Lunedì 10 Dicembre 2018 02:41

Comincia a camminare

Papà e mamma non sanno proprio che cosa fare… il loro bimbetto ora cammina…non in piedi,

  “Comincia a camminare”.  

   Papà e mamma non sanno proprio che cosa fare… il loro bimbetto ora cammina…non in piedi, ma gattonando sul pavimento… va dappertutto, è velocissimo e combina guai.

   E’ questo un momento unico e bellissimo! Capita una sola volta nella vita di imparare a muoversi nell’ambiente ed ognuno lo fa a modo suo: chi va avanti, chi si spinge indietro, chi striscia, chi rotola, chi si alza; però, però… non esiste cassetto che lui non tiri verso di sé, con rischio di farsi cadere il contenuto in testa od oggetto conquistato con movimento che non si metta in bocca; gira carponi per la casa e afferra tutto; le tovaglie, per esempio, ci si aggrappa e… tutto finisce sul pavimento con un piacevolissimo frastuono di oggetti che precipitano, assolutamente invitante! Ed i genitori scoprono l’innumerevole quantità di pericoli che un semplice, moderno appartamento presenta. Mamme e papà arrivano così alla sera esausti nella preoccupazione che possa farsi male, inghiottire qualcosa, cadere o sbattere la testa.

   Il bambino ha imparato a muoversi ed ha un grande immenso bisogno di esplorare il mondo, non può dunque stare fermo! Ha il desiderio innato di cercare, di conoscere e per fare questo non solo si sposta, ma usa tutti e cinque i sensi. Durante il primo anno di vita la bocca è il principale strumento di apprendimento, direi quasi un laboratorio dove sperimentare; la bocca non serve solo per il senso del gusto che stabilisce se un oggetto è “buono o cattivo”, è il mezzo per valutare l’ambiente; con la bocca un bambino “capisce” gli oggetti, la loro forma, grandezza, durezza o resistenza, ecc. Ma sta contemporaneamente conoscendo anche con il tatto; tocca per accertarsi se un oggetto è pesante o leggero, caldo o freddo, ruvido o liscio, tondo o spigoloso, ecc. Poi l’udito, battendo o lanciando gli oggetti, rovesciando i giocattoli quante sensazioni diverse; mentre con l’emissione e ripetizione dei suoni che sa pronunciare scopre che la voce è un mezzo importante di comunicazione. Infine la vista, ampiamente sollecitata dai colori (e relativo pericolo di infilarsi gli oggetti negli occhi) e l’olfatto per gli odori (ed il rischio di introdurre nel naso qualcosa di pericoloso).

   Ogni bambino che impara a camminare corre dunque dei pericoli, e ci sono genitori convinti che occorra subito insegnargli a stare fermo, a non toccare, a non muoversi, ecc. Invece la prima affermazione che si può fare nell’ambito della pedagogia positiva è questa: adattare l’appartamento al bambino può esser più facile ed educativamente più valido che controllarlo o limitarlo. Esistono strumenti appositi come paraspigoli, copripresa, bloccacassetti, fermatovaglie, copricavi, cancelletti che sono di facile installazione e non costano molto. Il che non vuol dire affatto che occorre lasciargli fare quello che vuole, bensì che è bene concedergli il suo spazio vitale per fare le esperienze di cui ha bisogno. La seconda è che è necessario prestare la massima attenzione agli oggetti che gli lasciamo per giocare, controllando che non ci siano parti che si possono staccare e di conseguenza possano essere ingerite, punti taglienti od appuntiti, materiali tossici, ecc., ecc.; contemporaneamente verificando, se trattasi di giocattoli acquistati, che siano adatti alla sua età, che siano sicuri nei loro componenti, nei loro colori, nel materiale usato; insomma che portino il contrassegno CE (quello vero!) che garantisce il rispetto delle norme igienico-sanitarie nella produzione.

   E a proposito di giocattoli, ne servono molti o pochi? Guardando, le camerette dei bambini di oggi si constata che certi genitori son convinti che più giocattoli hanno più sono felici e più cresceranno intelligenti; ma non è così. Nessuno nega che un bambino, a questa età abbia bisogno di materiale per fare esperienza, ma non è educativo riempirlo di oggetti; come non lo è rovesciargli davanti la cesta dei giocattoli dicendogli: “Gioca”. Semmai è opportuno darne in numero limitato aumentando di conseguenza i giochi (il gioco si fa con altre persone, senza o con pochissimo materiale, ne abbiamo già abbondantemente parlato a proposito di giochi e giocattoli); il nostro bambino preferisce, stare con mamma e/o con papà o con i fratellini, piuttosto che con oggetti più o meno simpatici. In ogni caso riduciamo i giocattoli anche portandone via alcuni, quando glieli ridaremo risulteranno essere, per lui, nuovi.

   Ho visto, poi, in talune case la stanza dei giochi, roba da ricchi; ma non serve e non solo perché ogni bimbo preferisce giustamente giocare con noi; ma anche perché se gioca da solo vuole stare dove siamo noi. Vuole essere partecipe della vita familiare; non escludiamolo, dunque, dalle faccende domestiche quotidiane: lui vuole vedere, imparare e fare quello che facciamo noi; mentre la mamma lava i piatti, ad esempio, se ne può stare seduto sul seggiolone con una spazzola ed alcune stoviglie di plastica in mano tutte per lui. Vuole sentire la nostra voce, il tono della medesima che comunica serenità, allegria, ma anche rimprovero quando è necessario. E’ importante parlargli sempre, cantare per lui o recitargli una filastrocca, ecc.; non è vero che non capisce; è opportuno digli le cose che stiamo facendo o che abbiamo intenzione di fare, quelle che vanno bene e quelle che non vanno e per favore non con un linguaggio bamboleggiante, ma con le normali, corrette parole che noi usiamo tutti.

   Ci sono anche i “giochi educativi”, che sono giocattoli, né più né meno come gli altri, che quasi mai mantengono le promesse e sono noiosi, talvolta inutili o addirittura dannosi; si pensi a quel gioco-giocattolo (educativo, si fa per dire) nel quale premendo il bue si sente pronunciare “Bi”o premendo la zanzara si sente la parola “Zeta”.

   E c’è, infine, la televisione, moderna baby-sitter alla quale molti genitori ricorrono per tenere fermi i bambini, penso che sia una pessima scelta… per mille ragioni; una scelta da evitare il più possibile e se ogni tanto si annoiano non è proprio la fine del mondo. E’ anche così che scatta la creatività e si inventa un gioco nuovo che magari a noi non piacerà, ma nuovo è.

 

Pubblicato il 23.07.2013
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