza ed il rammarico per l’errore, l’azione immediata per porvi rimedio e l’impegno a comportamenti corretti per il futuro. Certo noi genitori non dobbiamo reagire con atteggiamenti negativi. Il che accade… perché abbiamo le nostre belle idee di una volta, perché siamo stanchi, ecc. Magari il bambino comprende di aver sbagliato, si impegna a rimediare; ma il genitore non capisce. Facciamo un esempio: il figlio sta aiutando papà a cambiare l’olio della moto; il genitore gli chiede di passargli la lattina; ma questa gli sfugge di mano e si rovescia per terra. Avvilito il ragazzo prima chiede scusa, (ammissione dell’errore) poi prende uno straccio e comincia a pulire (impegno a rimediare) e dice: «Starò più attento».  Ma il padre lo aggredisce con frasi negative del tipo: «Sei il solito! Non sei capace di far niente! Fermati non fare altri disastri! Non vedi che invece di raccoglierlo lo stai spandendo?». «Ma non l’ho fatto apposta…» e capita di sentire genitori ribattere che questo non li interessa, capita di trovare educatori (educatori?) che non hanno ancora capito che è l’intenzione che qualifica l’azione e che se una cosa va storta senza volerlo non è moralmente negativa.

    Concludiamo con il “chiedere scusa agli amici, ai compagni, alle persone con cui ci si rapporta”. Certo, l’umiltà è il miglior collante delle amicizie solide e sicure. Via i malintesi, gli equivoci, le falsità, con una sincera ammissione, quando occorre, di non aver agito bene.

   Seguendo quanto detto sopra, e passando alla Pedagogia Positiva, è facile affermare che l’educazione al chiedere scusa implica:

- non cedo alla moda imperante per cui tutto è relativo, compresi i miei difetti;

- dimostro la capacità di rilevare le mie mancanze e di scusarmi per esse sia nei riguardi del coniuge, che dei figli, dei nonni, delle persone con cui abbiamo contatti;

- ammetto serenamente eventuali mie imperfezioni, scorrettezze, ecc, ciò semmai aumenta la mia autorevolezza quando lampante è il sincero rincrescimento ed il fatto non si ripete;

- cerco sempre il dialogo e pogo/chiedo per venir fuori a testa alta dalla situazione (nel caso dell’olio motore è chiaro che - se il babbo “ascolta” ciò che dice il figlio - può offrire concreto aiuto affinché l’impegno nel rimediare sia coronato da successo;

- sono positivo anche quando il danno è stato arrecato volutamente (come nel caso che un fratello spacchi qualcosa dell’altro perché quest’ultimo non lo asseconda; certo qui ci vuole pazienza… ma se si chiede al primo di pensare a come si sentirà il fratello… può essere che insieme si giunga ad ammettere lo sbaglio ed a cercare vie per rimediare);

- infine, mi assumo le mie responsabilità: le scuse non risolvono tutto, se vogliamo che l’offeso ci perdoni bisognerà dimostrare dispiacere ed autentica volontà di onestà e sincerità.

   E occorre cominciare subito. Un bambino può imparare a chiedere scusa quando è ancora piccolo, quando nasce il lui il senso del bene e del male, il senso del dovere e quello di colpa (all’incirca durante i primi anni della scuola dell’infanzia) da questo momento il suo livello di comprensione dell’importanza del perdono chiesto e donato deve crescere con lui.

    In conclusione per insegnanti, genitori ed educatori in genere: insegnando ai bambini prestissimo a chieder scusa non si corre alcun rischio di minare la loro autostima. Tante volte abbiamo detto che bisogna sottolineare le cose positive più che le negative, ma questo non vuol affatto dire (sarebbe imperdonabile) che, davanti ad un comportamento errato, si lasci correre. Quindi non trascuriamo questa importante attività educativa né in casa, né a scuola; anzi insieme casa e scuola incoraggino i bambini, fanciulli, adolescenti e giovani sulla strada dell’ammissione dei propri (volontari od involontari) sbagli. Chi ammette i propri errori è autenticamente uomo ed è autenticamente in cammino verso il meglio.

 

Pubblicato il 09.10.2013
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